Nuova energia dalle impronte dei piedi: l’ultima frontiera green

Come sanno bene gli amanti del fitness, sia che si corra, sia che si vada a piedi, si bruciano un sacco di calorie. Ma fino ad oggi l’energia che tutti gli amanti dello sport consumano mentre si allenano cessa di essere utile l’attimo dopo che le loro scarpe da ginnastica si sono sollevate dal suolo. Allora ecco entrare in gioco l’idea geniale della Pavegen, una società americana innovativa, e del suo CEO e fondatore Laurence Kemball-Cook: ricavare energia dalle impronte dei piedi creando un nuovo tipo di tecnologia sostenibile.

Energia dalle impronte dei piedi

Detto, fatto. La sua azienda – la Pavegen, appunto – ha cominciato a produrre piastrelle per pavimento in grado di generare elettricità sfruttando la potenza dei passi. Le piastrelle sono dunque una sorta di sistema di recupero dell’energia cinetica. Certo, non è la prima volta che la tecnologia cerca di sfruttare un principio simile per produrre energia verde. Prima delle piastrelle per pavimento si sono viste auto da corsa  e  persino autobus in grado di convertire l’energia cinetica normalmente persa in frenata in energia elettrica, grazie all’installazione di appositi sistemi di recupero al loro interno.

Ma le piastrelle della Pavegen sono come una specie di molla, cioè sono in grado di catturare ogni minima pressione dei vostri passi. Basta fare pressione su una tessera e la superficie pavimentata si abbassa fino ad un centimetro (Kemball-Cook ha paragonato questa sensazione a quella di camminare in un parco giochi per bambini). La forza verso il basso spinge un volano in grado di immagazzinare energia all’interno della piastrella, che gira per convertire l’energia cinetica in energia elettrica attraverso l’induzione elettromagnetica. Funziona come un generatore – solo che invece di possedere una turbina messa in moto dal vento, dall’acqua, o dal carbone, a girare è un volano che si attiva con le impronte dei piedi, o meglio con la forza dei vostri passi.

energia dalle impronte dei piedi

Come funzionano le piastrelle che producono energia

La bellezza di queste piastrelle che producono energia – in verità recuperandola – è che possono plausibilmente trovare posto in ogni luogo del mondo in cui ci sia una superficie utile e calpestabile, soprattutto nelle zone più trafficate o affollate – si pensi ad esempio a quale “parco energetico” offrirebbero i terminal degli aeroporti, i chilometri e chilometri di marciapiedi che si snodano attraverso le nostre strade, e persino i campi da gioco. Sembra quasi un sogno, vero?

Questa idea ha attirato il sostegno di grandi aziende energetiche come la Shell e l’attenzione di celebrità come Al Gore, anche se, hanno confessato gli ideatori, non è stato molto facile trovare sostenitori quando Kemball-Cook ha iniziato a pensare a questa idea. Ha iniziato a sviluppare la tecnologia durante alcuni studi di progettazione compiuti presso la Loughborough University, e ha sviluppato il primo prototipo in circa 15 ore. “Nella prima versione c’era persino del legno, ed era tenuto insieme da nastro adesivo. Sono andato a chiedere finanziamenti a 150 venture capitalist, e tutti hanno detto di no. Il governo, invece, ha risposto che ‘non avrebbe mai funzionato, non possiamo aiutarla.’ ”

Questo è successo sette anni fa. Ma le piastrelle Pavegen da allora sono state utilizzate per formare spazi per giocare a calcio in Brasile e Nigeria, e per pavimentare un corridoio nell’aeroporto di Heathrow, oltre ad uffici e centri commerciali a Londra. E tutto questo è stato fatto con un tipo di tecnologia meno efficiente di quella di cui l’azienda dispone ora. Le precedenti versioni delle piastrelle erano infatti rettangolari, e producevano energia solo quando il piede di qualcuno esercitava una pressione al centro della piastrella stessa. L’ultima generazione di piastrelle Pavegen, invece, la V3, è di forma triangolare, cosa che permette loro di includere un generatore in ogni angolo. Ciò significa che l’intera superficie delle piastrelle alimenta un generatore, non importa dove si passi. Il modello V3 genera 5 watt di energia continua, quando si cammina su di esso – una soluzione 200 volte più efficiente del primo prototipo di Kemball-Cook.

energia dalle impronte

L’efficienza delle piastrelle che producono energia

Ma quanto è efficiente questo tipo di tecnologia su scala mondiale? Cinque watt non sono molti, e non tutti sono convinti che il mondo potrà mai essere alimentato da piastrelle Pavegen. Nel 2013 però in occasione della Maratona di Parigi, è stata prevista una striscia di 25 metri di piastrelle di ultima generazione, e questa ha finito per generare 4,7 kilowatt di energia – abbastanza per mantenere una lampadina a LED accesa per oltre un mese. Certo, ancora non si tratta di quantità che possono rendere energeticamente autosufficiente una casa. A confronto i pannelli solari sono molto, molto più efficienti.  Ma per i piccoli device elettronici “indossabili” come orologi o telefoni, questo tipo di raccolta energetica ha un senso.

Un loro punto di forza è però la loro resistenza. Si tratta di un sistema molto durevole, anche se sottoposto quotidianamente a forti stress. Marciapiedi e pavimenti devono essere in grado di resistere a impervie sfide ambientali. Per il futuro si pensa ad una loro installazione in luoghi molto affollati come Oxford Street, la vivace arteria commerciale di Londra, o le passerelle davanti alla Casa Bianca. Ma non solo. Con l’evoluzione dei sistemi di telecomunicazione si potrebbe anche tenere traccia dell’energia prodotta da ogni persona che passeggia su di essa, e di conseguenza, trovare un sistema per poter ottenere un ritorno dal “lavoro” che si è svolto con i propri piedi. Alcuni negozi le potrebbero utilizzare per offrire sconti ai clienti in base al tempo di permanenza all’interno dello shop. E immaginate quale grande risorsa potrebbero essere i centri commerciali, in cui la gente “passeggia” per ore nei giorni di pioggia e non solo.

Insomma, nelle piastrelle che producono energia dalle impronte dei piedi c’è un potenziale energetico infinito perché c’è un potenziale altruistico: la loro capacità di rendere più facile e tangibile la strada verso un’energia più verde e pulita, facendo in modo che la sostenibilità ambientale sia – davvero – il prossimo passo per l’uomo verso un mondo migliore.

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