Rifiuti elettronici tossici: dai GPS la verità sui siti di stoccaggio nel Terzo Mondo

L’inquinamento da rifiuti elettronici tossici è una delle tante facce assunte oggi dalla globalizzazione. Certo non una delle migliori. Il fenomeno è divenuto sempre più importante nel giro degli ultimi anni. All’aumentare della produzione di componenti tecnologici nei paesi sviluppati è corrisposto un esodo sempre più massiccio di rifiuti elettronici nei paesi in via di sviluppo, dove le carcasse ormai inservibili di televisori, personal computer, monitor, smartphone e altre apparecchiature di uso quotidiano compiono il loro estremo viaggio.

I principali siti di smaltimento dei device elettronici usati in Occidente non si trovano infatti né in America né in Europa. E spesso le politiche e le leggi dei paesi occidentali sul corretto riciclo di questi rifiuti “ingombranti” dal punto di vista ambientale rimangono lettera morta. Così entrano in scena i paesi del terzo e quarto mondo, dove ampie zone costiere vicino ai porti e siti già sede di più antiche discariche diventano enormi pattumiere per il ciarpame elettronico mondiale, rimasto vittima della sua stessa obsolescenza.

Una recente indagine compiuta negli Stati Uniti nel corso degli ultimi due anni ha cercato di far luce sulla questione del riciclaggio dei rifiuti elettronici, al fine di verificare la corretta applicazione delle normative sullo smaltimento delle apparecchiature. Per l’occasione sono stati utilizzati una serie di dispositivi GPS nascosti all’interno dei case e dei componenti elettrici, al fine di tracciare i viaggi compiuti da questi ultimi una volta dichiarati inservibili dai legittimi proprietari occidentali.

spazzatura tecnologica

Rifiuti elettronici tracciati da dispositivi GPS

La Basel Action Network (BAN), una associazione senza scopo di lucro con sede a Seattle che si dedica al monitoraggio del commercio di rifiuti tossici, ha così scoperto che quasi un terzo dei dispositivi elettronici non più utilizzati negli USA continuano ad essere esportati verso i paesi in via di sviluppo, in cui queste apparecchiature sono spesso smantellate in strutture improvvisate a bassa tecnologia, spesso da parte di bambini o lavoratori che mettono in pericolo loro stessi, le loro famiglie, e contaminano l’ambiente circostante.

Da diversi anni l’industria americana si è dotata di programmi volontari di riciclaggio dei prodotti elettronici, i quali prevederebbero di assicurarsi che un apparecchio, una volta gettato via, venga gestito e smaltito in modo responsabile. Ma i programmi nazionali e federali vengono puntualmente disattesi e spesso i rapporti governativi non raccontano tutta la verità sullo stato attuale delle esportazioni.

La BAN ha quindi deciso di tracciare fisicamente i dispositivi inviati al riciclaggio e ha installato 200 dispositivi di geolocalizzazione GPS nelle apparecchiature informatiche non più funzionanti che il suo team di ricerca ha consegnato a siti di riciclaggio per i rifiuti elettronici – quelli accessibili – dislocati in diverse zone degli Stati Uniti. Le apparecchiature sono state rilasciate in più di una dozzina di Stati in tutto il paese tra 1 luglio 2014 e il 31 dicembre 2015.

Componenti elettronici tossici ancora esportati verso il Terzo Mondo

Le indagini compiute attraverso l’uso dei GPS hanno chiaramente rivelato che più di un terzo di quei dispositivi rotti sono stati esportati, molti dei quali addirittura attraverso spedizioni illegali in base alle leggi in vigore, in paesi o regioni in cui di norma finisce abbandonata la spazzatura elettronica e tecnologica del mondo. La maggior parte di queste apparecchiature in disuso è approdata ad Hong Kong. Ma alcuni rifiuti sono stati visti dirigersi verso altri 10 paesi del globo, famosi per i loro traffici accoglienti, tra cui Cina, Taiwan, Pakistan, Messico, Thailandia, Cambogia e Kenya.

rifiuti elettronici

Come è noto la Cina è da tempo una delle principali mete di esportazione della spazzatura elettronica e in passato si è avuto un complicato giro di vite su queste importazioni, mentre si è cercato anche di ripulire alcuni ex grandi siti di stoccaggio dei rifiuti informatici, come Guiyu. Ma oggi una nuova terra utilizzata a questo scopo sembra essere la Regione dei Nuovi Territori di Hong Kong, vicino al confine con la Cina, il nuovo “ground zero” del trattamento dei rifiuti elettrici.

Dall’America agli accoglienti porti dell’Asia, dunque, passando attraverso l’Oceano Pacifico. Secondo un recente rapporto dell’Environmental Protection Agency degli Stati Uniti, gli Stati Uniti generano circa 3,14 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici l’anno. Circa il 40 per cento di questi rifiuti viene riciclato, ragione per cui BAN calcola che gli USA stiano attualmente esportando tra le 314.000 e le 376,800 tonnellate di rifiuti elettronici l’anno – da 43 a 52 container carichi al giorno.

L’impatto ambientale dei rifiuti elettronici

Da questo commercio illegale della spazzatura elettronica non possono che sorgere gravi pericoli ai danni non solo dei cittadini locali, ma dell’umanità intera. Se non smaltiti correttamente, infatti, i rifiuti elettronici possono rilasciare numerose sostanze tossiche – tra cui metalli pesanti come piombo, mercurio, cadmio e prodotti chimici, tra cui ritardanti di fiamma come bromurati e diossine, direttamente nell’ambiente. Numerosi studi hanno trovato sostanze tossiche associate ai processi di lisciviazione delle discariche, che contaminano i corsi d’acqua e che contribuiscono all’incremento dell’inquinamento atmosferico globale.

Nei paesi in via di sviluppo in cui riciclaggio di componenti elettronici avviene attraverso metodi informali e rudimentali questa attività sulla spazzatura tecnologica ha portato a livelli elevati di esposizioni tossiche, anche a danno dei bambini, problema verso il quale si ora vuole sensibilizzare anche l’OMS.

Una questione chiave nel riciclaggio dei componenti elettronici è quindi sapere esattamente dove le apparecchiature e i materiali elettrici vanno a finire e come saranno gestiti. Mentre alcune attrezzature possono essere rinnovate e riutilizzate, grandi quantità finiscono per essere smontate per il solo recupero di materiali che possono essere oggetto di nuovo business: vetro, metalli (compresi i metalli preziosi), e soprattutto plastica. Ma la maggior parte riciclatori non sono attrezzati per gestire o elaborare tutte queste materie prime. Spesso i componenti elettronici e i materiali smontati vengono inviati ad altre società, perché se ne occupino. Ma quando i prezzi delle materie prime sono bassi, come lo sono ora, è difficile generare un profitto utilizzando attrezzature di smantellamento dai costi molto elevati. A meno che non si ricorra alla manodopera del Terzo Mondo: proprio quello che sta accadendo poco lontano dai nostri occhi.

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