La cura contro il tumore viene dagli abissi marini

Stando alle ultime ricerche mediche in fatto di lotta la tumore uterino un barlume di speranza viene dagli abissi:

sembra che un farmaco, la trabectidina, derivato dalla “ectenascidia turbinata”, organismo marino a metà fra una spugna e un corallo, possa infatti aiutare nel combattere il tumore uterino.

La scoperta è frutto dei risultati che sono stati presentati in questi giorni al Congresso della Società Europea di Ginecologia (Esgo) tenutosi a Milano.

Il principio attivo, prodotto dalla spagnola PharmaMar, un’ azienda biotecnologica che sviluppa farmaci antitumorali esclusivamente da organismi marini, è stato autorizzato dall’ Agenzia europea del farmaco (Ema) e da quella italiana (Aifa) perché è stata dimostrata la sua efficacia sul cancro dei tessuti molli e sul cancro ovarico.

Ma all’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Umberto Veronesi si sta conducendo uno studio esplorativo per verificarne i risultati positivi anche per il carcinoma del pancreas (coordinatore Maurizio D’Incalzi).

Sono in corso serrate sperimentazioni sul farmaco che si sta rivelando utile soprattutto nel trattamento dei  tumori ovarici. Si é visto, infatti, che nelle pazienti trattate in prima linea con doxorubicina pegilata liposomiale (Dlp), il successivo trattamento con trabectidina più Dlp aumenta la sopravvivenza di 6 mesi, migliorando sensibilmente la qualità della vita.

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