L’ultima partita di Luca Toni, gioie e dolori di un bomber di razza

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Chiuderà la sua carriera domenica 8 maggio 2016 contro la Juventus, una delle sue ex squadre. Lo farà da capitano e simbolo dello sfortunato Verona di Gigi Del Neri, con e per il quale non è riuscito ad evitare un’amara retrocessione.

Ha fatto impazzire italiani, tedeschi, arabi. Ha fatto impazzire, soprattutto, le difese avversarie. Ventidue anni di carriera. Di gol segnati ovunque e comunque. Da quelli in provincia a quelli ‘metropolitani’.

Luca Toni ci mancherà perché è un’eccellenza del Made in Italy. Una sorta di “Paolo Rossi” del nuovo millennio un petardo esploso a scoppio ritardato ma in grado di fare rumore per molto, moltissimo tempo.

Si chiude con un boccone amaro, dunque, la carriera di un ragazzo che non ha mai detto una parola fuori posto. Nell’anno in cui lascia il calcio un altro simbolo della provincia: quel Totò Di Natale che a differenza di Toni non ebbe (o meglio, non sfruttò) mai l’occasione di giocare per un club stellare, preferendo la tranquillità di Udine.

Sette vite

La notizia nasconde la poesia. A 39 anni, appende le scarpe al chiodo uno degli attaccanti più prolifici della storia del nostro Paese. Dopo una celebre e infinita carriera passata principalmente e fondamentalmente a segnare gol, prima in periferia poi, a ridosso dei 30 anni, con una crescita costante che gli è valsa la maglia azzurra e poi il titolo di campione del mondo. Una crescita indimenticabile.

Per ben due volte il centravanti di Modena è stato capocannoniere della Serie A, l’ultima delle quali alla veneranda età di 38 anni!

Prima ha vinto la Scarpa d’oro nel 2006 ed è stato il quinto giocatore italiano ad aggiudicarsi il titolo di capocannoniere in un campionato straniero, nel suo caso in Bundesliga con la maglia del Bayern Monaco. Forse una delle sue parentesi più belle, dal punto umano e sportivo. Indimenticabili le ‘canzoncine’ dei tifosi tedeschi, le pubblicità.

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Dalla periferia a Berlino

Un folklore arrivato dopo la mirabolante impresa con gli Azzurri di Marcello Lippi ai Mondiali di
. Un’impresa di cui si conosce ogni sfumatura.

A dieci anni o poco meno di distanza da quell’estate magica, ricordiamo ancora i gol e l’esultanza di questo centravanti. Si sbloccherà tardi, emulando involontariamente le gesta di Paolo Rossi nel ‘Mundial dell’82 (un segno del destino?). Lo farà ai quarti, con una straordinaria doppietta ai danni dell’Ucraina. In finale prenderà una traversa, si vedrà annullare un gol per fuorigioco, e non parteciperà alla lotteria dei rigori. In compenso, due anni dopo sarà il capocannoniere della nazionale guidata da Roberto Donadoni agli Europei con 5 reti.

Ecco perché Luca Toni merita.

Merita un posto di diritto nel cuore di tutti gli sportivi perché è anche grazie al suo rendimento se il cielo su Berlino si colorò di azzurro in quella notte del 9 luglio.

Con il ritiro di Toni, i vincitori del mondiale tedesco rimasti in attività restano: Gianluigi Buffon, Marco Amelia, Andrea Barzagli, Christian Zaccardo, Francesco Totti, Daniele De Rossi e Alberto Gilardino.

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La sua carriera non si chiude con un sussulto, bensì (parole sue) “con una sconfitta”. Per rendere il boccone meno amaro, vale la pena ricordare (e ricordargli) tutti i suoi trionfi di club e individuali:

Le “medaglie al valore”

  • 1 Campionato italiano di Serie B (Palermo: 2003-2004);
  • 1 Coppa di Lega tedesca (Bayern Monaco: 2007);
  • 1 Campionato tedesco (Bayern Monaco: 2007-2008);
  • 1 Coppa di Germania (Bayern Monaco: 2007-2008);
  • 1 Campionato del Mondo (Germania 2006);

I record

  • Capocannoniere della Serie B con 30 gol nel 2003-2004 (Palermo);
  • Capocannoniere della Serie A con 31 gol nel 2005-2006 (Fiorentina);
  • Capocannoniere della Serie A con 22 gol nel 2014-2015 (Verona);
  • 1 Scarpa d’Oro nel 2006;
  • All Star Team dei Mondiali 2006;
  • Capocannoniere della Bundesliga con 24 gol nel 2007-2008 (Bayern Monaco);
  • Capocannoniere della Coppa Uefa con 10 gol nel 2007-2008 (Bayern Monaco).

Onore quindi ai tanti meriti. Onore a Luca Toni.

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