Alcool e guida pericolosa: un’analisi

Ennesima tragedia consumatasi in strada: il conducente di un’auto, in stato di ebbrezza alcolica, si scontra ad alta velocità contro un’utilitaria uccidendo madre e due figli.

I giornali ne danno notizia, se ne parla tra amici o in famiglia, stupore misto a rabbia serpeggia tra la gente comune e poi?

L’interesse svanisce,  si torna alla quotidianità e si tende a dimenticare quella che sta diventando una vera e propria carneficina: la morte di esseri umani per conto di altri esseri umani che sovvertono le regole del vivere civile e attuano comportamenti rischiosi non solo per se stessi ma per l’intera comunità.

Il fenomeno dilagante dei comportamenti a rischio dovuti all’abuso di alcool durante la guida non deve essere sottovalutato perché troppe sono le persone coinvolte:

 

il guidatore in stato di ebbrezza, un soggetto con una patologia importante che non si può certo liquidare come “occasionale” ma che nasconde disagi e fratture profonde della personalità che vanno opportunamente trattate;

le vittime degli incidenti stradali che lasciano famiglie “spezzate” ed incredule di fronte all’evento inaspettato;

le persone sopravvissute all’incidente,  che subiscono una forte alterazione della qualità della vita e che devono fare i conti, personali ed emotivi, con quanto accaduto;

infine, gli innumerevoli costi sociali, sanitari, economici ed umani che pesano sul privato cittadino e sulla comunità tutta che non possono non essere guardati con un certa preoccupazione.

Anche se un’inversione di tendenza inizia ad insinuarsi tra il sentire comune, complici le politiche sociali e i mass media, la società odierna tende ancora a giustificare i comportamenti legati all’abuso di alcool inscrivendoli all’interno di uno spazio di “consenso” che contribuisce soltanto a sottostimarne la gravità:

tra gli adolescenti, per esempio, vi è l’idea che bere conferisca un certo fascino, capacità dialettica e carisma e permetta di allargare il giro delle amicizie.

In generale vi è la tendenza a minimizzare gli effetti dell’alcool, soprattutto se si “alza il gomito” magari solo nel fine settimana, in quanto usanza comune, conviviale e tutto sommato “permessa”.

La realtà purtroppo è un’altra:

bere in maniera eccessiva e continuativa distrugge il nostro corpo, riduce le capacità cognitive, altera la percezione del pericolo, allenta l’ansia ma fa abbassare il livello di vigilanza: diminuendo il controllo delle proprie azioni, l’individuo può attuare comportamenti rischiosi, in particolare se decide di mettersi alla guida di un veicolo.

La persona che abusa di alcool non solo può andare incontro a seri problemi di salute ma può arrivare ad una vera e propria dipendenza dalla sostanza alcolica, non riuscendo più a privarsene ed arrivando a modificare, anche radicalmente, abitudini e stile di vita con un impatto negativo sulla qualità delle relazioni interpersonali. Tra intontimento, aggressività ed ilarità, l’individuo in stato di ebbrezza costruisce un falso-sè grandioso ed onnipotente che si rivela tuttavia illusorio e compensativo di bisogni più profondi  ma non soddisfatti nella vita “reale”.

E’ necessaria una presa di coscienza forte della complessità del fenomeno da parte delle istituzioni, delle scienze mediche sociali, psicologiche, che conduca ad un’integrazione di interventi mirati a ripristinare un sentire “etico” e responsabile del consumo di alcool.

Attivare strategie operative che superino le barriere dipartimentali e settoriali dei servizi e che, partendo dal singolo, si addentrino all’interno delle famiglie e dei gruppi, permetterebbe la costruzione di quel tessuto sociale basilare per recuperare il senso di responsabilità,  l’emotività repressa,  il rispetto per se stessi e per gli altri.

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