Le spiagge più infestate dagli squali: zone da evitare o oasi ecologiche?

Sotto la superficie di alcune tra le più invitanti acque cristalline del globo si nascondono alcuni dei predatori più pericolosi e temuti dall’uomo in natura: gli squali. Sulla Terra vivono tantissime specie di squali, e anche se i loro attacchi risultano, a livello statistico, relativamente rari, il loro verificarsi riempie immediatamente i titoli dei giornali. La notizia dell’attacco di uno squalo fa subito il giro del mondo: non a caso negli anni lo “scontro” con questi animali è diventato anche il tema di molti documentari, film e libri di successo. 

Purtroppo per i turisti, alcune delle spiagge più belle del mondo sono anche incredibilmente pericolose a causa della concomitante presenza, nelle acque vicine, di questi predatori d’altura. Dall’Oceania al Sud Africa, vediamo quindi in quali acque vivono queste creature e quali sono le spiagge più infestate dagli squali nel mondo.

Le spiagge più infestate dagli squali nel mondo

1. Gansbaai, Western Cape, Sud Africa

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Non a caso soprannominata ‘Shark Alley’, questa spiaggia si trova al largo della costa del Sud Africa, presso Western Cape, ed è nota per la sua ampia popolazione di grandi squali bianchi, la più letale tra le specie di squali. In questa parte del globo il pericolo è sempre in agguato. Ma la regione è anche riuscita a trasformare questo aspetto terrificante del territorio in una specie di attrazione turistica, in quanto viaggiatori provenienti da tutto il mondo fanno ora a gara a Gansbaai per immergersi in gabbie sottomarine che li portano a stretto contatto con queste creature mortali.

2. Makena Beach, Maui

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Di primo acchito, la splendida Makena Beach si presenta come un raro angolo paradiso. Situata nella famosa località turistica di Maui, in Oceania, attira frotte di amanti del sole e appassionati di surf ogni anno.

Ma questa spiaggia può risultare anche incredibilmente pericolosa per i bagnanti a causa della razza di squali che popola le acque costiere. Qui vive infatti lo squalo tigre, che anche se non fisicamente terrificante come il grande squalo bianco, tende a cacciare in acque meno profonde vicino alla costa – proprio dove i turisti amano nuotare.

3. Amity Point, Stradbroke Island, Australia

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L’Australia è senza dubbio la patria di alcune tra le più belle spiagge del mondo. Tuttavia molti turisti sono spaventati dal fatto che qui vive un’ampia popolazione di squali. Presso ‘Sunshine State’, Stradbroke Island è un luogo piuttosto popolare tra i surfisti locali e i turisti. Mentre in gran parte dell’isola si può nuotare in maniera del tutto sicura, un passaggio al largo della costa di Amity Point è noto per essere una delle spiagge più infestate dagli squali in tutto il paese.

Sorprendentemente, la potenziale minaccia degli squali non è sufficiente a trattenere fuori dalle acque gli amanti del surf, in quanto qui si possono trovare alcune delle migliori onde di tutta la zona.

Mete turistiche da evitare o oasi ecologiche da preservare?

L’individuazione delle spiagge più infestate dagli squali nel mondo ci porta però anche a fare un altro tipo di riflessione. Come è necessario considerare oggi questi patrimoni naturali? Le zone costiere in cui è più facile imbattersi in uno squalo anche ad una distanza relativamente breve dalla riva, sono mete turistiche da evitare con cura o rare oasi ecologiche da tutelare e preservare?

Molte specie di squali, come è noto, sono oggi a rischio estinzione. Complice la loro cattiva fama, questi predatori nel corso degli anni sono stati cacciati e maltrattati in diversi modi, oppure non tutelati a dovere nella loro pur preziosa biodiversità. Con risultati che solo oggi mostrano le loro reali conseguenze sugli ecosistemi marini.

I grandi squali bianchi a rischio estinzione

A sostegno di questa tesi si possono portare diversi esempi. I grandi squali bianchi del Sud Africa, ad esempio, non sono poi più così tanto numerosi come in passato. Oggi, al largo delle coste del Sud Africa, rimangono da un minimo di 350 ad un massimo di 520 esemplari – che è il 50 per cento in meno di quanto si pensasse, secondo una nuova ricerca condotta dalla Stellenbosch University.

In queste condizioni, secondo i ricercatori, siamo già in una situazione in cui il numero di esemplari in vita è inferiore al livello minimo necessario ad una popolazione per sopravvivere.

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Nonostante vengano comunemente considerati predatori estremamente micidiali e pericolosi da cui stare alla larga, i grandi bianchi del Sud Africa sono in realtà delle creature fragili che stanno risentendo molto degli squilibri in atto nel loro ecosistema. Oltre ad avere a che fare con il riscaldamento globale e con il progressivo processi di acidificazione degli oceani, gli squali bianchi possono essere quotidianamente vittime di altri fenomeni dannosi per la sopravvivenza della loro popolazione. Tra questi vi sono il bracconaggio umano, l’invasione degli habitat, l’inquinamento atmosferico e marino e l’esaurimento delle loro risorse di cibo, tutte possibili cause di estinzione che minacciano la loro esistenza.

Basta pensare che le misure di protezione umana come le reti anti squalo hanno ucciso già circa 1.000 predatori tra il 1978 e il 2008. Inoltre, anche se si volesse correre ai ripari attivando programmi specifici di protezione con la collaborazione di biologi marini, la loro bassa diversità genetica renderebbe l’allevamento difficile e il diffondersi di malattie più probabile.

Ma la conseguenza peggiore è che se i grandi squali bianchi del Sud Africa si estinguono – o se la loro popolazione risulta gravemente impoverita – si possono prevedere conseguenze di vasta portata, come ad esempio una crescita smisurata della popolazione delle otarie del Capo, le quali prive di un predatore naturale, decimerebbero le popolazioni ittiche e l’industria della pesca costiera. Meno squali, inoltre, significa anche meno flora e alghe marine, senza dubbio una cattiva notizia per il clima.

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