In quale città si vive meglio?

Ogni anno nel mese di Gennaio arriva puntuale la classifica del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nelle città italiane.

Questa classifica è ormai un classico e tutti i quotidiani e i telegiornali, nonché le riviste e le trasmissioni di approfondimento, riportano l’aggiornamento dell’ultimo anno appena trascorso rispetto alle città dove si vive meglio. Le città italiane con la più alta qualità della vita, stando a questa classifica, sono sempre le città del nord Italia.

Negli ultimi anni, le città dove si vive meglio sarebbero quindi Bolzano, Trento, Sondrio, Trieste, Siena e Aosta, mentre quelle dove si vive peggio sarebbero Napoli, Foggia, Caserta, Trapani, Reggio Calabria e Caltanissetta. La classifica proposta dal Sole 24 Ore tiene in considerazione i seguenti parametri:

tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, popolazione, ordine pubblico e tempo libero.

Si tratta di parametri di tipo socioeconomico, con una prevalenza di aspetti economici legati alla ricchezza ed in linea con l’expertise del quotidiano che propone questa analisi. Classifiche e studi simili esistono anche a livello europeo. Qui gli Stati con il più alto livello di qualità della vita, calcolato su parametri simili a quelli considerati per le provincie italiane, sono quasi sempre quelle del nord Europa come i Paesi scandinavi, la Danimarca e il Lussemburgo. I Paesi con il livello di qualità della vita più scarso all’interno dell’Europa unita sono invece spesso il Portogallo e la Grecia, ma anche l’Italia si posizione spesso nella parte bassa della classifica.

La critica a questi dati e a queste classifiche sta proprio nella definizione del concetto di qualità della vita. Certamente il tenore di vita di tipo economico, i servizi e l’urbanizzazione, ad esempio, hanno un rapporto forte con la qualità della vita, ma la tipologia e la qualità delle relazioni umane e, per così dire, la “felicità” o lo stress delle persone non sono considerati.

Questi elementi sono fondamentali per la qualità della vita e la soddisfazione delle persone.

Su queste basi, qualche hanno fa fu pubblicata una classifica per così dire alternativa sulla qualità della vita nel mondo che vede al primo posto lo Stato di Vanuatu, un’isola del pacifico nel continente dell’Oceania. La ricerca del 2006 è stata condotta dalla New Economics Foundation e basata su criteri come l’ambiente di vita, la durata media della vita, e il benessere degli abitanti inteso in senso molto ampio. La classifica vede nelle prime posizioni Paesi insospettabili, mentre nessuno dei paesi del G8 si trova nei primi 50 posti.

Il concetto di qualità della vita si definisce quindi in base ai criteri che vengono scelti per valutarla. Se consideriamo, ad esempio, il tasso di suicidi e tentati suicidi scopriamo che Paesi europei come la Finlandia, sempre tra i primi posti in termini di qualità della vita, risulta al primo posto in Europa.

Come si spiega questa incoerenza?

Semplicemente con fatto che queste analisi valutano ciò che è obiettivamente misurabile come il tenore di vita o l’esistenza di determinati servizi, mentre non valutano altri aspetti comunque valutabili come la qualità delle relazioni interpersonali. Anche in Italia sono presenti questo tipo di incoerenze, considerando che proprio in molte città del nord Italia i casi di suicidio e tentato suicidio sono superiori a quelli del sud Italia.

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