Gli uccelli trasportano le sostanze inquinanti dal mare alla terra: ecco come

Tutta la plastica, il DDT, i PCB, il mercurio, e le altre sostanze inquinanti che abbiamo con troppa leggerezza in questi anni buttato via in mare, come se fosse un problema che non ci riguardasse affatto, rischiano di tornare presto a galla a farci visita. 

Quando scarichiamo sostanze chimiche nell’oceano, queste ultime vengono assorbite dai microbi, che poi vengono mangiati dai pesci, che poi vengono mangiati dai pesci più grandi e da altri animali fino a quando, nel corso del tempo, queste sostanze chimiche si accumulano negli animali più grandi, ha sottolineato Grist in un recente articolo.

I fulmari, ad esempio, – degli uccelli marini che vivono nel nord del Canada – sono degli animali di questo tipo. E secondo Marco Mallory, un biologo della Acadia University della Nova Scozia, questi fulmari alla fine portano i nostri prodotti chimici di scarto sulla terra http://www.theblog.it. nel modo più disgustoso possibile.

Gli studi di Mallory hanno scoperto che i fulmari sono come i grandi pulitori dell’oceano, essendo soggetti all’ingestione di un sacco di plastica, così come dei prodotti chimici che a volte aderiscono alla plastica. Quando gli uccelli tornano a Capo Vera, vomitano o defecano sulle scogliere, e gli agenti inquinanti vengono poi lavati giù nelle piscine di acqua dolce.

atlantic-puffins-946570_960_720

Il ciclo delle sostanze inquinanti

I nutrienti del guano portano alghe e muschio, ma possono anche attrarre piccoli moscerini e altri insetti acquatici – una gustosa merenda per gli zigoli delle nevi, uccelli in gran parte terrestri che andranno ad alimentare i loro pulcini. Purtroppo per questi piccoli zigoli delle nevi, i loro gustosi spuntini sono anche pieni di sostanze chimiche, e in tal modo, il gioco del passaggio delle sostanze inquinanti continua.

“Possiamo pensare dell’Artico come ad una remota, regione incontaminata, ma non è così”, aggiunge Jennifer Provencher, uno studente laureato in ecotossicologia alla Carleton University, in Canada, che collabora frequentemente con Mallory. Provencher ha trovato plastica e prodotti chimici nello stomaco e nei fegati di alcune specie di uccelli che vivono sulle scogliere di Coats Island a nord della Baia di Hudson. Ha anche scoperto che i grandi stercorari possono ingerire plastica da predare sui fulmari settentrionali.

I predatori alati non sono le uniche cose con un appetito per i piccoli uccelli. Provencher dice che gli Inuit delle comunità del nord mangiano anche i murreshttp://www.theblog.ithttp://www.theblog.it Ciò significa che la spazzatura che scarichiamo negli oceani potrebbe tornare a incidere sulla salute umana.

Dal mare alla terra

Veronica Padula, una ricercatrice che studia gli uccelli marini al largo delle coste dell’Alaska, ha detto allo Smithsonian che ha trovato significative concentrazioni di ftalati – sostanze chimiche utilizzate per la plastica flessibile e più difficili da rompere – in gabbiani, pulcinelle di mare cornute e  cormorani  dalla faccia rossa. Dice che queste sostanze chimiche in ultima analisi, entrano nel tessuto riproduttivo degli uccelli e forse anche nelle loro uova, fatto che potrebbe poi infettarne i mangiatori come aquile e volpi.

Un recente  studio ha scoperto inoltre che tre specie di uccelli acquatici canadesi, che gli esseri umani cacciano, contenevano plastica e metalli nei loro stomaci. “In realtà è abbastanza spaventoso, soprattutto quando si inizia a guardare a ciò che queste sostanze chimiche fanno”, ha detto la Padula allo Smithsonian.

Il problema non è quindi di poco conto. Il rischio che si profila all’orizzonte per la specie umana è quello di contaminare a tal punto l’ambiente in cui si vive, sia quello marino che quello terrestre, da non essere più in grado di trovare scampo in altro modo. Fin da ora bisognerebbe invece cominciare a pensare che tutto l’ambiente naturale è interconnesso tra di sé e una sostanza inquinante non compromette solo un ecosistema o un regno della terra ma li compromette tutti una volta dispersa nell’ambiente.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.