Bassa ed alta autostima

La scarsa autostima o l’insicurezza sono spesso alla base di molti problemi psicologici e sono anche fonte di sofferenza e disagio perché si manifestano soprattutto all’interno delle relazioni interpersonali.

L’autostima riguarda la valutazione che una persona ha di sé stessa, valutazione che si posizione all’interno di un continuum che va dal polo negativo, caratterizzato dal più basso livello di autostima possibile, a quello opposto positivo, dove il livello di autostima è al suo livello più alto possibile. In generale il miglior di autostima si trova in una posizione centrale all’interno di questo continuum.

In effetti, un’autostima eccessivamente alta rende la persona talmente sicura da non accorgersi dei propri errori o imparare dal rapporto con gli altri, mentre un’autostima troppo bassa rende la persona troppo insicura e incapace di gestire, a volte, i rapporti interpersonali.

La bassa autostima è comunque un problema generalizzato e che riguarda molte persone.

L’insicurezza, la difficoltà a risolvere o affrontare i problemi, l’indecisione e la difficoltà a gestire le emozioni di certi rapporti interpersonali sono aspetti che limitano la tranquillità e la soddisfazione  delle persone con bassa autostima. Inoltre, la bassa autostima significa anche essere maggiormente vulnerabili all’ansia e allo stress ed essere, in alcuni casi, anche dipendenti dal pensiero degli altri su sé stessi.

Ecco quindi che avere una bassa autostima significa anche essere insicuri di sé stessi e del rapporto con gli altri. La persona con bassa autostima, la persona insicura, cerca quindi l’approvazione degli altri per sentirsi accettata e per piacersi. In questo senso, il rapporto con gli altri definisce in un certo qual modo il rapporto con sé stessi.

In generale, la questione della bassa autostima non è semplice, ma rappresenta una questione complessa che non prevede regole o parametri validi per tutti. L’ottica è e deve essere fenomenologica, cioè ognuno ne fa esperienza personalmente e tale esperienza non può essere generalizzabile agli altri. In effetti, possiamo trovarci di fronte, ad esempio, a due persone che hanno una qualità della vita e delle relazioni significative alquanto simile e scoprire che il livello di autostima tra i due è decisamente differente. In questi casi, il senso della differenza va rintracciato nelle esperienze infantili e nella famiglia della persona.

Il senso cioè, riguarda aspetti dell’interiorità e delle emozioni del singolo e non la sua realtà esteriore e il livello di soddisfazione per così dire sociale.  In tutti i casi, l’osservazione e l’esperienza clinica ci fa individuare degli aspetti generali sui quali si può discutere e delle modalità di intervento psicologico che si possono proporre.

L’intervento psicologico può essere fondamentale in quanto supporta la persona attraverso l’ascolto dei suoi bisogni e l’analisi dei fattori di insicurezza e indecisione.

Il lavoro psicologico clinico è un lavoro sulle relazioni della persona, sulle emozioni e sulle fantasie che vengono pensate o agite nelle relazioni. È fondamentale riflettere sulle legate all’espressione dei propri bisogni e alla sensazione di essere accettati o non accettati dagli altri.

Il lavoro psicologico riguarda quindi l’immagine di sé in rapporto alle relazioni sociale e, in particolare, a quelle emotivamente significative.

 

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