Area 51, l’intervista a Bob Lazar

L’intervista che Bob Lazar rilasciò ai microfoni della Klas tra l’11 e il 13 novembre del 1989 fece in pochissimi giorni il giro del mondo. Tra chi cercava di capire di più e chi, invece, ha tentato di nascondere tutto, l’Area 51, dopo quel giorno, non fu più così nascosta come voleva il governo degli Stati Uniti.

luci-nel-cielo.jpg

Chi scoprì Lazar?

La prima volta che Robert Lazar comparve in televisione fu durante l’intervista rilasciata a George Knapp (New Jersey, 18 aprile 1952) in forze alla KLAS-TV. Il giornalista americano, che allora aveva poco più di trent’anni, si era già fatto un nome nel mondo televisivo, soprattutto per i suoi lavori legati a fenomeni anomali.

La sua scoperta di Bob Lazar gli valse, nel 1990, il premio della United Press International. Ancora in attività, Knapp è spesso ospite di programmi che trattano questo tipo di argomenti.

Fu lo stesso Lazar a cercare il giornalista, proprio per la sua fama e la conoscenza dell’argomento.

L’intervista

In Internet si possono trovare molte versioni dell’intervista choc che portò il fenomeno degli UFO e dell’Area 51 alla luce dei riflettori di tutto il mondo. Riassumiamo i punti saliente di questa intervista per capire i motivi per cui provocò così tanto rumore.

Lazar ha dichiarato di aver lavorato nella zona S-4 nel periodo compreso fra il dicembre del 1988 e l’aprile dell’anno successivo, con il compito di scoprire come funzionassero i velivoli alieni conservati negli hangar dell’Area 51.

Nove velivoli in nove hangar diversi, ma Lazar ebbe accesso ad uno solo di questi. Dopo che all’arrivo gli fu assegnata una lunga serie di documenti da studiare, Lazar potè finalmente avere accesso al primo velivolo, proveniente dal quarto pianeta del sistema stellare binario Zeta Reticuli 2.

La descrizione del velivolo

Durante questa prima intervista Lazar, dopo aver descritto con precisione la struttura della zona S-4, procede alla descrizione del velivolo a cui ha avuto accesso.

Si trattava di una nave dal diametro di circa 10 metri, al cui interno era presente una colonna che collegava il pavimento del disco fino al soffitto.

All’interno della navicella tutto era dello stesso colore grigio, comprese le attrezzature  – nell’intervista LAzar dichiara anche che una delle consolle di comando sembrava essere stata rimossa – tutte con la stessa forma arrotondata.

All’interno del velivolo erano presenti tre ponti: quello inferiore in cui c’erano gli amplificatori, quello centrale con i sedili per ospitare i piloti e il terzo, quello superiore, al quale però il fisico non ebbe il permesso di accedere.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.