I rischi (inesistenti) di una strage di massa in Giappone

La rigorosa legge sul possesso di armi da fuoco limita gli incidenti e le stragi, ma è sempre così?

Anche in Giappone s’inizia a temere per una strage di massa ma i rischi che succeda quello che è accaduto in Florida ad Orlando, sono davvero pochissimi. Ecco per quale motivo. 

Su The Japan Times è venuta fuori una ricerca molto interessante sulle probabilità di una strage di massa in giro per il mondo. E mentre si è visto che gli Stati Uniti sono al primo posto per quanto riguarda il numero di persone morte per via di un’arma da fuoco (33.599 omicidi) e sono al terzo posto quando si parla della densità di omicidi (4,75 omicidi ogni 100.000 persone), si è visto anche che il Giappone in entrambe le classifiche occupa il 33esimo posto con 6 morti per arma da fuoco e 0,4 omicidi ogni 100.000 persone.

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Yoshihide Suga, all’indomani della strage di Orlando, ha promesso comunque ai cittadini di rafforzare il sistema di sicurezza per proteggere i giapponesi sia in patria che all’estero. Ma il Giappone rischia davvero una “fucilazione di massa”, una strage analoga a quella di Orlando?

In realtà le rigide leggi del controllo delle armi introdotte negli anni in Giappone, rendono questo paese uno dei più sicuri al mondo per quanto riguarda la violenza armata. Lo dice anche GunPolicy.org, un sito web di statistiche gestito dall’Università di Sydney che nel 2014 ha rilevato soltanto 6 decessi dovuti ad arma da fuoco in Giappone. Una densità di omicidi tra le più basse dei 34 paesi OCSE presi in considerazione dalla ricerca. Ha “fatto meglio” soltanto l’Islanda.

Al contrario gli Stati Uniti sono i peggiori in classifica quando si parla di morti per arma da fuoco. Al secondo posto c’è il Messico, poi ci sono alcuni paesi europei: la Francia, la Germania e al quinto posto niente meno che l’Italia dove si registrano 780 morti per arma da fuoco all’anno. Se però si analizzano le classifiche legate alla densità di omicidi, il paese meno sicuro non sono gli States ma il Messico (23,69 omicidi per 100.000 persone), seguito dall’Estonia. Al terzo posto gli Stati Uniti e a seguire nella top five si piazzano Cile e Turchia.

In pratica i giapponesi hanno pochissime probabilità di trovarsi coinvolti in una sparatoria. Nel 2015, dicono le statistiche più aggiornate, il Giappone ha registrato soltanto 8 casi di presunti crimini in cui sono state usate delle armi. E il più delle volte si è stabilito che le vittime fossero in relazione con la yakuza o altre organizzazioni criminali del Paese.

Tutto comunque si spiega con il divieto di porto d’armi per i cittadini giapponesi che non possono né possedere, né trasportare, né vendere, né acquistare pistole e fucili. Soltanto i cacciatori sono autorizzati ad avere dei fucili da caccia. E anche chi chiede di avere una pistola personale è sottoposto ad un rigido controllo da parte del governo locale. La polizia sottopone i candidati a test psicologici e tossicologici. In più il porto d’armi deve essere rilasciato ogni tre anni e periodicamente i proprietari di un’arma da fuoco devono sottoporsi ai controlli. Ci sono delle regole stringenti anche per la conservazione delle armi, per esempio bisogna riferire alla polizia dove sono conservate le armi in casa e le munizioni devono essere custodite in un posto separato e sicuro, per esempio in una cassaforte.

Detto questo non bisogna pensare che in Giappone non ci siamo mai state delle stragi di massa. Per esempio nel 2007 un uomo con un fucile da caccia ha fatto fuoco in una palestra uccidendo due persone, ferendone altre sei prima di suicidarsi. Il tutto è avvenuto a Sasebo, nella prefettura di Nagasaki. Sicuramente non si tratta della “strage” più famosa. Per trovare un episodio eclatante bisogna andare indietro nel tempo fino al 1995 quando la setta Aum Shinrikyo organizzò un attacco con gas sarim nella metropolitana di Tokyo uccidendo 13 persone e ferendo più di 6000 passeggeri. Un altro attacco a base di gas nervino è stato registrato nel 1994. In quell’occasione a Matsumoto persero la vita 7 persone e ne furono ferite 140.

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