Sventato attacco terroristico nel Regno Unito

Attacco terroristico sventato ma soltanto perché il jihadista era un giornalista sotto copertura che poi ha raccontato tutto.

Un’indagine del Sun dimostra come sia stato possibile che un uomo, affiliato all’ISIS, abbia lavorato tranquillamente progettando un attacco al cuore del Regno Unito. Un giornalista sotto copertura ha contribuito a sventare un attacco terroristico a Londra. 

La mappa degli attacchi terroristici dimostra almeno due cose: che l’Italia non è stata ancora presa in considerazione dall’ISIS ma non è detto che non lo sia in futuro; che tutti gli attacchi sferrati fino a questo momento sono diversi tra loro per cui è facile che sia una buona organizzazione, un sentimento forte che anima i terroristi e non ci siano invece i tanto temuti emuli.

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Fatta questa dovuta premessa, entriamo  nel merito dell’indagine del Sun che mostra come sia possibile per l’ISIS istruire un uomo per un attacco al cuore del Regno Unito, in appena due mesi. Il Sun ha usato un giornalista sotto copertura che ha ricevuto ordini da Abu Muslim Khuràsànì di comprare materiali utili alla costruzione di una bomba da usare in un attacco al Regno Unito. Nel mirino il Big Ben, il London Bridge o un importante centro commerciale.

Il giornalista racconta di aver trascorso due mesi sotto copertura prendendo ordini da un uomo che era in diretto contatto con un reclutatore di “lupi solitari” dell’Isis. Ha usato l’applicazione Telegram per ricevere messaggi cifrati. Per prima cosa il suo superiore jihadista ha ricevuto una guida per la costruzione di una bomba. Poi ha fatto uso del giornalista per acquistare dei materiali facilmente reperibili e funzionali alla realizzazione di un ordigno esplosivo. Tutti elementi che entrano nel bagagliaio di una macchina.

Dopo la decisione di costruire una bomba si è iniziato a pensare al luogo dell’attacco e in prima battuta si è fatta menzione di un centro commerciale dove l’atrocità compiuta sarebbe stata totale e devastante. Il reclutatore ISIS ha chiesto al jihadista e al giornalista sotto copertura di “imparare da Nizza” e di usare una macchina che si possa parcheggiare dove ci sono molte persone, dotandosi anche di una pistola da usare in caso di necessità.

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Il Jihadista, forse anche per verificare la fede del suo adepto, gli ha chiesto di costruire la bomba e di proporre degli obiettivi. Gli ha spiegato che in caso di necessità doveva avere una pistola in macchina e usare i proiettili premendo rapidamente il pulsante. Senza attese, senza pause, senza esitazioni.

Khuràsànì sosteneva l’esistenza di tante cellule jihadiste attive nel Regno Unito. Lunedì ci sarebbe dovuto essere l’attacco. Domenica sera, quindi, pensando che il giornalista fosse pronto alla missione suicida, gli ha mandato l’ultimo messaggio di incoraggiamento:

“Ci ricorderemo di te. Io non voglio distrarre le tue intenzioni fratello.Come tutti i fratelli che hanno fatto questo. Domani se Dio vuole”.

Chiaramente tutte le informazioni reperite sono state passate alla polizia e su richiesta di questa non è stato diffuso il nome del centro commerciale che era finito nel mirino. I jihadisti, comunque, usano regolarmente applicazioni di messaggistica criptati come Telegram in modo da superare le barriere anche digitali, costruite dai servizi di sicurezza. Khuràsànì ha fatto riferimento a Nizza elencando gli attacchi dell’ISIS e ha portato come esempio anche l’attacco in Germania e quello ad Orlando contro il club gay.

Molto bravo il giornalista nel fingersi jihadista. Ha risposto correttamente a tutte le domande di verifica e ha fatto riti di lavaggio e le preghiere che gli erano state richieste. Insomma, è facile attaccare l’Europa, a quanto pare ma è altrettanto facile entrare nei meandri dell’ISIS. Chi vincerà questa guerra di nervi? Tutto il servizio in lingua originale è disponibile qui.

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