Ecco perché bisogna avere paura degli alieni

C’è una domanda che per anni ha diviso le coscienze di quanti pensano di non essere soli nell’universo. Ammesso che al di fuori della Terra esistano altre civiltà aliene e che sia possibile in qualche modo raggiungerle, sarebbe prudente e positivo per l’uomo ricercare un contatto diretto con gli extraterrestri? O sarebbe forse più saggio continuare a nutrire una egoistica paura degli alieni e di qualsiasi cosa viva al di fuori dell’atmosfera terrestre? 

A rispondere a questa spinosa domanda è stato ancora una volta un uomo di scienza. Il grande astrofisico inglese Stephen Hawking lo ha fatto all’interno di un nuovo documentario che racconta i suoi luoghi preferiti, ovviamente all’interno dello sconfinato universo. Secondo il grande studioso, nonostante i progressi scientifici compiuti negli ultimi anni l’umanità deve ancora diffidare della ricerca di contatto con eventuali civiltà aliene. Nonostante negli ultimi tempi si siano moltiplicati i tentativi e gli studi per tentare di captare presenze extraterrestri al di fuori di quelle umane.

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Nuovi studi su come intercettare gli alieni

La ragione di questa posizione è presto svelata. Nel 2010, il famoso astrofisico aveva già affermato che, qualora fossero esistiti, forme di alieni intelligenti avrebbero potuto benissimo essere violenti predoni, in giro per il cosmo alla ricerca di risorse da saccheggiare e pianeti da conquistare e colonizzare. E questa volta non si tratta affatto della trama dell’ennesimo romanzo di fantascienza, ma delle conclusioni di un uomo che nella scienza ha trascorso la maggior parte della sua vita.

E’ proprio vero che gli alieni sono pacifici?

Tempo fa Stephen Hawking aveva infatti supposto che un visita aliena avrebbe messo i terrestri nella stessa posizione dei nativi americani quando Colombo sbarcò sulle loro coste.

Perché dobbiamo avere paura degli alieni

Egli ribadisce ora questa sua preoccupazione di fondo all’interno di un nuovo documentario, intitolato “I luoghi preferiti di Stephen Hawking“, un recente lavoro che si può vedere in streaming sul canale video CuriosityStream.

“Un giorno si potrebbe ricevere un segnale da un pianeta come questo”, dice Hawking nel documentario, riferendosi a un mondo alieno potenzialmente abitabile noto come Gliese 832 C, un remoto pianeta situato al di fuori del nostro sistema solare. “Ma dobbiamo essere cauti nell’inviare indietro una risposta. L’incontro con una civiltà avanzata potrebbe essere come quello che oppose i nativi americani a Colombo e alle armate europee. Che non si è rivelato poi così positivo”.

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Per quel che vale, alcuni astronomi ritengono che la cautela di Hawking sia ingiustificata. Ogni civiltà aliena avanzata abbastanza da venire sulla Terra dovrebbe sicuramente già sapere dell’esistenza degli umani tramite i segnali radio e TV che l’umanità è stata in grado di inviare nello spazio a partire dal 1900 più o meno.

Le riflessioni sulla vera natura degli alieni sono però solo una piccola parte dei temi che il grande astrofisico tratta ora ne “I luoghi preferiti di Stephen Hawking.” Il documentario, della durata di 26 minuti, mostra lo scienziato compiere una sorta di zoom virtuale attraverso il cosmo su un’astronave CGI truccata chiamata “SS Hawking,” al fine di fare cinque distinte fermate.

Hawking osserva il quindi dapprima il Big Bang che ha creato l’universo, poi visita il grande buco nero posto al centro della Via Lattea, viaggia verso il remoto pianeta Gliese 832 C e compie un piccolo tour  attorno a Saturno nel sistema solare della Terra.

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Poi, compie una tappa finale a Santa Barbara, in California, che Hawking chiama “la mia casa lontano da casa”.

Dice infatti l’astrofisico inglese nel documentario:

“Nel 1974, il Caltech, il California Institute of Technology, mi ha offerto un posto di lavoro in California. Ho colto al volo l’occasione. Vivere nel sole con la mia giovane famiglia: era un mondo lontano dai cieli grigi di Cambridge, in Inghilterra. Ho viaggiato in lungo e in largo per il mondo, ma non ho mai trovato da nessuna parte un posto che mi abbia mai dato abbastanza quanto questo”.

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