Adolescenza: l’età più a rischio?

L’adolescenza, considerata da più parti come una fase delicata dello sviluppo, è un momento del ciclo di vita caratterizzato dal tema dell’identità e dalle trasformazioni in atto relativamente all’immagine di sé, al rapporto con i genitori e con gli atri e alla maturazione sessuale.

L’aspetto centrale è la natura radicale del cambiamento che presuppone una maturità affettiva e relazionale ancora non del tutto sviluppata. Infatti, saranno lo sviluppo neurobiologico e psicologico che porteranno l’adolescente a completarsi nell’identità di adulto.

Il principale aspetto psicologico della fase adolescenziale sta nel fatto che a questa età si sviluppano e si sperimentano l’autonomia e l’indipendenza personale all’interno della ricerca di una propria identità.

L’adolescente inizia a scegliere concretamente e attivamente come comportarsi, iniziando a sentire un certo controllo sulla propria vita e a definirsi in una identità anche se non ancora stabile.

A livello psicologico, questi apetti rappresentano i presupposti per l’assunzione di comportamenti rischiosi e di dipendenza che sono considerati elementi di vulnerabilità tipici del periodo. In effetti, la particolare realtà psicologica, basata sulla propensione all’immediatezza e all’istantaneità, spiega in parte la continua ricerca di emozioni e la possibilità di sviluppare comportamenti rischiosi. Altri aspetti tipici della fase, come l’insicurezza, il desiderio di trasgredire le regole per rendersi autonomi dai genitori e il bisogno di emulare i pari, completano il quadro.

L’adolescenza è anche una fase di particolare vulnerabilità legata ai fenomeni sociali, che sono anche capaci di creare “identità illusorie” in soggetti che stanno “costruendo” la loro identità personale e che possono condurre, ad esempio attraverso l’eccessivo riferimento alle mode o alla forte influenza della pubblicità, a stili di vita ben specifici e non del tutto sani.

Su queste basi, la vulnerabilità adolescenziale riguarda la questione del rischio e del mettersi alla prova;

una specie di fase di sperimentazione di nuovi comportamenti che servono all’adolescente per definire la propria identità e mettersi alla prova.

Rischiare, quindi, può significare sperimentare se stessi all’interno di un contesto dove il gruppo dei pari o degli amici gioca un importante ruolo motivazionale. I modelli teorici che si propongono di spiegare la tendenza adolescenziale a sperimentare comportamenti a rischio sono soprattutto due (Guarino, 2007):

Ricerca di sensazioni e ricerca di novità.

Si riferiscono alla tendenza a ricercare un piacere “auto-centrato” sul corpo, piuttosto che derivante da stimoli esterni. Tale modello cerca di spiegare la continua ricerca di nuove sensazioni tipica dell’adolescente, basata sulle nuove possibilità che derivano dalla maturazione sessuale e da una maggiore autonomia. La sperimentazione di nuovi comportamenti trova quindi senso all’interno del percorso di sviluppo dell’identità, che si basa su nuove sensazioni fisiche e su emozioni emergenti. In tal modo, anche comportamenti legati, ad esempio, al fumo o all’assunzione di droghe rappresentano sperimentazioni che sono privi di effetti negativi immediati ma carichi di sensazioni nuove legate all’identità in costruzione;

Rischio.

Si riferisce a tratti di personalità maggiormente “etero-centrati” e legati al concetto di sfida interpersonale. In questo caso, l’adolescente, all’interno del suo personale processo di identificazione, propone comportamenti atti a testare la reazione degli adulti.

Questo meccanismo spiega i comportamenti trasgressivi degli adolescenti, spesso volti a saggiare l’interesse dell’adulto, la sua attenzione e la rigidità dei limiti e delle regole a cui è sottoposto (Bonino, Cattelino, Ciairano, 2003).

 

Francesco Di Filippo

 

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