Biocarburanti: perché la benzina prodotta dal mais è pericolosa per l’ambiente

Un sacco di rifiuti ricchi di carbonio vengono lasciati a terra dopo che un campo di mais è stato  spogliato delle sue pannocchie di granoturco. Da molti secoli però gli steli, le foglie e le pannocchie guaste sono rimaste cui campi per prevenire l’erosione del suolo e per permettere al successivo raccolto di approfittare del nutrimento organico fornito dai resti di quello precedente.

Sempre più spesso, però, questi avanzi vengono inviati a bioraffinerie che producono etanolo, un biocarburante oggi molti richiesto. Milioni di barili di biocarburante dovrebbero essere prodotti a partire da tali rifiuti quest’anno – solo negli Stati Uniti, uno dei principali produttori mondiali della recente risorsa energetica – la una cifra potrebbe salire a più di 10 miliardi nel 2022 per soddisfare i requisiti federali.

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Ma un nuovo studio suggerisce che questo sistema può essere deleterio per il clima, almeno nel breve termine, di quello che invece è basato sull’estrazione del petrolio e sulla combustione della benzina raffinata. I vantaggi dei biocarburanti organici ottenuti dai rifiuti del mais danno buoni risultati nel lungo periodo, ma lo studio, pubblicato online su Nature Climate Change, suggerisce che tale combustibile non avrebbe mai potuto raggiungere il punto di riferimento fissato dall’autorità americana per l’energia, nel 2007, che richiede una produzione di etanolo migliore  al 60 per cento per il clima rispetto alla benzina tradizionale.

Il problema principale è che dopo che i residui di mais vengono strappati dai campi e portati via una ingente quantità di carbonio viene persa dal terreno. Questo problema è diffuso in tutta la cornbelt, la cintura americana delle coltivazioni di mais, ma è più pronunciato in Minnesota, Iowa e Wisconsin, grazie anche ai contenuti elevati di carbonio dei suoli in quegli stati.

I ricercatori hanno usato un supercomputer per elaborare modelli interni al fine di stimare l’effetto della eliminazione massiccia dei residui di mais da 128 milioni di acri di terreno agricolo in 12 stati la cui agricoltura è basata proprio su questo cereale.

La rimozione dei residui di mais dovrebbe rilasciare dai 50 agli 80 grammi di anidride carbonica dal suolo esposto per ogni unità energetica di biocarburante prodotto. A questo si aggiungono le emissioni di scarico di CO2 del biocarburante e, voilà, si ottiene una media di 100 grammi di CO2 immesse in ogni megajoule di energia prodotta – che è un risultato al 7 per cento peggiore delle emissioni della vecchia benzina.

I principali risultati sono mostrati nel grafico seguente. La riga superiore mostra che il carbonio organico del suolo (SOC) è progressivamente diminuito nel corso di nove anni, quando i residui di mais vengono lasciato in sede. Ma quando il residuo viene trasportato fuori per essere trasformato in biocarburante, come mostrato nella riga inferiore tratteggiata, la perdita di carbonio del suolo è più rapida. La perdita di tale carbonio nel suolo è un duro colpo per un’azienda agricola – le colture hanno infatti bisogno di quella sostanza per crescere. Ma è anche un colpo per il clima, perché il carbonio finisce nell’atmosfera sotto forma di gas serra.

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I ricercatori hanno scoperto che la perdita di carbonio del suolo è un problema indipendente dal fatto che alcuni residui vengano rimossi da una parte del campo o da tutto il campo. “Se meno residuo viene rimosso, c’è meno diminuzione di carbonio nel suolo, ma si traduce in un rendimento energetico più piccolo”, ha detto firmatario di questo rapporto Adam Liska, un assistente del professore presso l’Università del Nebraska a Lincoln.

La ricerca è stata finanziata con 500 mila dollari del governo federale – che si è affrettato a mettere in dubbio questi spaventosi dati.

Un portavoce dell’EPA ha quindi detto che lo studio “non fornisce informazioni utili rilevanti per le emissioni di gas – serra del ciclo di vita della paglia tratta dal mais produttore di etanolo”. E l’industria dei biocarburanti ha lamentato il fatto che i ricercatori non hanno dato una buona spiegazione del motivo per cui le loro conclusioni contraddicano altri recenti studi.

Ma l’AP ha precedentemente messo in luce alcuni buchi sugli studi condotti dall’EPA, e i suoi scienziati hanno concluso che l’etanolo fornisce grandi benefici climatici.

E’ stato quindi chiesto a Liska come i funzionari potrebbero usare le nuove scoperte per contribuire a rallentare il riscaldamento globale. Egli ha suggerito che potrebbero farlo cominciando ad utilizzare solo le pannocchie (non dipende dal tipo di mais) . “Se le emissioni stanno per diminuire, l’EPA dovrebbe accettare questi risultati come validi”, ha risposto.

Siamo sicuri che la querelle sulla relazione tra i biocarburanti e i disagi per l’ambiente andrà avanti ancora per molto. Nel frattempo c’è anche chi pensa ad altre soluzioni, come quella di estrarre i biocarburanti dai cactus senza provocare grandi danni ambientali.

Biocarburanti: non più solo dal mais ma ora anche dai cactus

Via | grist

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