Fumo e Adolescenza

Il fumo provoca dipendenza sia di tipo fisico sia di tipo psicologico. La nicotina può essere considerata alla stregua di una droga, non solo per la dipendenza che determina, ma anche per la velocità con cui giunge al cervello, ossia la sua azione psicoattiva tipica delle droghe più forti.

La classica sigaretta è composta da molti elementi che durante la combustione sprigionano circa 4 mila sostanze chimiche perlopiù tossiche, irritanti e cancerogene.

I danni fisici del fumo dipendono dalla quantità e dalla qualità dell’esposizione, in termini di numero di sigarette fumate al giorno, anzianità di fumo, profondità dell’inalazione ecc.

Le condizioni disabilitanti o mortali attribuibili al fumo sono tante e vanno dal cancro ai polmoni (principale responsabile) a quelli alla vescica, al fegato, all’esofago, alla laringe e al pancreas. Il fumo è anche causa di diverse malattie cardiovascolari, ha effetti sul cavo orale, provoca danni di tipo dermatologico e influisce sulla funzionalità del sistema immunitario e dell’apparato riproduttivo.

Questa breve e generale descrizione dei principali effetti del fumo sulla salute umana fa sì che esso possa essere descritto quale killer silenzioso. In effetti, non c’è ancora abbastanza consapevolezza tra gli adolescenti sugli effetti di lungo periodo del fumo sulla salute. Inoltre, laddove queste conoscenze sono illustrate agli studenti, raramente conducono a un cambiamento di atteggiamento.

La spiegazione di questo fenomeno concerne l’insieme di bisogni psicologici e i diversi significati che sono attribuiti a questo comportamento.

Il significato “funzionale” del fumare si lega spesso al bisogno di appartenere al gruppo dei pari, alla voglia di trasgressione verso regole viste come limitanti, alla necessità di differenziarsi dai genitori e dagli adulti, alla ricerca di una propria identità adulta e alla possibilità di gestire lo stress.

Su queste basi, l’adolescente si trova spesso, e perlopiù in maniera inconsapevole, a preferire il vantaggio immediato che gli da, ad esempio, l’essere accettato in un gruppo o il definire la propria identità attraverso dimensioni trasgressive, piuttosto che aderire a un modello di comportamento sano che ha senso solo in una visione di prospettiva.

L’adolescente considera più importanti le preoccupazioni relative alla scuola, all’aspetto fisico o alle relazioni con i pari piuttosto che quelli che riguardano il fumare. In tal senso, l’identificazione e l’analisi dei bisogni psicologici può contribuire ad affrontare il problema del “fumatore consapevole” andando aldilà della semplice informazione e lavorando sulla consapevolezza e sui processi motivazionali.

In Italia i fumatori corrispondono al 29,2% (35% dei quali maschi e 23,8% femmine). I fumatori della fascia di età 15-24 anni sono in aumento (il 30% dei maschi e il 27% delle femmine sono fumatori regolari). In particolare, la fascia di età 15-16 anni rappresenta una fase delicata rispetto all’abitudine al fumo per diverse ragioni. Tra queste c’è sicuramente il fatto che in questa fase, per motivi legati all’identità, l’adolescente si “inizia” al fumo.

Indagare la questione dei motivi che spingono molti adolescenti a rivolgersi alla sigaretta

può essere la chiave per scoprire i meccanismi psicologici legati al gesto e quindi al “vizio”.

Sembra che le molte campagne contro il fumo promosse negli ultimi anni abbiano prodotto una certa sensibilizzazione e, per così dire, “convinto” gli adolescenti che fumare conduce ad alte probabilità di ammalarsi in futuro, senza però influenzare o rinforzare il desiderio di smettere nel presente.

Il risultato è che negli interventi nel contesto scolastico, ad esempio, si trovano spesso studenti consapevoli del fatto che fumare rappresenta sia un aspetto “negativo” che un aspetto considerato “positivo”:

dannoso e negativo per la salute futura, ma anche fondamentale per i rapporti e per la gestione degli stessi.

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