Cibo: cosa rappresenta per l’uomo di oggi?

Quanto è importante per l’essere umano il cibo? Quanto il mangiare determina il benessere individuale e in che misura può causare sofferenza o disagio?

Parlare di cibo vuol dire arricchire il pensiero di molti riferimenti e significati che si perdono nella notte di tempi e arrivano fino ai nostri giorni. I nostri avi per ingraziarsi gli dei, offrivano loro cibo, o danzavano per favorire la pioggia e per avere raccolti abbondanti; gli antichi Romani erano soliti soddisfare le papille gustative con ricchi banchetti ed erano in grado di mangiare grandi quantità di pietanze per molto tempo; per mancanza di cibo o a causa di acqua contaminata sono morte e continuano a morire migliaia di esseri umani che vivono non molto lontano da noi; infine, molte persone digiunano per purificare lo spirito, altre per dissenso, per una richiesta di lavoro o per protestare contro i mali del mondo.

Come vedete, il cibo racchiude in sé un enorme potere e il destino dell’uomo è fortemente collegato ad esso. In una società come quella odierna dove consumiamo di tutto e sprechiamo risorse a non finire, il cibo diventa una sorprendente metafora dei disagi profondi dell’umanità e un indicatore davvero interessante sia dei pensieri e degli stati emotivi che albergano in ognuno di noi e sia del modo in cui “funzioniamo nel mondo”.

Il mangiare è legato innanzitutto alla necessità: ingerire del cibo ci permette, senza alcun dubbio, di vivere, ed inoltre di soddisfare il corpo e di far funzionare la mente. Tuttavia non si mangia solo per fame.

Il rapporto cibo-individuo ruota intorno non ad uno ma a più contesti sociali: si va a pranzo con i colleghi, agli aperitivi con gli amici, a cena con i partner o con la famiglia. Si mangia mentre si fanno altre cose, mentre si cammina, mentre si lavora.

Il cibo parla dell’uomo, del modo in cui interagisce con gli altri, delle sue idee e convinzioni, delle sue ansie e paure.

Si mangia per:

autoaffermazione

 

consolarsi da una delusione

 

la fine di una relazione sentimentale

 

noia

 

solitudine

 

festeggiare una promozione

 

perché non si può farne a meno

Il cibo, inserito nell’ingranaggio consumistico moderno, ha perso sempre più la valenza legata alla convivialità e alla propria oggettiva funzionalità (nutrimento), diventando

contenitore di alcuni vuoti relazionali ed emotivi umani

o

condanna per chi non riesce a raggiungere un mito di magrezza socialmente riconosciuto.

Entrambe le strade portano a conseguenze ulteriormente problematiche: obesità, anoressia, bulimia, depressione, ossessione di dimagrire e insicurezza.

Come psicologa non posso non interrogarmi su come intervenire per salvaguardare la salute e il benessere della comunità.

Sicuramente è necessario un lavoro capillare tra i diversi professionisti della salute e tra essi e la comunità costituita da cittadini, organi politici, strutture sanitarie e scolastiche.

E’ necessario prevedere interventi mirati e un supporto costante all’individuo nelle diverse fasi di crescita, partendo dalla scuola, per passare poi al tempo libero, all’inserimento lavorativo, all’età adulta perché la salute dell’individuo è la salute della comunità.

Potenziare interventi di prevenzione piuttosto che di “riparazione” non solo diminuirebbe i costi sociali e umani della malattia ma permetterebbe all’individuo di sentirsi parte di una comunità che anche lui ha contribuito a creare, superando dipendenze, frustrazioni e male di vivere.

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