Perché il 2015 è stato l’anno degli emoticons

Facciamo un esperimento. Afferrate il telefono e aprite i messaggi di testo. Scorrete un po’ di testo fino ad atterrare su una delle tante faccine delle vostre chat. La probabilità è che non abbiate dovuto scorrere per molto tempo per incontrare degli emoticons, giusto?

Negli ultimi anni, gli emoticons hanno conquistato uno spazio privilegiato all’interno delle nostre conversazioni digitali. Cose da far tremare i polsi a qualsiasi linguista o esperto di comunicazione. In realtà, sono molto più vecchi di quanto sembrino. Sono stati inventati intorno al 1990, quando un uomo di nome Shigetaka Kurita li ha disegnati per la prima volta, mentre lavorava presso una società di telecomunicazioni giapponese, la NTT Docomo. Gli emoticons erano un modo di fare breccia nei ragazzi che volevano usare un nuovo tipo di messaggistica e di distinguere la Docomo dagli altri concorrenti.

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Ma è pur vero che non hanno preso piede fino a quando Apple non ha introdotto una tastiera per gli emoticons facilmente accessibile in iOS 5, in seguito a cui quella che si potrebbe chiamare una cultura testuale degli emoticons ha davvero iniziato a prendere forma a livello internazionale. Tutto questo è avvenuto nel 2011.

A tutta forza, siamo arrivati al 2016. Oggi gli emoticons sono praticamente ovunque, e hanno assunto più che mai un grande significato nelle conversazioni digitali. Hanno lasciato la loro dimora originale che li voleva incastrati in mezzo ai “LOL” o semplicemente galleggiante in solitario attraverso un fumetto. Certo, sono ancora appiccicati alla fine di un tweet o alle didascalie di Instagram, ma hanno trasceso lo scopo originario a cui Kurita e la Docomo li avevano destinati.

Mentre gli emoticons una volta avevano un rapporto simbiotico con le parole, oggi le icone da cartone animato hanno cominciato a stare in piedi da soli – cioè hanno un loro peso – pragmatico -, un loro significato – semantico –  e un loro ruolo – sintattico.

Gli emoticons approdano al cinema

L’esempio più estremo di quanto lontano gli emoticons sono arrivati sta nel fatto che la Sony Pictures Animation ha vinto una battaglia legale nel mese di luglio scorso per un film sugli emoticons in un’operazione valutata a sette cifre. Anche se per ora un accordo è ben lungi dall’essere una versione cinematografica, il fatto che l’affare sia stato combinato mostra a quale livello gli emoticons sono ascesi come forza culturale.

Chi vorrebbe andare a vedere un film sulle faccine dei social network? Probabilmente le stesse persone a cui Carly Rae Jepsen sta parlando nel suo video “Run Away With Me”, una scelta pionieristica nell’ambito dei video musicali. O il considerevole pubblico di Taylor Swift, che ha ottenuto il suo emoticons personale per “Bad Blood” su Twitter, perché è T-Swift.

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Alcune aziende di moda hanno progettato gioielli con gli emoticons, accessori di telefonia con adesivi sorridenti o tristi e in questo momento, c’è un dispositivo per la nail art su Indiegogo che vi darà una manicure.

Scegliere lo smalto per unghie via smatphone con la realtà aumentata

Senza dubbio, quindi, il 2015 è stato l’anno degli emoticons. L’anno appena trascorso ha visto faccine di tutti i tipi e in tutte le forme nel mondo della moda. Molte aziende e molte persone hanno capito che avrebbero potuto essere molto utili e convenienti al di là dell’essere una forma di intrattenimento.

Gli Aloft Hotels di Manhattan hanno lanciato Test It, Get It nel mese di ottobre, che permette agli ospiti di richiedere il servizio in camera solo inviando una stringa di icone. Il menù è composto da file e liste di oggetti e faccine.

Nella stessa ottica, Domino consente alle persone di ordinare una pizza con un tweet, e Fooji permette alle persone a New York, Chicago e San Francisco, di ordinare cibo twittando un solo disegno. Proprio questo mese, Uber ha iniziato a sperimentare le valutazioni con gli emoticons in sostituzione del sistema a cinque stelle.

Reazioni simboliche con gli emoticons

Ma forse la più grande testimonianza del potere degli emoticons nel 2015 è stato rappresentato dalle reazioni simboliche di Facebook. Nel mese di ottobre, Facebook finalmente ha rilasciato un pulsante per esprimere sentimenti diversi rispetto a un post, e ha scelto proprio le faccine. Allo stesso modo, nel mese di novembre, un utente Twitter ha notato che la piattaforma stava sperimentando lo stesso tipo di reazioni.

In tutti questi casi, gli emoticons sono diventati un nuovo modo di comunicare non solo come ci sentiamo, ma anche ciò che vogliamo. Alcuni si chiedono se le icone stiano distruggendo la nostra lingua; altri dicono che è un nuovo linguaggio universale – anche se il linguista Neil Cohen direbbe che “è una fesseria”.

Tuttavia sta il fatto che il Dizionario Oxford ha nominato un emoticon – non la parola “emoticon”, ma una vera e propria icona– parola dell’anno. In particolare, hanno scelto la faccina con le lacrime di gioia. Cosa esattamente vuol dire ciò, in merito a quello che consideriamo langue e parole? Ha senso fare una cosa del genere?

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Naomi Baron, docente di linguistica presso l’American University e autore di Words on Screen: The Fate of Reading on Screen

“Se si dovesse chiedere a un linguista antiquato ‘Quali sono i componenti del linguaggio?’ vi parlerà di fonemi, vi parlerà di morfemi e così viahttp://www.theblog.it.”, ha detto Baron a Mashable. “Vi diranno della grammatica. Ma sarei felice di chiamare gli emotincons lingua per il semplice motivo che è un modo di trasmettere un significato”. Un codice tra numerosissimi altri, diremmo noi.

Gli emoticons sono probabilmente arrivati a rappresentare le cose che contano e tutte le cose che ci interessano. Probabilmente è per questo che il 2015 è stato l’anno in cui abbiamo finalmente sperimentato una grande diversità nelle nostre faccine, con una gamma di tonalità diverse per il colore della pelle o  le immagini che rappresentano le famiglie nate dai matrimoni omosessuali.

Lo scorso anno il rilascio di iOS 9.1, con le sue nuove 184 icone, tra cui si possono annoverare i burritos, i gesti offensivi e dei simboli anti – bullismo, potrebbe essere considerato come un punto di non ritorno per gli emoticons. Con il suo mix tra il serio e il faceto, ha mostrato che le persone utilizzano le faccine non solo per divertimento, ma anche come strumento di comunicazione a 360 gradi.

Non si sa se ​​e quando ormai l’ascesa degli emoticons potrà mai rallentare. Di certo siamo davanti ad una evoluzione del linguaggio. A proposito: i geroglifici non dovevano essere superati da un bel pezzo? 😉

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