Fashion blogger alla gogna di Vogue

Essere blogger è difficile, essere fashion blogger quando c’è Vogue a farla da padrone, è veramente una tortura. Ma chi vince la guerra?

Tutti pensano di poter scrivere, pochi riescono a farlo bene. Tuttavia, ognuno, sentendosi esperto di qualcosa, ci prova. Il risultato? Un marasma di opinioni mediocri. 

Quello che abbiamo detto in apertura riguarda il mondo del blogging in generale, bisogna però tenere conto del fatto che alla gogna, in questi giorni, ci sono finiti soprattutto i fashion blogger per colpa degli editori di Vogue.com. Gli editori hanno spiegato che i blogger non fanno altro che annunciare la morte dello stile ma non hanno poi niente da insegnare e sottolineare. I blogger hanno risposto che la critica mossa dall’editore è ipocrita.

In fondo era un fine settimana da usare per riflettere, ma con questo piccolo alterco è stato un fine settimana da seguire da vicino. Al Fashion Week di Milano ad essere insopportabili sono stati soprattutto loro, i fashion blogger che secondo alcuni critici di alto rango, passerebbero la giornata a cambiarsi dalla testa ai piedi, interessati esclusivamente ad indossare tutto il guardaroba. Un’accusa bella e buona di superficialità e cattivo gusto che questi giornalisti non hanno potuto digerire.

I critici del settore della moda e i redattori che da anni si occupano di tendenze, sono avvelenati con i blogger che sembrano davvero superficiali nell’imporre il loro cattivo gusto. I blogger in questione ambiscono a diventare famosi per essere famosi e non tanto per quello che dicono. Che poi la loro popolarità si nutra di questo disprezzo profondo, è un altro discorso. In fondo parliamo sempre di giornalisti che non devono essere necessariamente al corrente delle dinamiche social.

I blogger hanno fatto notare l’ipocrisia, la superbia e il bullismo degli editori che hanno sottolineato come nel Fashion Week non si è obbligati a parlare soltanto di moda, anzi, c’è spazio per la politica e per molto altro, visto che il vero scrittore di moda non si occupa soltanto di moda.

Di fronte a posizioni così diversi, si diventa inconsapevolmente spettatori di un circo, quello in cui si scatena la gara a chi indossa l’abito più eccentrico e assurdo. Ci si ritrova in un ambiente dove anche la polemica più accesa è costruita ad arte perché subito dopo il diverbio ci si trova con i blogger che si fotografano con la copia di Vogue tra le mani. Insomma a questo “monumento del giornalismo modaiolo” non si può rinunciare, per quanto i suoi giornalisti possano essere tacciati di bullismo e prepotenza, sono essi stessi indispensabili.

A difesa dei blogger si è presentata soltanto Susie Bubble spiegando che la loro vita è difficile visto che devono costruire, sostenere ed alimentare la loro identità su Twitter, da soli. I blogger non possono farsi schermo di titoli prestigiosi e pubblicazioni autorevoli, devono presentarsi e rappresentarsi autonomamente. La difficoltà del mestiere, però non può essere la condizione necessaria e sufficiente per apprezzare quel che scrivono. Ad ogni modo, conclude Lizzie Crocker del The Daily Beast, il mondo della moda è sufficiente grande per accogliere editori e blogger. Chi vincerà questa guerra? Chi ha la voce più grossa o chi ha qualcosa da dire?

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