Come avere una buona autostima?

Molto spesso si parla diffusamente di autostima, dei metodi per accrescerla, dell’importanza del sapersi valorizzare.

Ma cosa si può fare veramente per avere una buona autostima, che non sfoci automaticamente in un becero narcisismo, o in una forma di presunzione arrogante?

Innanzitutto dobbiamo distinguere tra comportamento e rappresentazione mentale:

una cosa è, ad esempio, essere assertivi e quindi comportarsi in maniera decisa; un’altra è avere una rappresentazione sicura di se stessi.

Difatti sono molti che pur avendo un comportamento in apparenza sicuro, in realtà sono solo presi da un tentativo di simulazione di una sicurezza che non provano realmente:

difatti basterebbe fare un buon corso di teatro per essere sicuri di se stessi

Ma come fare per avere un comportamento sicuro che sia la fioritura di un proprio modo di sentirsi, di percepirsi profondamente?

▪   La prima condizione essenziale per avere una buona autostima è avere uno o più obiettivi.

In apparenza può sembrare una banalità, ma avere degli obiettivi stabilizza fortemente l’identità di una persona. Il “vivere alla giornata”, senza scopi e senza desideri può svolgere una funzione per la cultura adolescenziale o in India dove le persone hanno dei riferimenti sociali completamente diversi. Ma se siete fuori dal periodo dell’adolescenza e non vivete a Calcutta allora sapere quali sono i vostri obiettvi vi aiuterà fortemente.

▪   La seconda condizione chiave è il confrontare i propri obiettivi con la realtà.

Non basta pensare di avere l’obiettivo di fare un lavoro migliore o avere una relazione soddisfacente perchè questo vi dia sicurezza: avete bisogno di confrontare questo obiettivo con la realtà esterna, riuscendo a valutare la progressione dei vostri obiettivi. Al contrario sarebbe come andare in palestra per perdere peso e non avere nessun risultato. Guardare al raggiungimento dei vostri obiettivi, notare quanti passi fate verso la direzione desiderata ha una forte influenza sulla vostra autostima.

▪   La terza condizione, infine, è l’importanza di saper comunicare tutto questo.

Non si tratta di un elogio all’atteggiamento di chi si “vanta” delle sue imprese, assolutamente. Ma sapersi mostrare sicuri dei propri obiettivi, del riscontro che ottenete sul piano di realtà, di quello che vivete, sarà una condizione fondamentale nel rapportarsi con gli altri.

L’atteggiamento remissivo di chi sembra dire sempre “Ma come è buono lei” agisce spesso in termini di evocazione di tendenze sadiche nell’altro. Essere sicuri di quello che si pensa e si desidera invece ha una funzione contenitiva e permette uno scambio adulto e meno regressivo.

Taluni identificano l’attegiamento remissivo con la buona educazione:

eppure sono due cose completamente diverse. Si può essere sicuri di se stessi ed essere educati proprio sulla base di questa sicurezza personale, come si può essere remissivi e totalmente incapaci di buona educazione.

La cosidetta “buona educazione” non è il sottomettersi all’altro, ma il costruire delle regole del gioco che siano basate sullo scambio reciproco. Solo chi è veramente sicuro di se stesso può utilizzare le “buone maniere” non in maniera formale o strumentale e manipolatoria, ma come espressione della propria identità.

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