Ettie Steinberg, l’unica vittima irlandese dell’Olocausto

Un memoriale per i due soli cittadini irlandesi morti nella Shoah è stato inaugurato a Dublino all’inizio di quest’anno. La loro storia è interessante per molte ragioni. Un articolo recentemente scritto da Conan Kennedy esamina la storia in profondità e riesamina la vita di Ettie Steinberg e suo figlio Leon, che sono ricordati nelle cronache come gli unici irlandesi morti ad Auschwitz negli anni della seconda guerra mondiale.

MI+Auschwitz

In questi articolo vi proponiamo il riassunto di questa storia, che fa luce su anni andati e su fatti poco noti che il mondo non deve dimenticare.

Proveniente dai territori della ex Cecoslovacchia, Ettie Steinberg era una dei sette figli di Aronne Hirsh Steinberg e Bertha Roth. Un giorno, nel corso del 1920, la famiglia si trasferì sull’Isola di Smeraldo e si stabilì in Irlanda in una piccola casa rossa a Dublino, presso il numero 28 di Raymond Terrace. Si sa che i bambini di questa famiglia hanno avuto tutti un’istruzione e frequentato tutti la scuola di Santa Caterina, in Donore Avenue.

A quanto pare, inoltre, Ettie aveva anche una dote particolare: era molto brava con ago e filo e sapeva ricamare. Da grande aveva lavorato come cucitrice per un certo tempo mentre era a Dublino, prima del matrimonio. Nel 2008 la sorella Fanny Frankel, di Toronto, ha ricordato che Ettie aveva infatti mani d’oro ed era un sarta eccellente e creativa; Fanny per molti anni aveva fatto tesoro di un vestito fatto a mano che la sorella aveva cucito per lei. Ma quello della sarta non era il suo destino.

Altre persone che conoscevano bene Ettie sono stati in grado anche di descriverla, come se potessimo ancora vederla. Hanno detto infatti che era una ‘bella ragazza, alta e sottile, con mani meravigliose. Ettie aveva scelto per marito Vogtjeck Gluck, e i due si erano sposati il ​​22 luglio 1937 a Sala Sinagoga Greenville, sulla South Circular Road di Dublino.

Secondo Conan Kennedy, il giornalista autore dell’articolo, dopo il loro matrimonio la giovane coppia si era trasferita a lavorare presso l’azienda di famiglia di Vogtjeck, ad Anversa, dove la coppia prese casa presso una elegante dimora a Steenbokstraat, esattamente al numero 25.

Un anno più tardi, consapevoli dei pericoli connessi ai rastrellamenti che i tedeschi andavano compiendo per i Paesi Bassi, si sono mossi verso la Francia e il loro figlio, Leon, è quindi nato a Parigi il 28 marzo del 1939.

La famiglia si era trasferita quindi a sud, dove si era stabilita. Dopo essersi trasferita da un posto all’altro in Francia per due anni consecutivi, nel 1942 la giovane famiglia si era ritrovata in un hotel a Tolosa.

In quel periodo, frequenti retate ai danni degli ebrei erano in atto nel sud della Francia, con l’approvazione del governo di Vichy, un regime fantoccio della Germania nazista. Ettie, Vogtjeck e Leon furono quindi scoperti e la famiglia venne arrestata. Ettie a Dublino era riuscita a ottenere i visti per la famiglia Gluck, visti che avrebbero consentito loro di viaggiare verso l’Irlanda del Nord.

Quando i visti arrivarono a Tolosa, però, era troppo tardi. Ettie, Vogtjeck e Leon erano stati arrestati il ​​giorno precedente. Nel corso del lungo viaggio che ha fatto seguito a quegli eventi, Ettie ha scritto una cartolina d’addio alla sua famiglia, che si trovava ancora in Irlanda, ed è riuscita a stento a lanciarla fuori dal finestrino del treno. Straordinariamente, un passante l’ha trovata e l’ha imbucata.

La cartolina ha trovato la sua strada a Dublino. Si trattava di un messaggio in codice, che Ettie aveva scritto in ebraico. La cartolina, una volta decodificata riportava questa scritta:

Lo Zio Lechem, non l’abbiamo trovato, ma abbiamo trovato lo zio Tisha B’Av.

La famiglia di Ettie ha capito tuttavia il messaggio molto bene: ‘Lechem’ è la parola ebraica per pane e ‘Tisha B’Av’ è il giorno ebreo in cui si commemora la distruzione della famiglia. Gli Steinberg hanno cercato disperatamente di scoprire cosa fosse stato della loro figlia, scrivendo alla Croce Rossa e anche al Vaticano.

Freda Steinberg, moglie del defunto fratello di Ettie Solomon, che ora vive in Israele, ha ricordato nel 2008:

“Nell’agosto del 1947 Solly ed io eravamo in un ristorante kosher a Praga, dove abbiamo incontrato molti sopravvissuti. Uno di loro ci ha detto che erano scappati da Anversa con Ettie e il resto della famiglia e si erano fatti strada in maniera difficile nel sud della Francia, dove dormivano in case diverse quasi tutte le sere.

Ci fu poi un periodo di relativa calma, tutto in una sola volta, così che Ettie decise che sarebbe rimasta dove si trovavano. Purtroppo lei non ha ascoltato i consigli dei loro amici e quella è stata la notte in cui lei, suo marito e suo figlio sono stati presi”.

La famiglia è stata deportata a Drancy, un campo di transito al di fuori Parigi. Freda Steinberg ha quindi continuato:

“Solly è andato a Yad Vashem per vedere se il nome Gluck appariva per caso tra i registrati e, è tornato indietro con divese certezze, perché sono stati forniti dettagli sulla data in cui sono stati inviati ad Auschwitz, sull numero del treno, che li ha trasportati, e sul giorno in cui hanno lasciato la Francia.

I Glucks furono deportati da Drancy il 2 settembre 1942 alle ore 08:55 e arrivarono ad Auschwitz il 4 settembre. Si può pensare che siano stati subito messi a morte, insieme a molti altri ebrei che in quei mesi finivano i loro giorni nelle “docce”.

Il giovane fratello di Ettie, Joshua Solomon (Solly) ha studiato al Wesley College di Dublino, e di là al Trinity College. Si è laureato nello stesso anno in cui sua sorella è morta ad Auschwitz.

Doveva diventare professore presso il Technion di Haifa. I parenti e i familiari di Ettie Steinberg sono quindi diffusi ampiamente in tutto il mondo, e la cosa straordinaria per molti versi è la somiglianza con l’emigrazione della popolazione irlandese del tempo.

Una statua dedicata ad Ettie Steinberg è stata presentata in una scuola secondaria a Malahide, presso Dublino, nel mese di marzo. Il memoriale di pietra è stato un modo per questa scuola per creare una memoria permanente dell’Olocausto in onore dell‘unica vittima irlandese della Shoah: Ettie Steinberg.

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