È scappato dall’ISIS per guidare il gay pride di New York

Oggi lotta per i diritti LGBT in America ma fino a qualche anno fa era nel mirino dell’ISIS e della sua famiglia per via della sua omosessualità!

Si chiama Subhi Nahas e in passato è stato perseguitato dall’ISIS. Oggi racconta di come sia riuscito a liberarsi per trovare la sua strada: ha guidato il gay pride di New York e lotta per i diritti dei rifugiati LGBT.

Domenica scorsa a New York si è tenuto il consueto gay pride e a guidarlo è stato proprio Subhi Nahas che adesso lotta per i diritti dei rifugiati LGBT ma in passato è stato in contatto con una delle organizzazioni criminali più temute degli ultimi tempi. Oggi finalmente lui e il suo ragazzo possono uscire tranquilli dall’ascensore dell’albergo, con una bandiera arcobaleno al collo, senza temere aggressioni.

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Foto del The Daily Beast

Subhi Nahas è stato uno dei tre “marescialli” del 46° New York City Pride che si è svolto anche adesso in ricordo del massacro di Orlando. Si stima che ci fossero 2,5 milioni di spettatori che hanno assistito alla manifestazione, poi anche 14.000 manifestanti e 400 gruppi. Alcuni organizzatori hanno ribadito che la manifestazione è stata essenziale dopo la strage di Orlando anche perché fino ad ora nessun politico ha pensato di organizzare una celebrazione che fosse anche in grado di abbattere qualche pregiudizio nei riguardi della comunità gay.

La storia di Nahas è per forza di cose una storia politica. È lui stesso a dichiarare:

“Non ho mai pensato che un giorno sarei stato qui. Forse ho pensato che un giorno sarei arrivato a vedere la parata, ma non avrei immaginato di diventarne il maresciallo. