La camorra non fa questioni di gender, la storia di Giò Arrivoli

Anche se la polizia dice che il gender non c’entra nulla, si prende nota dell’uccisione efferata di un’aspirante boss della Camorra che di particolare aveva l’essere transgender. 

Si chiamava Giovanna “Giò” Arrivoli e voleva diventare un boss della camorra. Era donna ma tutti l’avevano identificata come un uomo ed è stata ammazzata perché era di troppo. Aveva 41 anni e non aveva ancora completato tutti gli interventi chirurgici che l’avrebbero trasformata in un vero uomo. È stata torturata e ammazzata la settimana scorsa, probabilmente dai boss delle gang rivali ed è stata ammazzata come un uomo.

arrivoli

Le cronache dicono che è stata uccisa con metodi e strumenti classici impiegati per gli uomini: è stata torturata per più giorni, poi gli è stata rotta la mascella (forse al fine di estorcerle delle informazioni importanti), infine è stata ammazzata con tre colpi di pistola, due al cuore e uno al cervello. Il suo corpo è stato trovato sepolto a testa in giù, segno che probabilmente Arrivoli è stato ucciso per una vendetta legata ad un tradimento.

La polizia locale ha deciso di seguire più di una pista per individuare il movente dell’omicidio ma nessuna delle piste è legata allo status di transgender di Arrivoli. Ci si concentra soprattutto sui debiti che il boss avrebbe accumulato su farmaci non ancora venduti. In pratica si pensa che all’incontro con i suoi assassini Arrivoli sia arrivato senza i soldi che avrebbe dovuto consegnare.

A conferma del fatto che la Camorra è aperta ai transgender e non si occupa del sesso dei suoi affiliati, ci sarebbe una seconda pista investigativa: il fratellastro di Arrivoli aveva di recente tradito il suo clan e per questo Giò è stato ucciso. Una nuova escalation di violenza che coinvolge la camorra, la quale, in questa occasione, ha dimostrato tutta la sua apertura ai transgender, accettati senza troppi fronzoli tra gli affiliati. Lo stesso procuratore antimafia Raffaele Cantone ha parlato di recente di un capo mafioso trans emergente che stava gestendo uno dei clan più attivi nel mercato della droga. Non si sa ancora se il riferimento fosse proprio ad Arrivoli.

Come ricorda Saviano, per ogni tipologia di persona è previsto dalla camorra un rituale diverso di tortura e morte. Tutto si svolge in maniera differente se si tratta di una donna, di un uomo o di un bambino. Arrivoli era considerato un uomo perché la Camorra aveva già accettato il suo cambio di sesso anche se le operazioni chirurgiche non erano ancora finite. La polizia stessa ha osservato che la Camorra aveva accettato la “trasformazione” di Arrivoli, cui all’inizio era stato affibbiato il soprannome di mascuolona (un termine dispregiativo usato per descrivere uomini effeminati) ma a cui si riferivano esattamente come si fa con un uomo.

Il boss, comunque, gestiva un traffico di droga fuori dal locale Blue Moon a Scampia ed era affiliato al clan di Amato Pagano, dedito da sempre al narcotraffico e all’estorsione. Il bar era usato anche come centro per la selezione di aspiranti camorristi.

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