Il sogno Maasai di Rebekah O’Brien: un marito o un figlio?

Rebekah O’Brien s’innamora del Kenya, di un uomo sposato e poi anche di suo figlio. Oggi ha un bambino per metà kenyota e racconta tutto serenamente.

Una donna inglese che s’innamora perdutamente di un ballerino kenyota e vuole a tutti i costi essere sua moglie e avere dei figli da lui. Poi sboccia l’amore con il figlio del guerriero.

Quella di Rebekah O’Brien è una storia molto lunga e complicata che parte dalla volontà di questa ragazza inglese di vivere in un villaggio Maasai, parlando Swahili e accogliendo una cultura che non è per nulla simile a quella d’origine. Ma con quale obiettivo? Forse soltanto per diventare mamma, tanto che alla fine la storia d’amore continua con il figlio del guerriero. Ma andiamo con ordine.

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Rebekah O’Brien ha 26 anni e lavora come volontaria al Norwich theatre e in programma c’è uno spettacolo di un gruppo di guerrieri kenyoti. Tra tutti i ballerini/guerrieri presenti, ne nota una che le piace particolarmente e prova ad entrare in contatto con lui. Lei non parla Swahili e lui non parla inglese ma riescono comunque a comunicare. Lui si chiama Rempesa, ha 40 anni e sta per fare ritorno nel suo Paese dove lo attendono la moglie Joyce e 5 figli tra i 5 e i 17 anni. Rebekah non sembra assolutamente colpita da questo particolare e mette nei suoi progetti di vita quello di andare a vivere in Kenya con Rempesa.

La ragazza dice di essersi innamorata e – preso il coraggio a due mani – nel gennaio del 2013 si trasferisce in questo villaggio a un’ora di macchina da Nairobi, un villaggio senza acqua né elettricità dove sembra riscoprire tutti i valori della vita semplice. Rempesa le presenta Joyce, la moglie, che non sembra affatto turbata dal fatto che suo marito voglia un’altra donna, anzi, aiuta Rebekah e Rempesa a capirsi traducendo qualcosa in inglese. Rebekah, quando racconta la sua storia, dice di ricordare perfettamente che in una di queste conversazioni lui disse di amarla. Per le traduzioni si aiutavano con le canzoni dei Bakstreet Boys e in particolare con “As Long As You Love Me”. Forse è anche per questo motivo che avrebbe accettato di vivere in Kenya, secondo le tradizioni del Paese, pur di stare bene.

Tornata in Inghilterra, Rebekah inizia a studiare un po’ di Swahili iscrivendosi ad un corso su Facebook e continua a sentire più volte al giorno Rempesa su Skype. A marzo del 2013, un paio di mesi dopo la visita della ragazza in Kenya, Rempesa torna in Inghilterra per una nuova esibizione e la loro relazione dall’essere platonica, diventa fisica. A dicembre dello stesso anno è Rebekah a tornare in Kenya dove – cosa impensabile nella cultura occidentale e inglese – c’è Joyce che li agevola nel loro rapporto di coppia. Tanto che Rebekah diventa amica di Joyce e iniziano a preparare il secondo matrimonio di Rempesa, perché una volta trascorsa una notte insieme, devono diventare marito e moglie.

Un evento funesto rompe l’idillio: Joyce muore di overdose prima che si possano celebrare le nozze tra Rempesa e Rebekah e nel villaggio tutti ritengono che sia colpa della moglie inglese di Rempesa. La cerimonia non si celebra, Rempesa e Rebekah rompono e lei torna a vivere in Norwich facendosi aiutare da una coppia di cristiani. In realtà è incinta e ha capito di voler fornire un futuro a sua figlia, magari tornando in Kenya quando questa sarà più grande.

Un altro lutto però, mina la linearità della storia: la bambina che Rebekah partorisce, muore dopo 6 settimane e lei tiene al corrente Rempesa della tragedia tramite Skype. Una volta superato questo momento difficile, Rebekah torna ancora in Kenya ma stavolta a farle da tramite c’è il figlio di Rempesa, Lawrence, che ha soltanto 19 anni e va ancora a scuola. Lawrence dichiara i suoi sentimenti a Rebekah, hanno una relazione sessuale e Rebekah inizia una nuova gravidanza.

Adesso, mentre racconta la storia alla tv inglese, spiega che ha inviato 600 sterline a Lawrence per consentirgli di andare a trovarla nel Regno Unito. È consapevole che il padre di suo figlio non può mantenerla ma vorrebbe comunque che facesse parte un giorno della loro vita. Il sogno Maasai, però, pare essere stato archiviato, magari più che la vita in Kenya e una storia d’amore semplice, la ragazza era alla ricerca di qualcuno che la rendesse mamma.

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