Pale eoliche? Negli Stati Uniti arrivano le prime offshore

I sostenitori dell’energia pulita di solito non sono molto eccitati dalla vista delle infrastrutture energetiche poste al di fuori delle loro coste, ma le chiatte galleggianti al di là di Block Island, presso Rhode Island, nella Nuova Inghilterra, sono per loro qualcosa di diverso. In questo luogo degli Stati Uniti navi – gru e chiatte stanno preparando il sito di un nuovo parco eolico off-shore, che si appresta a lanciare le sue turbine dopo aver completato la loro installazione la prossima estate. Anche se sarà per ora un piccolo parco rispetto agli standard di altri parchi eolici – solo cinque turbine in tutto – sarà in grado di alimentare 17.000 case americane quando sarà completo.

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Il progetto di Block Island, che proviene dallo sviluppatore dell’eolico offshore Deepwater Wind, segue la scia della produzione di energia pulita in mare che ha visto l’istallazione di un parco eolico innovativo al largo della costa di Atlantic City, nello stato del New Jersey, lo scorso dicembre. Mentre i paesi scandinavi come la Danimarca e la Norvegia hanno recentemente dimostrato la fattibilità della tecnologia e delle infrastrutture necessarie per costruire un parco eolico offshore, attualmente non esistono centrali offshore permanenti negli Stati Uniti. Uno dei problemi principali di questo ritardo è il seguente: il prezzo da pagare per l’istallazione degli impianti.

Le prime pale eoliche in mare

Con l’espressione, di introduzione piuttosto recente, di energia eolica offshore ci si riferisce alla costruzione di parchi eolici in specchi d’acqua per generare elettricità dalla forza del vento. A differenza del tipico utilizzo del termine “offshore” nel settore nautico, l’energia eolica offshore include anche le zone costiere caratterizzate da acqua, come laghi, fiordi e le zone costiere riparate. Gli impianti possono utilizzare tecnologie tradizionali, fissando in fondo al mare le turbine eoliche, oppure, se si tratta di zone di mare più profonde utilizzano turbine eoliche galleggianti.

Il ritardo dell’energia eolica offshore

In merito a questo nuovo impianto il New York Times riferisce che ci sono molte buone ragioni per cui l’energia eolica offshore non è stata ancora sviluppata negli States, mentre altre fonti rinnovabili hanno negli Stati Uniti già un posto di primo piano. Ad incidere è soprattutto il suo costo elevato, ha detto Paul Bledsoe, un consulente energetico che lavora a Washington, ex consigliere sul clima della Casa Bianca al tempo di Clinton. “Tuttavia, siamo ancora al punto in cui abbiamo una produzione di energia rinnovabile inferiore del 10 per cento e se abbiamo intenzione di aumentare tale numero in maniera considerevole per arrivare vicino ai risultati di alcuni dei principali paesi europei, l’eolico offshore sarà quasi certamente parte di quel mix. ”

Ci vorrà del tempo. Quando il primo impianto in mare aperto è stato costruito, in Danimarca, nel 1991, gli sviluppatori non pensavano che sarebbe improvvisamente diventato una forma tradizionale di energia, ha detto Michael Hannibal, direttore generale della divisione off-shore di Siemens Wind Energy, che ha fornito le turbine per quel primo impianto. Ci sono voluti circa un decennio di sperimentazione e progettazione – e il mettere in atto una serie di programmi e generosi sussidi – perché il mercato iniziasse a decollare in Europa.

Gli Stati Uniti sovvenzionano la maggior parte degli impianti di energia eolica attraverso un meccanismo chiamato credito d’imposta di produzione (PTC), che, ovviamente, prevede agevolazioni fiscali per la produzione di energia eolica pulita. Come è noto, le centrali offshore sono particolarmente costose: questa infrastruttura radicalmente diversa può costare fino a due volte tanto rispetto a quella eolica onshore. L’impianto di Block Island, poi, offrirà un caso di studio a se stante perché per la prima volta si vedrà se l’energia offshore apparentemente eco – sostenibile può infatti essere sostenibile nel contesto normativo ed economico degli Stati Uniti.

Via | grist

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