Emozioni e stress nell’adolescenza

Quando si implementano interventi di promozione della salute nella scuola, si viene a contatto con la realtà degli adolescenti e ci si trova spesso di fronte ad una contraddizione:ragazzi che pur conoscendo gli stili di vita corretti per una buona salute fisica e mentale, si trovano a praticare comportamenti o a stabilire relazioni dannose per sé o per gli altri.Pensiamo, ad esempio, all’abuso di alcol, alla dipendenza dalle droghe o al gioco d’azzardo.

Secondo molti esperti, ci sono due caratteristiche alla base di scelte di questo tipo:

un particolare momento di fragilità; il bisogno di “nutrirsi” con qualcosa di esterno che sia capace di fungere da “riempimento” volto a colmare una specie di “mancanza”. Questa mancanza è spesso sintomo interno di un vuoto che può derivare dal fallimento di certe relazioni o da cambiamenti intercorsi durante il processo di crescita. L’adolescente si trova cioè a confrontarsi con la crescita che comporta nuovi equilibri o adattamenti sociali, l’allontanamento dalla famiglia, la ricerca della realizzazione personale e professionale, il bisogno di confrontarsi con un gruppo e quindi con regole nuove e magari meno “protettive”.

Tutti aspetti che possono creare disagio, vuoto interiore in un periodo della vita in cui la fragilità è spesso dietro l’angolo e l’adolescente sta maturando la propria identità e ricercando l’autonomia.

Lo stile di vita non corretto dell’adolescente, in termini di salute psico-fisica, dipende spesso dal contesto familiare, sociale e culturale da cui proviene.

Infatti, per alcuni non è semplice adottare degli stili di vita sani quando gli mancano delle “strutture psicologiche” o familiari capaci di garantire una sorta di fattore di protezione. In tal senso, si possono trovare zone o quartieri, ad esempio, dove è facile trovare determinati stili di vita non corretti proprio per gli effetti dell’ambiente socio culturale di appartenenza.

In questi casi, gli interventi di promozione della salute non sono facili in quanto bisogna fare i conti con lo stress psico-sociale che è alla base di particolari fragilità di questi adolescenti. Questi giovani dovrebbero riferirsi alle proprie potenzialità e cercare di utilizzare le proprie risorse personali, che sono quasi sempre maggiori di quello che essi pensano, e provare quindi a gestire le situazioni di disagio.

Molto spesso, invece, mancando quel sostegno che è allo stesso tempo pratico e affettivo che dipende dalla famiglia, lo stress emotivo si impossessa del giovane portandolo a forme di ansia e a ricercare modalità per scaricare la tensione. I comportamenti conseguenti attivano quindi specifiche “funzioni”, cioè sono interessanti per l’adolescente perché gli permettono di “rispondere” ad un disagio in un modo che gli permette di crearsi o rafforzare un certa identità ancora in costruzione.

In effetti, non è in discussione “lo sballo” del giovane o la sua voglia di indipendenza e di sperimentazione, quanto piuttosto la solitudine affettiva e l’eventuale incapacità a gestire gli stress emotivi.

Questi sono gli aspetti da approfondire nel rapporto con gli adolescenti, evitando le inutili proibizioni e quelle punizioni volte solo a bloccare un comportamento invece di proporne di nuovi come vie alternative e magari meno “tossiche” del vivere.

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