Siria, la ricetta di Chomsky per ridurre le atrocità

Noam Chomsky, a seguito delle scelte politiche degli Stati Uniti riguardo la Siria, ha proposta di minimizzare le atrocità in questo stato del Medioriente in due soli step. 

Gli Stati Uniti e la Russia hanno presieduto insieme una riunione internazionale del Gruppo di Supporto Internazionale alla Siria che coinvolge 17 nazioni e si propone di risolvere il conflitto siriano in cinque anni viso che le vittime sono tantissime e hanno raggiunto già quota mezzo milione.

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È chiaro che c’è qualcosa che non va, qualcosa di strano, se per risolvere un conflitto si pensa ad un numero maggiore di soldati presenti sul territorio. Purtroppo mentre si parla di pace in Siria, il presidente Obama ha annunciato il dispiegamento di 250 nuove truppe speciali in questo stato, raddoppiando di fatto la presenza americana in Medioriente. Che poi quello siriano è soltanto uno dei conflitti in questa zona del mondo dove già l’anno scorso è stato segnato il record di profughi: 60 milioni di persone costrette a fuggire dalle loro case per evitare di essere coinvolte nel conflitto.

La guerra in Siria si è poi legata in maniera pericolosa ai timori giustificati per l’ascesa dell’ISIS, una paura usata come grimaldello per la gestione del conflitto. Amy Goodman ha provato a vederci più chiaro con un’intervista a Noam Chomsky che ha proposto le sue due soluzioni.

La premessa è legata proprio all’incremento delle vittime del conflitto siriano che in un anno e mezzo è raddoppiato arrivando a contare mezzo  milione di persone. Nonostante l’aumento delle vittime, Obama ha deciso di aumentare la presenza delle truppe americane in Siria. Come se ne viene fuori?

Il professor Chomsky spiega che la Siria è finita in una spirale di atrocità che la porterà ben presto anche ai suicidio virtuale. L’unica speranza, tra l’altro anche molto sottile è quella di ridurre la violenza e la distruzione definendo insieme con le truppe presenti sul territorio, delle zone di cessate il fuoco che garantiscano la mobilità delle persone e mettano le basi per una soluzione diplomatica della guerra.

In più è necessario interrompere quanto prima il flusso d’armi verso la Siria. Un flusso alimentato da tutti: dalla Russia e dall’Iran, dall’ISIS ma anche da una serie di altri stati come il Qatar e l’Arabia Saudita. Non si sa quanto l’afflusso di armi sia da considerare clandestino visto che anche la CIA sembra stia armando alcune fazioni di guerriglieri.

Ridurre l’ingresso di armi in Siria, invece, potrebbe ridurre il livello di violenza del conflitto e salvare molte persone dalla distruzione. Parallelamente dovrebbe essere incrementato il flusso di aiuti umanitari con un sostegno sempre più importante nei riguardi di coloro che sostengono la rinascita della società civile in Siria. Il grosso problema, infatti, secondo Chomsky è che l’ISIS ha anche il sostegno di coloro che odiano questa organizzazione perché nelle file dell’ISIS e tra i jiadisti spesso confluiscono uomini e donne che vivono in condizioni di umiliazione, degrado, repressione e cercano in un contesto così categorico, un ideale con cui rendere la loro vita migliore.

Colmare la lacuna di valori irrorando la società siriana con nuove proposte solidali, potrebbe essere una scelta sicuramente difficile ma anche coraggiosa e remunerativa sul lungo periodo. La storia del Medioriente, è emblematica da questo punto di vista.

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