Svolta nella cura dell’Alzheimer: due nuovi farmaci in arrivo

Gli esperti si dicono ottimisti: gli ultimi dati mostrano infatti un importante passo avanti nel tentativo di frenare i cambiamenti cerebrali devastanti che sono associati con una delle più subdole malattie dei nostri tempi, il morbo di Alzheimer. I risultati attesi stanno per essere pubblicati in quello che i ricercatori sperano sia uno studio che segna un punto di svolta.

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I risultati di due studi clinici riveleranno come dei nuovi farmaci a bersaglio colpiscano le cause profonde della malattia, piuttosto che mascherare i suoi sintomi. I maggiori esperti di demenza del mondo si sono riuniti presso l’Alzheimer’s Association International Conference a Washington per sentire come solanezumab e aducanumab potrebbe portare a una nuova cura.

Gli studi presentano intanto stime inquietanti, come ad esempio il fatto che più di due milioni di cittadini britannici stanno per essere colpiti dalla malattia della demenza entro il 2050. I ricercatori britannici hanno invece detto che i trattamenti innovativi offrono un “senso di speranza” nella lotta contro la malattia.

Un ricercatore del morbo di Alzheime, il professor Christian Holscher, della Lancaster University, ha detto: “Sono fiducioso per il fatto che alcuni dei nuovi approcci saranno utili realmente per migliorare la condizione di vita delle persone ammalate e sono abbastanza sicuro che troveremo una cura per questa terribile malattia entro pochi anni. Questo è un momento in cui bisogna essere ottimisti. Ci sono una serie di interessanti sperimentazioni in diverse parti del mondo in esecuzione al momento e sono sicuro che alcuni di loro produrranno buoni risultati “.

I due nuovi farmaci funzionano in modo simile, puntando i grumi di proteine ​​adesive che si formano nel cervello dei malati. La ricerca ha fatto conoscere gli effetti e i risultati di solanezumab, un trattamento a base di anticorpi prodotto dal gigante americano del farmaco Eli Lilly, in grado di contenere la malattia nelle persone che iniziano a prenderlo nelle prime fasi della malattia stessa.

Il trattamento sembra stabilizzare la memoria e le capacità cognitive nei pazienti, affrontando la “patologia di base” della condizione. Il raduno mondiale è servito anche per far conoscere gli effetti e i risultati di aducanumab, realizzata dalla società statunitense Biogen, che sembra in grado di invertire l’accumulo di beta-amiloide, una proteina tossica associata con il declino mentale nella malattia.

I ricercatori dicono che l’impatto del farmaco, noto anche come BIIB037, “potrebbe essere enorme”, dopo aver effettuato un test su 200 persone e avere individuato una “dose di Goldilocks” ideale – non troppo grande, non troppo piccola.

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Il morbo di Alzheimer si sviluppa quando strati di una proteina tossica si accumulano nel cervello, intaccando le cellule nervose. Si verifica comunemente negli over 65 e il suo biglietto da visita è il rapido deterioramento del comportamento, delle competenze linguistiche e della personalità. Non vi è attualmente alcuna cura. Ed è passato più di un decennio dopo che l’ultimo farmaco è stato approvato, a causa anche del fatto che i finanziamenti per la ricerca sulla demenza senile restano minuti rispetto ad altre malattie come il cancro.

Ma dopo questa conferenza internazionale i ricercatori prevedono di annunciare una svolta significativa nella corsa verso una cura.

La dottoressa Laura Phipps, di Alzheimer Research UK, ha detto: “E ‘passato più di un decennio da quando l’ultimo farmaco contro il morbo di Alzheimer è stao approvato, ma non vi è attualmente un maggior senso di ottimismo rispetto al passato circa la ricerca di nuove terapie per questa malattia che ha il potere di sconvolgere la vita. “Ora ci sono una serie di trattamenti nuovi di cui si parla negli studi clinici – il defiunitivo, il più importante banco di prova per ogni nuovo farmaco.

“Ci mancano attualmente trattamenti che possono fermare o rallentare la malattia e il successo in questo settore potrebbe avere importanti implicazioni per persone con la malattia di Alzheimer in stato avanzato e le loro famiglie. “I risultati attesi ci diranno di più circa gli effetti dei due farmaci progettati per agire sul processo della malattia di base e non vediamo l’ora di vedere questi dati.”

Il dottor James Pickett della Alzheimer’s Society ha aggiunto: “C’è un disperato bisogno di trattamenti contro il morbo di Alzheimer che possano rallentare la progressione della malattia e la comunità dei ricercatori è entusiasta per i risultati della conferenza di questa settimana.”

Ma oltre al progresso di tipo tecnologico, la ricerca sul morbo di Alzheimer si avvale da poco anche di nuovi strumenti di tipo diagnostico. E’ stata infatti messa a punto una nuova macchina diagnostica che è in grado di predire il decorso della malattia prima che colpisca. Un grandioso passo avanti della ricerca medica nei confronti di una malattia così penalizzante e invalidante per le persone.

Via | express

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