Trump è agitato? I suoi supporter attaccati in modo violento

Attacchi violenti ai supporter di Trump a San José dove il tycoon americano aveva tenuto un discorso dimostrando di essere provato dal confronto su temi politici.

Anche se Trump, dall’inizio della campagna elettorale, è sembrato invincibile, adesso inizia ad accusare un po’ di stanchezza. Alcuni osservatori dicono che sembra del tutto impreparato all’esame finale. Intanto scoppia la violenza tra i suoi supporter attaccati a San José.

Jamelle Bouie per Politico.com ha analizzato l’evoluzione del candidato repubblicano alla Casa Bianca, facendo notare alcuni tratti essenziali della sua personalità e della sua valenza politica. La convinzione diffusa è che Trump sia immune alle critiche. La prova della sua invulnerabilità è nel fatto che è uscito sempre vittorioso non soltanto dal confronto con gli altri candidati ma anche dalla “lotta” interna al partito repubblicano, che lo ha visto battere altri 16 candidati che si erano proposti per queste elezioni presidenziali.

trumptwitter

Una volta sceso in campo, Trump è stato sempre attaccato e criticato, per il conservatorismo estremo, per le cattive maniere e anche per la discutibile vita privata. Ad ogni modo ha sempre tentato di presentarsi come un uomo d’affari che si è fatto da solo, tanto che in Italia sono state semplicissime le associazioni con Silvio Berlusconi. Quello che ha sempre colpito di Trump è che nei reality, perfino messo alla gogna, è sempre riuscito ad uscire vincitore evitando poi di essere esaminato dal punto di vista strettamente politico. Insomma, tutta la campagna elettorale è stata centrata sul suo carattere istrionico ma il resto dei dettagli è mal preparato e ora che si arriva verso la fase finale, anche Trump traballa e perde le staffe.

È successo martedì quando il candidato repubblicano si è infuriato e se l’è presa con i giornalisti dopo aver controllato un po’ la situazione, per via delle donazioni fatte ad un gruppo di veterani, inferiori alle aspettative e alle promesse, sulla base di un rapporto curato dal Washington Post. Come ha reagito a quello che poteva essere un banco di prova squisitamente politico? Arrabbiandosi e demonizzando la stampa. Ha perfino detto:

“Credo che tra i giornalisti che si occupano di politica ci siano le persone più disoneste che abbia mai incontrato. Lo vedo dalle storie che raccontano e dal come le raccontano.”

Nello stesso giorno, a dire la verità, Trump aveva dovuto subire le pressioni anche riguardo l’ormai defunta Trump University, una scuola evidentemente creata a scopo di lucro nel 2005 che secondo quanto riportato da un addetto alle vendite, aveva di base uno schema fraudolento. Questa storia sta aiutando i democratici ad alimentare l’immagine di Trump  quel uomo d’affari che si è arricchito alle spalle degli altri e della miseria altrui.

E mentre questa opera di decostruzione del candidato repubblicano va avanti, scoppia anche la violenza tra i sostenitori di Trump e i contestatori del tycoon. I sostenitori di Trump, sarebbero stati attaccati violentemente da alcuni contestatori dopo che il magnate americano aveva tenuto un discorso di 30 minuti a San José. Secondo Hillary Clinton non ci deve essere spazio per la violenza nella campagna elettorale, tuttavia quello che si vede nelle immagini diffuse su tutti i social, è lontano dall’ostentata serenità democratica. Un video postato ad esempio da Tim Pool di Fusion, mostra un uomo che rincorre un sostenitore di Trump in camicia gialla, facendo oscillare qualcosa sulla testa, fino a colpirlo.

Per seguire l’evoluzione degli scontri, è a disposizione questa pagina del The Guardian.

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