Adolescenti: cosa chiedono ai genitori?

Implicitamente o meno, i figli chiedono ai propri genitori molto più di un computer nuovo o di un motorino. L’intensità con cui essi comunicano i loro stati emotivi è spesso commovente, ma altrettanto disarmante è la caparbietà con cui si battono per le proprie idee, e il “filo da torcere” che possono dare ai propri genitori, tesi sia a dover gestire un quotidiano denso di sfaccettature che a dover trovare soluzioni sempre più “audaci” all’interno delle mura domestiche.

Mettiamo per un momento da parte le tensioni e le incomunicabilità che spesso accompagnano le relazioni tra genitori e adolescenti e immaginiamo un colloquio “virtuale” e pacifico tra di loro.

Se un figlio reclamasse un bisogno fin’ora inespresso chiederebbe innanzitutto autenticità:

sapere di poter contare su un genitore che, al di là del ruolo normativo, si mostri per come è veramente, una persona con punti di forza e di debolezza, permetterebbe al ragazzo di creare un canale comunicativo maggiore con il mondo circostante e di sviluppare una migliore aderenza alla realtà.

Comunicare al proprio figlio, per esempio, che si sta attraversando un periodo di stress lavorativo e che, se si è più nervosi o meno pazienti non dipende lui, lo aiuterebbe a divenire più consapevole che anche i genitori hanno desideri, difficoltà, aspettative personali e bisogni che non vanno ignorati ma condivisi e accolti.

Cosa potrebbe reclamare ancora un figlio?

Per esempio, il diritto di poter sbagliare senza per questo venire abbandonato. Una volta giunti all’adolescenza, i ragazzi hanno necessità di confrontarsi con altre figure di riferimento rispetto a quelle genitoriali, di sperimentarsi in più contesti sociali in modo da rafforzare la propria identità.

Quello che viene compiuto è un vero e proprio movimento tra conoscenza/esplorazione dell’ambiente circostante e immagazzinamento/ritiro verso il contesto familiare rassicurante. I mass media, la pubblicità, spesso concorrono a creare modelli che danno un’iniziale soddisfacimento e contenimento ma che poi possono mostrarsi effimeri e deludenti.

Ed è qui che devono intervenire i genitori.

Accettare il distacco dei propri figli come un evento naturale e non come un tradimento vuol dire poter “osservare” senza “invadere”, abbassare il livello di preoccupazione e poter agire laddove i propri ragazzi manifestino dubbi, confusione e disorientamento.

Come terza, ma non meno importante possibilità, un figlio chiederebbe il diritto di realizzare i propri sogni senza dover necessariamente passare attraverso quelli irrealizzati del proprio padre o della propria madre. Spesso queste figure di riferimento, trascinano nel presente le frustrazioni legate al mancato conseguimento di un determinato obiettivo nel passato, investendo di aspettative l’operato del proprio figlio che, nel tentativo di non deludere la propria famiglia, rischia di perdere di vista le proprie aspirazioni.

Solo se i genitori riescono a scorgere l’unicità del proprio figlio in termini di autonomia di pensiero, di bisogni e di desideri profondi, possono superare l’idea che egli debba diventare tutto ciò che essi non sono potuti essere e aiutarlo a costruire aspettative concrete e realistiche.

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