Alle Hawaii l’impianto che produce energia pulita dall’acqua di mare

L’oceano è spesso considerato come l’ultima frontiera per l’energia, soprattutto se stiamo parlando delle riserve di petrolio dell’Artico o  di gigantesche turbine eoliche galleggianti al largo delle coste. Ora, una torre alta 40 piedi sulla Grande Isola delle Hawaii servirà a raccogliere l’energia degli oceani utilizzando un metodo che entusiasma i sostenitori delle energie rinnovabili. Fa parte di un nuovo centro di ricerca che ha una centrale elettrica dimostrativa che utilizza l’acqua di mare a diverse temperature per alimentare un generatore tramite una turbina.

La maggior parte delle fonti di energia provengono dai raggi del sole, e la tecnologia usata presso l’impianto demo – un progetto congiunto di Makai Ocean Engineering con Laboratorio per l’energia naturale delle Hawaii – sta semplicemente sperimentando un modo diverso per catturarla. Gli oceani coprono circa i 70 per cento della superficie terrestre, il che significa che il 70 per cento della luce solare legata alla terra colpisce l’oceano – e ciò disperde un sacco di calore. Il progetto Makai estrae questa energia termica dall’acqua dell’oceano riscaldata.

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L’impianto utilizza un concetto chiamato Ocean Thermal Energy Conversion (OTEC). All’interno del sistema c’è un liquido che ha un punto di ebollizione molto basso (nel senso che richiede meno energia per evaporare), come l’ammoniaca. Quando l’ammoniaca passa attraverso il sistema chiuso di tubazioni, passa attraverso una sezione di tubi che sono stati riscaldati con acqua marina prelevata dalla calde (77 gradi Fahrenheit) acque poco profonde. L’ammoniaca si vaporizza in un gas, che spinge una turbina, e genera energia pulita.

Poi, l’ammoniaca gassosa passa attraverso una sezione di tubi che vengono raffreddati dalla (41 gradi Fahrenheit) acqua di mare fredda pompata da una profondità di circa 3000 piedi. Il gas condensa alle temperature fredde, tornando ad essere liquido, e ripete di nuovo il processo. Le acque calde e fredde sono combinate, e pompate di nuovo nell’oceano.

Nonostante il fattore freddo, il tipo di tecnologia OTEC che alimenta l’impianto Makai  non è il più efficiente tra quelli esistenti. Ci vuole un bel po’ di elettricità per pompare dentro (e fuori) l’acqua di mare dal profondo. L’impianto demo utilizza attualmente un gasdotto di  pompaggio da 270.000 galloni al minuto dai 55 pollici di larghezza per poter operare.

Ci sono relativamente pochi siti marini – al largo delle coste degli Stati Uniti o altrove – che possiedono le pendenze necessarie per far lavorare OTEC in condizioni ideali di profondità e temperatura. Ma soprattutto, l’impianto Makai è una struttura di ricerca, e le squadre di ingegneri possono costantemente giocherellare con gli scambiatori di calore in nome dei guadagni in efficienza.

Naturalmente, la centrale termica sarebbe anche più efficace se fosse effettivamente in mare aperto, più vicino alle fredde profondità oceaniche. Fare questa mossa espansiva, inoltre, potrebbe aumentare la capacità dell’impianto verso l’alto, portandolo ad alimentare 120.000 case. L’azienda energetica che progetta un singolo impianto off-shore in piena regola impedirebbe la combustione di 1,3 milioni di barili di petrolio all’anno.

Via | grist

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