Etichettano 960 api per studiare quelle infette dal nosema

Il mondo delle api sta attirando sempre di più la curiosità dei ricercatori. Ma la causa di questo interesse il più delle volte si deve rintracciare nella malattia. I ricercatori della James Cook University hanno ad esempio compiuto un passo avanti sconosciuto nella ricerca su questi insetti, incollando dei minuscoli trasmettitori sul dorso delle api per la prima volta.

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Il capo ricercatore della JCU, il dottor Lori Lach, ha detto che il team incollato un Radio-Frequency Identification (RFID) chip – un piccolo trasmettitore appunto, alle spalle di 960 api, e ciò ha fornito loro nuove intuizioni su come la malattia colpisce gli insetti che vengono infettati.

“Abbiamo solo dovuto tenerle nelle nostre mani e sperare che il collante seccasse rapidamente. Era in realtà un processo che doveva svolgersi in maniera piuttosto veloce. Le api dovevano essere dipinte individualmente, poi alimentate individualmente, quindi l’etichetta doveva essere incollata su ognuna di essa e poi scansionato individualmente. In questo modo sapevano quale etichetta era stata attaccata su ogni ape, di che colore fosse q quale trattamento avesse ricevuto e in che alveare stesse andando. Tutto doveva avvenire entro circa otto ore dall’emergenza, perché, quando il giorno va avanti, cominciano ad imparare a volare e riescono meglio a pungere.”

Si tratta di un uso unico della tecnologia che ha permesso di controllare singolarmente le api e le loro malattie per la prima volta.

“Nessuno aveva mai guardato le api da questo livello prima, per vedere che cosa le singole api facciano quando sono malate e come si comportano”, ha detto il dottor Lach. Gli scienziati hanno infettato la metà gli insetti con una bassa dose di spore di Nosema, un parassita intestinale comune tra le api adulte, mentre il resto è rimasto libero dalla malattia.

I ricercatori hanno utilizzano i tag RFID in combinazione con osservazioni presso gli alveari e i fiori artificiali, in modo che sono stati in grado di vedere quanto duramente le api hanno lavorato e che tipo di materiale hanno prodotto.

La specie di Nosema utilizzata nello studio (il Nosema apis) è stato a lungo ritenuto un parassita benigno rispetto a molti altri parassiti e agenti patogeni che infettano le api mellifere, e nessuno aveva in precedenza indagato l’effetto del Nosema sul comportamento delle api stesse, la cosiddetta nosemiasi.

“Sapevamo che le api morte non potevano nutrirsi e impollinare”, ha detto il dottor Lach. «Ma quello che volevamo indagare era il comportamento delle api vive, che sono influenzati da fattori di stress non letali”.

In un articolo appena pubblicato, i ricercatori dicono le api infette erano meno produttive delle api non infette – circa 4,3 volte meno – , e hanno trasportati meno polline di quando non abbiano fatto quelle sane. Le api infette, si è scoperto, hanno iniziato a lavorare più tardi, e hanno smesso di lavorare prima e sono morte più giovani.

Dott Lach ha concluso quindi che le api infette dal Nosema sono proprio come le api non infetti, ma è importante capire i cambiamenti comportamentali che il parassita può causare.

“Le veri implicazioni di questo studio sono per gli esseri umani. Circa un quarto della nostra produzione alimentare dipende dalla impollinazione compiuta dalle api mellifere. Se declina nelle api da miele la capacità di impollinare, ciò si tradurrà in rese agricole più basse per gli esseri umani.”

Via | grist

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