Rubati dati personali dai database di zoo e pizzerie

Dati personali rubati dai db di piccoli esercizi commerciali americani, ora messi in ginocchio da questa violazione della privacy.

Un hacker russo, uno dei più famosi del mondo, è stato finalmente beccato in possesso di dati personali legati alle carte di credito usate soprattutto in zoo e pizzerie degli Stati Uniti. 

L’hacker ha un volto e un avvocato. Si tratta di Roman Seleznev, figlio di un noto politico russo e a difenderlo c’è Henry Browne. Il legale in questione dovrà far fronte alle accuse che arrivano da un piccolo esercito di pizzerie di Washington. Roman Seleznev, figlio del parlamentare Valery Seleznev, è comparso davanti al tribunale federale di Seattle per rispondere alle accuse di “furto e vendita” dei dati delle carte di credito usate presso lo Zoo di Phoenix in Arizona, presso la gastronomia Idaho e in almeno otto pizzerie di Washington.

49044269.cached

Seleznev è stato arrestato in un clima da complotto nel 2014. Il padre riteneva infatti che si l’arresto fosse un sequestro illegale. In più pare che il ragazzo avesse programmato una fuga. Anche questo è stato negato dal padre che ha detto che suo figlio è stato scambiato per Edward Snowden. Adesso Seleznev è finalmente arrivato in tribunale e come legale ha scelto un avvocato celebre per aver difeso molti seria killer come Ted Bundy.

Le accuse sono importanti visto che l’hacker russo avrebbe rubato i dati delle carte di credito e le informazioni bancarie sui siti online delle imprese indicate, per un periodo lunghissimo di sei anni, dal 2008 al 2014. In questo modo avrebbe ottenuto un profitto di 200.000 dollari legati al racket. Secondo l’accusa l’obiettivo di Seleznev era di impadronirsi di 200.000 carte di credito di 200 aziende. I suoi pseudonimi in rete, quelli usati per la vendita dei dati delle carte di credito sono nCux che in russo ha grosso modo il significato di Psycho e 2Pac. I dati delle carte di credito sarebbero stati venduti a 7 $ l’uno garantendo agli acquirenti ricavi pari a 170.000.000 dollari per via di spese fatte con le carte rubate.

Con la sua operazione Seleznev ha messo in ginocchio molte imprese perché tanti piccoli esercizi erano impreparati agli attacchi degli hacker e hanno dovuto risarcire i loro clienti. È il caso di Red Pepper Pizzeria che vende pizza e pasta a Duvall, una piccola città vicino a Washington. Il proprietario è Steve Bussing che ha dichiarato di non essere pronto a rispondere a questa falla della sicurezza. Tutto il suo business era legato alla vendita a domicilio con un grande uso degli strumenti di pagamento elettronici. Una volta che i suoi computer sono stati compromessi, Red Pepper è stato costretto a chiudere. Un altro esercizio commerciale gestito dalla famiglia Bussing, ha deciso invece di spendere 10.000 dollari per aggiornare il sistema di vendita online e renderlo più sicuro. Bussing pertanto dovrebbe testimoniare contro Seleznev diventando capofila dell’accusa e unendo il suo nome a quello dei suoi dipendenti, dei proprietari e dei lavoratori di Village Pizza in Anacortes, Red Pepper Pizza a Duluth, Casa Mia a Yelm e il franchising Mad Pizza.

Mentre i franchising sono spesso presi di mira non si sa per quale motivo siano diventati bersaglio degli hacker anche i piccoli ristoranti, quelli che spesso gestiscono il commercio elettronico in modo “casalingo” sfruttando il computer di casa impreparato sotto il profilo della sicurezza. Ovvero, è chiaro che essendo dei computer vulnerabili siano maggiormente attaccabili, ma è anche vero che il loro commercio non ha un volume enorme. Seleznev era presumibilmente in grado di caricare il malware sui computer dei ristoranti, intercettare i dati della carta di credito dei clienti e trasmetterli ogni cinque minuti. gli oneri accusa del procuratore degli Stati Uniti.

L’hacker è stato arrestato alle Maldive con le accuse già menzionate. Secondo il governo russo non si è trattato di un arresto ma di un rapimento internazionale, l’ultima mossa ostile arriva da Washington, il sequestro di un cittadino russo. Sembra che il padre e il figlio abbiamo discusso di un’evasione al telefono ma la loro chiamata è stata registrata. Con un linguaggio in codice hanno parlato di dimissioni dall’ospedale (evasione) per opera di qualche medico e mago (aiutanti corrotti). Secondo gli avvocati di Seleznev queste intercettazioni non hanno alcun riferimento ad un piano di evasione.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.