Perché Riccardo III ha cambiato il destino del Leicester di Claudio Ranieri

Dopo l’identificazione di sua Maestà Richard III, il destino del Leicester iniziò a cambiare. Storia dello strano filo che lega due sovrani.

Prima pagina Guardian Leicester 3 maggio 2016

Visti da fuori, sono due personaggi hanno poco in comune. Eppure, Riccardo III e Claudio Ranieri hanno influito sulla storia di Leicester molto più di chiunque altro Re.

Facciamo un piccolo passo indietro.

Prima che l’attenzione si catalizzasse sulle gesta eroiche di King Claudio, Sir Vardy e company, in città un grande evento ha rivitalizzato gli indotti provenienti dal turismo: nel 2012, mentre la squadra navigava nelle acque luride della serie B, in un parcheggio sono stati rinvenuti i resti di uno scheletro.

Dopo un anno di studio, la sensazionale scoperta da parte di un gruppo di ricercatori universitari: appartengono al Re Riccardo III d’Inghilterra.

L’ultimo discendente della dinastia dei Plantageneti, dopo la morte del fratello Edoardo IV fu reggente per il nipote Edoardo V, e usurpò il regno. Morì nella battaglia di Bosworth Field dopo aver regnato due anni, e venne seppellito nella chiesa di Greyfriars, nel centro di Leicester. L’edificio venne però demolito nel sedicesimo secolo e si perse traccia dell’esatta posizione della sepoltura.

Oggi, sono centinaia di migliaia le persone curiose che quotidianamente accorrono nei pressi della Cattedrale per osservare questo scorcio di nobiltà riesumata. Sulle orme di Re Riccardo III ci è andato anche Claudio Ranieri da Testaccio. Uno che poteva essere, con un pizzico di fortuna in più, l’ottavo Re di Roma. Ma di fortuna Claudio in Italia ne ha sempre avuta poca. Così, a 65 anni si è tolto lo sfizio di scrivere la più bella favola di calcio di sempre, e di essere a sua volta incoronato come il nuovo Re di Leicester e della Premier.

Re Riccardo e Re Claudio, personalità a confronto

Cosa rende grande un leader? Non è facile rispondere a questa domanda. Probabilmente, se Riccardo III fosse stato un capo migliore avrebbe vinto la battaglia di Bosworth. Dalla sua, invece, Re Claudio ha il merito di aver condotto con sapienza un esercito di soldati fedeli e affamati, tutti dinanzi alla battaglia della vita. Una guerra personale vinta grazie al collettivo, in cui nessuno sperava. Basti pensare che chi ad agosto dello scorso anno aveva scommesso sulla Premier League per il Leicester oggi è ricchissimo (puntando una sterlina se ne vincevano 5.000).
Riccardo III aveva un approccio diverso alla battaglia. Al contrario di Ranieri è stato un monarca medievale. Un dittatore la cui parola d’ordine era “legge”. Shakespeare lo considerava malvagio e brutale, attribuendogli un pesante coinvolgimento nella scomparsa dei suoi giovani nipoti. La propaganda negativa si è ripercossa sulla sua immagine, forse troppe volte esageratamente condannata.

Ma i grandi leader sanno come comunicare in differenti modi. Hanno un diverso stile nel parlare a persone diverse. Conoscono e fanno propria anche la capacità di sapere quando non c’è bisogno di dire molto poco o niente. Potremmo inserire in questo parallelo, facendolo diventare momentaneamente un triangolo, José Mourinho. Lo Special One quest’anno ha perso la sua personale battaglia di Bosworth, uscendone perdente per via della sua arroganza e di scelte sbagliate. Soprattutto se confrontate a simpatia, bontà e capacità di misurarsi con il pubblico. Tutte capacità, queste ultime, proprie di Ranieri.

Riccardo III, che è stato un “leader ispiratore nella battaglia”, è molto simile a Mou. Tuttavia, al momento della sfida Bosworth, la sua popolarità è in calo (come quella di Mou al Chelsea, culminata con l’esonero durante la stagione). La scomparsa dei suoi nipoti ha trasformato in suoi nemici, disperdendo gli alleati.

Da par suo, al contrario Claudio Ranieri ha ispirato un gruppo di giocatori puntando sulla solidarietà sulla fiducia in se stessi. Armi, queste, divenute fondamentali per sconfiggere i più grandi club.

Riccardo III aveva invece un esercito più grande a Bosworth, ha avuto anche il terreno favorevole e fino a quel momento non aveva mai perso una battaglia. Ranieri invece è sempre stato “l’eterno secondo”. L’allenatore romano ha trasformato lo stadio King’s Power in una fortezza, rendendo i tifosi un uomo in più dell’esercito piuttosto che sudditi.

Ogni generale si basa su luogotenenti forti e su questo Riccardo III e Ranieri non sono diversi. Gli storici ritengono che il Duca di Norfolk, John Howard, fosse il più grande alleato di Richard: il suo amico, la sua guida anche in quella sfortunata battaglia di Bosworth nel 1485. Tuttavia il duca fu ucciso nella fase iniziale e ciò ebbe forse un effetto demoralizzante sul re.
Ranieri ha sempre fatto affidamento sul gruppo. Sulle ‘stelle per caso’ Jamie Vardy e Riyad Mahrez, sul comprimario Drinkwater, sul capitano Morgan.

Coincidenze come stimoli

Riccardo III fu assassinato in battaglia nel 1485 e rimase in quel punto fino al 2012. Proprio dopo l’identificazione di sua Maestà la squadra iniziò a cambiare il suo destino. Nel 2012/2013 sotto la guida di Nigel Pearson venne promossa in Premier League.

A marzo 2015, mentre Riccardo III trova finalmente l’eterno riposo e viene sepolto nella Cattedrale di Leicester (che, in linea d’aria, è a 1,5 km dallo stadio King’s Power), il Leicester City non perde otto delle ultime nove partite di Premier League e si salva, anche piuttosto bene, arrivando quattordicesimo.

Storie legate all’impero, storie legate allo sport. Personalità simili e dissimili, in contesti spazio-temporali differenti. Ma legati da un sottile filo che accomuna la nobiltà ‘reale’ a quella ‘calcistica’ e che fa sorridere e ben sperare una città che da oggi viaggerà nello spirito di Riccardo III fino a quando non sarà il giorno della battaglia più importante. In quel caso, per crederci e portarla a termine, cercherà forza nel carattere e nei modi di Claudio Ranieri.

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