Timidezza, come superarla?

Secondo le ultime rilevazioni i timidi sarebbero una popolazione numericamente elevatissima. Ma quali sono i segnali della timidezza? E per quale motivo si è timidi?

Diciamo che tutti noi in un momento più o meno lungo della propria vita abbiamo vissuto la timidezza riconoscendone i caratteristici segni:

 

difficoltà ad esprimersi

confusione

paura improvvisa

senso di paralisi

vampate di calore

A queste sensazioni si aggiungono spesso anche:

sensi di colpa

abbassamento di autostima

con conseguente aumento di:

senso di inferiorità

paura di sbagliare in ogni momento.

Eppure bisogna riconoscere che non tutte le timidezze sono uguali, anzi, ci sono molti modi di essere timidi a seconda dei motivi che la scatenano. Ci sono persone timide solo davanti agli estranei e ci sono persone timide davanti a persone dell’altro sesso o del proprio sesso.

Ovviamente le motivazioni che rendono una persona timida possono essere le più svariate: alcuni studiosi ritengono che ci può essere stata un’infanzia eccessivamente ovattata; altri invece ritengono che può essere presente una ipersensibilità emotiva che scatena la timidezza.

Anche il modo di trattare la timidezza è sicuramente basato sulla storia della persona che ne soffre.

Alcuni psicologi americani affermano che la timidezza è causata dalla eccessiva propensione alla paura del giudizio altrui e quindi suggeriscono di interrompere la preoccupazione attraverso un maggiore interessamento all’altro. In altre parole se una persona smette di preoccuparsi costantemente di come viene giudicato dall’altro esce da una visone narcisistica per la quale tutto il mondo gira intorno a lui. Ed allora può iniziare realmente ad ascoltare l’altro.

Una scena del cinema italiano che illustra egregiamente questo tipo di dinamica è quella di “Ecce Bombo” di Nanni Moretti nella quale il protagonista si interroga su quali possano essere le reazioni degli invitati rispetto ai suoi comportamenti:

Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate “Michele vieni di là con noi, dai”. Ed io: “Andate, andate, vi raggiungo dopo”.

Il timido molto spesso rimugina continuamente sulle possibili reazioni degli altri rispetto alle sue azioni.

Un altro suggerimento è quello di offrirsi maggiormente, senza tenere tutto dentro se stessi con la pretesa che gli altri vi debbano capire al volo. La comunicazione in questi casi diventa molto importante. Come ci ricordano quelli di Palo Alto è impossibile non comunicare: in tal senso mostrarsi timidi è una comunicazione dal fortissimo impatto, talvolta arrivando a sfiorare la vera e propria provocazione. Non a caso molte donne e molti uomini trovano la timidezza una forma di seduzione molto forte ed intensa.

Ritengo che il senso psicodinamico della timidezza sia molto complesso e vari da caso a caso ma in linea generale più che di una cura della timidezza credo che l’elemento centrale sia quello di comprenderne il senso sia rispetto alla propria individualità che alla dimensione relazionale.

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