Fantasmi d’Italia – Il castello di Verrès

Il castello di Verrès è uno dei più famosi manieri della Valle D’Aosta. Edificato tra il 1360 e il 1390 si erge su di un promontorio roccioso e fu utilizzato sia come fortezza che come abitazione. Al suo interno, pare ci sia lo spirito di uno dei suoi abitanti.

Il fantasma di Bianca di Savoia

Il fantasma che nella tradizione popolare abita ancora il Castello di Verrès è quello di Bianca di Savoia. data in moglie a Ermes Visconti giovanissima, a soli venti anni si trova vedova e ricchissima. Suo marito era stato giustiziato dopo una condanna per cospirazione e la giovane Bianca non tardò molto ad innamorarsi di un altro uomo. Questi era Ibleto conte di Challant, ma la loro unione fu fortemente osteggiata, tanto che, pur di dividere i due amanti, che vivevano nel castello, il conte fu scomunicato.

L’apparizione del fantasma di Bianca di Savoia

A raccontare della presenza del fantasma di Bianca di Savoia è Giuseppe Costa, ingegnere di professione ma appassionato di soprannaturale. Lui stesso dice di essere un sensitivo e nel suo libro Di là dalla vita, racconta anche l’episodio di cui è stato protagonista al Castello di Renato Verrès. Durante una visita casuale al castello, l’ingegnere iniziò a sentire delle strane sensazioni, come se antichi ricordi stessero affiorando alla sua memoria.

Decise così di passare una notte da solo all’interno del castello e fu proprio durante quella notte che il fantasma di Bianca di Savoia si palesò davanti ai suoi occhi. Durante la notte un violento temporale si stava abbattendo sul castello e l’ingegner Costa racconta che, alla luce dei fulmini il castello appariva diverso da come è ora. Durante quei brevi momenti Costa afferma anche di aver sentito musica, risate e grida, come se si stesse svolgendo una festa.

Sarà solo qualche ora dopo che avverrà l’apparizione del fantasma di Bianca di Savoia. L’ingegnere descrive così l’apparizione:

Volevo rialzarmi da l duro giaciglio quando l’ombra più nera della parete, non colpita dal raggio lunare, parve schiarirsi di un bagliore fosforescente. Io fissavo con occhi dilatati la luce misteriosa, che sembrava restringersi e condensarsi, aumentando d’intensità, così da rivestire l’apparenza di una forma materiale sempre più visibile nell’ombra nera. Nella luminosità evanescente, un corpo umano si disegnava lentamente con contorni sempre più netti, staccandosi dall’aureola più tenue che lo circondava finché tutti quegli atomi si trasformarono di una donna, imprecisa ma perfettamente distinguibile.

La donna era Bianca di Savoia si rivolse all’uomo chiamandolo Ibleto dicendogli che avrebbe scoperto il suo passato nella torre di Albenga. L’ingegnere si precipitò in quel luogo, dove riuscì a trovare una biografia di Ibleto di Challant. Leggendola, si rese conto che le emozioni e i ricordi vissuti nel castello si adattavano perfettamente alla vita del conte.

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