La rivincita di Capitan Morgan: da ‘ciccione’ a capitano-goleador del Leicester dei miracoli

Nel calcio la rabbia è un espediente, un mix esplosivo tra voglia di rivalsa e talento da dimostrare al momento opportuno. Per zittire tutti.

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Se avete dubbi chiedete a Wes Morgan, un ex ‘ripudiato’ che sta vivendo la sua favola più bella assieme ai compagni del Leicester, squadra che ha scritto la più bella storia di calcio vincendo a sorpresa la Premier League al termine di una cavalcata trionfale guidata da Claudio Ranieri (un altro che cercava una rivincita e ha trovato l’oro, non nel Klondike ma, appunto, a Leicester).

Se su Jamie Vardy e Sir Claudio si farà un film, tra i protagonisti ci sarà senza dubbio Wes Morgan. E non (solo) per l’esultanza ‘crazy’ sull’onda dei festeggiamenti per il titolo. Ma per quanto ha dimostrato quest’anno.

Eppure, Wes, il gigante della difesa che non ha saltato neanche una gara e neanche un minuto di questo incredibile campionato, ne ha sentite di ogni prima di scrivere il suo nome nell’eternità. La sua storia merita di essere raccontata e tramandata.

Nato 32 anni fa in un quartiere periferico di Nottingham, Wesley Morgan ha radici giamaicane. Possiede un negozio di tatuaggi nel centro di Leicester, il ‘Blue Ink’, inevitabilmente diventato un punto di riferimento per colleghi e fanatics. Tra i suoi clienti ci sono i suoi compagni di squadra: da Fuchs a Schlupp, passando per Wasilewski.

Morgan avviò questa attività con un suo ex compagno del Nottingham Forest, ai tempi delle giovanili: Scott Tynan. Erano anni difficili, in cui una riconferma in squadra era un’impresa. In cui c’erano solo critiche e sfottò difficili da metabolizzare.

Il rifiuto del calcio e il piano B

A quindici anni Morgan fece il suo primo provino con il Notts County. L’esito: scartato, quasi a pedate. Così, scelse di dedicarsi agli studi. Si iscrisse presso una scuola commerciale. Voleva fare il ragioniere, forse. A quell’età hai le idee confuse e quando qualcuno ti sbatte in faccia la porta del sogno non sai come continuare per andare avanti. Per inserire una briciola di autostima in un corpo già cresciuto che dovrà fare chilometri ad alta velocità per affrontare la vita. Per uscire da un quartiere in cui basta un attimo a trovarsi implicato in qualche brutta faccenda.

La scuola rappresenta il piano B, un dignitoso e onesto piano B. Ma Wes non ha mai mollato definitivamente con il pallone. Si teneva in allenamento giocando in un piccolo club, cercando un diversivo agli studi. Studi per i quali non era portato.

Avevo il calcio nel sangue e per tenermi allenato avevo giocato in un piccolo club, il Dunkirk, nella Midland League. Il calcio mi ha anche aiutato ad evitare guai seri. Diversi amici del mio quartiere sono finiti in prigione per omicidi o rapine. Il confine tra legalità e illegalità in certi contesti è molto esiguo. A 17 anni sostenni un altro provino, al Nottingham, e andò bene. Mi presero.

Nemo profeta in patria

Si dice che Nemo profeta in patria. Quando Morgan approdò a giocare a calcio a ‘casa sua’ molti, moltissimi, ne parlavano male. Non aveva il fisico adatto, secondo taluni. Assomigliava più a un rugbista che a un calciatore. Polpacci troppo grossi, sovrappeso. In una sola parola “inadeguato”. Wes però non si arrende mai. Si trattiene in campo anche quando gli altri hanno terminato gli allenamenti, per estenuanti sedute extra. Giocherà dieci anni per la squadra della sua città, diventandone capitano e idolo dei tifosi, navigando nelle brutte acque della seconda e terza divisione.

“Non riuscirai a battere Wes Morgan”

I tifosi del Nottingham hanno in simpatia il gigante Wes, ex buttafuori e appassionato di tatuaggi. Ma c’è una frangia che lo considera solo un ‘ciccione’ senza futuro. Dopo dieci anni di permanenza nel club, il club stesso forse stimolato da queste voci poco cordiali fiuta l’affare. Accetta la proposta del Leicester e vende Morgan per un milione di sterline.

Una cifra irrisoria se confrontata a quelle che regolano il ‘football business’. Ma per la squadra della sua città, a dimostrazione del proverbio latino di cui sopra, Morgan non vale niente. Non merita il rinnovo del contratto. Venderlo e fare cassa è, dunque, un’occasione da non perdere.

Ultima spiaggia

Nell’estate della cessione Wesley Nathan Morgan aveva 28 anni e il morale a pezzi. Il suo futuro sembrava già scritto in maniera rigida e negativa. La squadra per la quale aveva sempre tifato gli aveva voltato le spalle.

Il Leicester sembrava essere dunque l’ultimo approdo, ma anche l’ultima spiaggia di una carriera mediocre e piena di contraddizioni esteriori ed interiori. Così, Wes riempì una valigia e percorse i 45 chilometri a sud cercando di capire cosa fosse meglio provare, per salvarsi da una tremenda depressione ed alleviare in qualche modo la tristezza e la delusione.

Venne tesserato dalle Foxes, nelle quali militavano già Schmeichel, Vardy e Drinkwater, nonché un giovanissimo Harry Kane, nel Championship (serie B inglese).

Tatuaggio indelebile

Ci ricorderemo dei gol di Vardy, dei gol e delle giocate di Mahrez, delle parate di Kasper Schmeichel, del talento di Drinkwater, dell’equilibrio e del cuore buono di Claudio Ranieri. Ma ci ricorderemo anche di Wes Morgan, ragazzone legato a sua madre, che ha trasformato Leicester da ultima spiaggia a isola dorata della sua carriera. Ci ricorderemo del suo gol che valse la vittoria contro il Southampton, nonché del suo gol che è valso il pareggio contro il Manchester United all’Old Trafford. Un gol che sa di Premier League. Un gol da leader, nel momento in cui la squadra era orfana per squalifica di Vardy.

Oggi Wes Morgan, che considera i tatuaggi un’opera d’arte e ammira quelli di Messi, sa di aver impresso un segno indelebile sotto pelle. Un’emozione più forte delle critiche, della povertà dei primi tempi nel quartiere, del rifiuto della squadra della sua città, dei discorsi sul suo fisico.

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