Olio di palma, tutto quello che devi sapere

L‘olio di palma fa davvero male alla salute o si tratta dell’ennesimo caso alimentare del momento, gonfiato da una tardiva moda salutista? Per anni il mondo occidentale si è nutrito dell’olio di palma coltivato e prodotto in oriente, dove questa coltura – rivelatasi molto redditizia – ha preso sempre più piede, anche a scapito delle specie vegetali autoctone. Nel frattempo, nel mondo globalizzato sono comparse tonnellate e tonnellate di alimenti confezionati con il grasso vegetale più a buon mercato del pianeta e persino le aziende che non l’avevano ancora introdotto tra i propri ingredienti hanno cominciato ad usarlo. Per poi fare improvvisamente marcia indietro. 

Nel giro di qualche mese, infatti, lo “sconosciuto” olio di palma – uno dei tanti grassi silenti utilizzati dall’industria alimentare – ha richiamato su di sé l’attenzione di medici, dietologi, nutrizionisti, cardiologi, botanici ed ecologisti, ed è arrivato a scomodare dalle loro poltrone persino i magnati dell’industria e gli ambasciatori per i diritti umani nel mondo.

L’olio di palma fa male o fa bene?

L’olio di palma è diventato così un vero caso internazionale: un inquilino a pieno titolo del mondo globalizzato di cui nessuno sembrava ancora essersi accorto. Ma nell’attuale braccio di ferro che si è venuto a creare tra detrattori e riabilitatori, chi ha veramente ragione? Che cosa dovrebbero pensare i consumatori quando fanno la spesa e che tipo di uso sarebbe giusto fare di questo olio tanto discusso?

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Ecco tutto quello che c’è da sapere sul “famigerato” olio di palma.

Cosa contiene l’olio di palma

Grazie a giornali e media tutti ormai probabilmente sappiano che l’olio di palma è un olio vegetale estratto dai semi – detti drupe – di un particolare tipo di palma da olio (quelle appartenenti alla specie Elaeis). Più importante, però, è sapere che cosa contiene. La lista dei suoi componenti nutrizionali comprende infatti:

  • grassi saturi – tra cui l’acido palmitico
  • grassi monoinsaturi (acido oleico) e polinsaturi (acido linoleico)
  • vitamine e antiossidanti.

Queste caratteristiche l’hanno reso particolarmente adatto ad essere utilizzato dall’industria alimentare, soprattutto a partire da quando, qualche decennio fa, dalle normative internazionali si è vista negare la possibilità di continuare a fare uso dei cosiddetti grassi trans, tra cui figurano i tanto discussi grassi idrogenati. Messe al bando le margarine vegetali responsabili dell’innalzamento dei livelli del colesterolo cattivo (LDL) e della formazione delle placche aterosclerotiche nel sangue, l’olio di palma appariva come la scelta ideale per la sua consistenza – morbida, dovuta all’alta presenza dei grassi saturi -, al suo sapore – praticamente inesistente – e al suo costo – decisamente più economico degli altri oli vegetali, come quello di oliva o di girasole.

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Quali alimenti contengono olio di palma

La lista degli alimenti che contengono l’olio di palma è in verità molto lunga. Tutti i prodotti da forno dell’industria alimentare e di quella dolciaria possono contenere olio di palma, perché ricchi di grassi. Dai biscotti ai gelati, dai cracker alle creme spalmabili. Ma non solo. L’olio di palma è l’olio vegetale più usato al mondo e viene ad essere impiegato non solo nell’industria alimentare ma anche in quella chimica e in quella cosmetica. E’ necessario stare attenti dunque a saponi, shampoo e detersivi per la casa. E quando non lo si mangia o lo si usa per l’igiene quotidiana, l’olio di palma è utilizzato come biocarburante. Il perché di tutto questo? La palma che lo produce è una specie vegetale con una resa altissima: basta un piccolo fazzoletto di terra per ottenere una produzione più che abbondante.

Gli effetti dell’olio di palma sulla salute

Le preferenze accordate dall’industria all’olio di palma sono quindi ben chiare. Ma, visto che si tratta di una materia prima di cui le aziende fanno ormai grande uso, quali sono i reali effetti dell’olio di palma sulla salute? Da quando è scoppiato il dibattito su questo ingrediente, l’olio di palma è stato oggetto di molti studi scientifici, di molte più ricerche che in passato, ed è finito sul banco degli imputati come responsabile di una serie di problemi di salute. E’ stato infatti imputato all’olio di palma di far innalzare in maniera esagerata i livelli di colesterolo, di promuovere l’obesità, di accrescere il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 – il diabete mellito -, e persino di essere potenzialmente cancerogeno. Vediamo quindi come districarsi tra tutte queste accuse.

