Disturbo post-traumatico da stress

Sono molti gli studi e le testimonianze che dimostrano come una esperienza traumatica può modificare in maniera sostanziale il benessere psicologico di una persona, producendo peraltro numerosi danni. A tal proposito, basti pensare ad esempio all’osservazione clinica dei veterani della I e II Guerra Mondiale, per avere una stima delle problematiche che possono insorgere in rapporto agli eventi traumatici.

Ma, con esattezza, quali sono i sintomi del disturbo post-traumatico da stress? E come fare per intervenire efficacemente?

Innanzitutto possiamo definire il disturbo post-traumatico da stress come una particolare condizione che insorge quando l’individuo è esposto ad un particolare evento o trauma. Ciò ha conseguenze sia a livello fisico, che psicologico e sociale.

Bisogna immaginare l’evento traumatico come una situazione molto particolare, e che quindi al di fuori dalle usuali esperienze umane, come situazioni in cui è minacciata la propria esistenza, o di un proprio caro, o nel caso in cui si è testimoni di una calamità naturale o di un ferimento o di un assassinio.

Si tratta evidentemente di situazioni limite nelle quali la persona successivamente può presentare vari modalità di reazione come ad esempio nel caso della rimozione dell’evento o una ripetizione compulsiva dell’evento stesso attraverso incubi e flashback. La persona cerca, in tal senso, di elaborare la situazione, vivendo uno stato di impotenza continua, colpa e paura per l’avvenimento, rabbia verso se stessi annessi a sensi molto forti di vuoto.

Anche dopo un certo periodo di tempo, anche se in apparenza c’è un recupero della propria stabilità emotiva, molto spesso tutto questo è solo momentaneo:

difatti molto spesso i sintomi si riacutizzano diventando cronici. Vi è un senso emotivo di estrema vulnerabilità , un senso di esaurimento psichico, stati alterati di coscienza, depressione, disturbi del sonno, veri e propri attacchi di panico, un frequente senso di depersonalizzazione con una conseguente perdita di fiducia e autostima personale che talvolta sfocia in una vera e propria disperazione.

Per poter parlare di diagnosi di disturbo post-traumatico da stress bisogna dire che questi sintomi devono essere presenti per almeno due mesi, compromettendo quindi la normale funzionalità dell’individuo, sia sul piano lavorativo, che affettivo ed interpersonale.

Talvolta al disturbo post-traumatico da stress si associano anche altre problematiche:

possono riguardare problematiche familiari e coniugali ma anche problematiche nella sfera sessuale, disturbi di personalità e frequentemente abuso di sostanze stupefacenti.

Bisogna dire inoltre che sono molti gli approcci che hanno cercato di trovare delle risposte alle problematiche presentate nel disturbo post-traumatico da stress:

vi sono gli approcci di terapia sistemica familiare, di approcci psicodinamici, comportamentali, cognitivo-comportamentale, psichiatrici.

Ovviamente, l’intervento clinico da effettuare è sempre in relazione alla diagnosi e alle esigenze della persona in particolare:

un tipo di intervento ad esempio adatto per un adulto può essere completamente inefficace e controproducente in un adolescente o in un bambino.

L’accortezza del clinico sarà appunto quello di saper prendere in considerazione tutti questi fattori, per poter intervenire nel modo più efficace possibile.

Inoltre è sempre utile che il Terapeuta tenga conto delle emozioni in lui evocate per poter essere consapevole degli effetti e di possibili risonanze interne.

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