Italexit? Non è possibile, nemmeno con un referendum

L’Italexit è impossibile. Il caso del 1989 non è quello di un referendum per l’uscita dall’Europa. E se si votasse per lasciare l’euro?

Il Regno Unito ha votato per andare via dall’Europa e nonostante sia stato ripetuto che per il Brexit hanno votato per lo più le persone con scarsa istruzione e scarso reddito, ci si chiede se adesso sia la volta dell’Italia. 

Il nostro Paese che vanta cultura e ricchezze di ogni tipo, anche al di là della crisi economica, avrebbe voglia di seguire le orme del Regno Unito ma soltanto per abbandonare lo spauracchio usato dagli euroscettici, ovvero l’euro. Insomma, il ragionamento è abbastanza semplice: se siamo in crisi è colpa dell’euro, se abbia l’euro è colpa dell’UE, dobbiamo abbandonare l’UE per uscire dalla moneta unica. Poi è inutile che Saviano ribadisca che l’Europa è un concetto politico prima ancora che essere un concetto economico. A noi interessa abbandonare la causa di ogni crisi.

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Ma è possibile seguire le orme del Regno Unito? Ha senso parlare di Italexit? Gli italiani potrebbero votare l’uscita dall’Europa con un referendum? Il risultato di questo referendum sarebbe preso in considerazione da Parlamento e Governo? Per mettere ordine al dibattito dovremmo partire dai punti di riferimento normativi: il Trattato di Lisbona e la Costituzione Italiana.

Il Trattato di Lisbona – articolo 49 A: ogni Stato membro può negoziare l’uscita dall’UE

Anche se molti giornali parlano dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, in realtà è più corretto parlare di articolo 49 A, lo stesso riportato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea C 306 che recita:

 

1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione.

2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 188 N, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d’intesa con lo Stato membro interessato, decida all’unanimità di prorogare tale termine.

E arriviamo alle norme costituzionali nostrane. Il nostro riferimento è senz’altro la Costituzione. Quale articolo c’interessa?

Costituzione Italiana – articolo 75

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Il che vuol dire che tra le norme costituzionali italiane non è previsto un referendum abrogativo che possa “costringere” il nostro Paese a lasciare l’UE. Tuttavia è possibile che si replichi l’esperienza del 1989, anno in cui fu indetto un referendum “di indirizzo”: ovvero il popolo può partecipare ad un referendum consultivo che dia un indirizzo politico al Governo. Poi c’è ovviamente bisogno della volontà politica del Governo stesso che con questa sorta di “mandato” da parte degli elettori, agisca di conseguenza.

Uscire dall’Europa o uscire dall’euro, questo è il dilemma!

 

Il referendum consultivo – che, per inciso, non è presente nella Costituzione – non obbliga le Camere o il Governo a seguire le indicazioni che arrivano dal popolo. Le Camere, tra l’altro non sono nemmeno tenute a discutere tutte le leggi di iniziativa popolare. Quest’ultimo strumento è stato introdotto nel dibattito politico dal M5S con l’obiettivo di discutere proprio dell’uscita dell’Italia dall’euro. Una strada molto difficile e lunga ma certamente percorribile, caldeggiata anche dalla Lega Nord.

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