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L’olio di palma contiene grassi saturi almeno al 50 per cento dei suoi componenti e, come tutti i grassi saturi, anche quelli assunti attraverso l’olio di palma sono responsabili dell’aumento di colesterolo cattivo nel sangue e dell’incidenza delle malattie cardiovascolari. Per quanto riguarda invece l’obesità, deve essere vista in parte come conseguenza di uno stile alimentare scorretto, imputabile ad un consumo eccessivo di olio di palma ma non solo. Per quanto riguarda invece le altre importanti patologie citate, quali il diabete mellito e il cancro, al momento nessuno studio scientifico ha dimostrato una diretta correlazione tra olio vegetale e malattia.

> Plasmon toglie l’olio di palma dai suoi biscotti

Quanto olio di palma si può consumare

Alla luce dell’alto contenuto di grassi saturi presenti all’interno dell’olio di palma, e delle sue conseguenze negative per la salute, sarebbe buona norma allora per i consumatori limitare l’uso di quest’ultimo, dal momento che l’alimentazione comune già porta all’introduzione di un numero abbastanza alto di grassi dannosi. A seconda del regime alimentare che si segue, ogni consumatore dovrebbe decidere se acquistare i prodotti che contengono olio di palma o preferire quelli che non lo contengono. Questa scelta oggi può essere fatta anche al supermercato leggendo le indicazioni riportate sulle confezioni, quando viene esplicitamente indicato e sulle etichette nutrizionali.

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Dal punto di vista meramente quantitativo, la percentuale dei grassi saturi consumati non dovrebbe superare il 10 per cento del totale dei lipidi introdotti con la dieta, o il 7 per cento se si sono già avuti problemi cardiovascolari.

L’olio di palma nelle etichette

Prima del 13 dicembre 2014 le etichette dei prodotti alimentari normalmente distribuiti nella zona UE non riportavano affatto la dicitura “olio di palma“. E’ stata infatti l’introduzione di nuove normative comunitarie a obbligare i produttori a sostituire le precedenti diciture “olio o olii vegetali” con la specifica del prodotto utilizzato. Da queste semplici e apparentemente innocue parole si può dire che abbia avuto origine l’intera vicenda dell’olio di palma. I consumatori, infatti, per la prima volta hanno saputo di cosa si erano nutriti per anni.

Nella lettura delle etichette, tuttavia, medici e nutrizionisti consigliano di non concentrarsi mai su un unico ingrediente. La valutazione di un prodotto alimentare dovrebbe essere fatta sempre nel suo complesso, sulla base anche degli altri nutrienti e delle altre sostanze che esso contiene. Oltre all’olio di palma e dunque al contenuto intrinseco di grassi insaturi, si dovrebbe tenere sott’occhio negli alimenti anche il contenuto degli altri grassi e zuccheri, che, se assunti in abbondanza, possono parimenti trasformarsi in fattori di rischio. E ogni etichetta, inoltre, dovrebbe poi essere confrontata con l’effettivo fabbisogno giornaliero di ogni singolo individuo.

Gli alimenti più ricchi di olio di palma

Ma se si volesse ragionare solo su base statistica, quali sarebbero gli alimenti da evitare perché maggiormente prodotti con olio di palma? Secondo i nutrizionisti, gli alimenti industriali in cui viene fatto un maggiore uso statistico dell’olio di palma sono le creme spalmabili. L’olio di palma, infatti, conferisce a questi ultimi morbidezza e giusta consistenza al palato. Un discorso simile si può fare anche con i gelati; in questi ultimi, tuttavia, il sapore è molto diverso, perché un gelato artigianale a base di panna è facilmente distinguibile da un gelato realizzato con olio di palma.

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Le possibili alternative all’olio di palma

Il campo delle possibili alternative all’olio di palma è straordinariamente vasto, per fortuna. Oltre all’utilizzo del burro, tra gli oli vegetali la dieta mediterranea propone il salutare olio di extravergine di oliva, ma in generale una buona alimentazione dovrebbe puntare a ridurre il contenuto dei grassi saturi e ad aumentare quelli monoinsaturi e polinsaturi. Questi ultimi sono contenuti ad esempio nella frutta secca e nel pesce, senza contare la possibilità di preferire, sebbene anche in questo caso, con moderazione, i dolci fatti in casa rispetto a quelli confezionati.

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