Perché anche Obama manipola le notizie

Anche il presidente Obama manipola le notizie, soprattutto quando si parla di politica estera. E ci sono delle prove tangibili del percorso di “pulizia” che tanti giornalisti fanno per rendere sempre positiva l’immagine di uno dei presidenti americani più amati degli ultimi decenni.

 

 

Per capire come si lavora a Washington e soprattutto alla Casa Bianca, il senior media writer di Politico Jack Shafer ha spiegato che è importante leggere l’articolo di David Samuels dedicato all’operato di Ben Rhodes, vice consigliere per la sicurezza di Obama, addetto alle comunicazioni strategiche. In pratica colui che ha ridefinito il corso della diplomazia americano adattandolo all’era digitale.

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Rhodes adesso è sotto i riflettori per qualche errore di troppo compiuto nei riguardi dei giornalisti che pensava di manipolare all’infinito. È stato lui, infatti, a dichiarare che molti cronisti di politica non sanno nulla. Potevano i “parolai” restare a bocca chiusa? Il primo a prendere la parola e a farlo con un atteggiamento critico nei riguardi di Rhodes e poi anche del suo “superiore” Obama, è stato appunto Samuels sul New York Times.

Secondo lui per Obama & Co. è stato abbastanza semplice manipolare i giornalisti perché fin dal giorno in cui si è insediato, il Presidente ha dato di sé un’immagine molto positiva, di persona integra e responsabile, capace di mitigare i toni che erano stati portati all’estremo dai suoi predecessori, soprattutto quando si parlava di politica estera.

Con il discorso del 2004 Obama si sarebbe posizionato – nell’immaginario politico americano – al di sopra della politica, lamentandosi addirittura dell’eccessiva rotazione alla quale sarebbero stati costretti i politici, fino a vedersi soffocati nella loro spontaneità.

Insomma Obama aveva dichiarato in modo implicito di essere fuori dal sistema, di essere spontaneo, poco manipolabile e per nulla manipolatore. Un Presidente, quindi, capace di fare piazza pulita delle precedenti aberrazioni anche informative, che gli americani avevano subito.

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Samuels invece ha dimostrato che Obama è stato capace di assemblare una squadra di comunicatori esattamente come avevano fatto Bush e Clinton. E a capo dello staff ci ha messo Rhodes che è stato paragonato allo staff di Truman che architettò la campagna di verità per vincere la guerra fredda. Finora niente era venuto a galla per una questione di stileCiò che distingue la macchina di propaganda dell’amministrazione Obama da sforzi analoghi dei suoi predecessori – scrive Shafer: – è il suo, stile casual freddo.

Un’immagine decisamente diversa del Presidente americano, spesso usato dai politologi italiani come esempio da seguire per l’affermazione della propria leadership.

In realtà, ad un politico che opera nel contesto italiano ed europeo, potrebbe essere utile sfruttare l’esperienza di Obama per la strutturazione della propria leadership, per carpire il modus operandi più efficace per tirare fuori il massimo dai propri collaboratori, anche quando il massimo non è in linea con il proprio pensiero.

In fondo la coerenza del politico è un valore che orienta la scelta degli elettori?

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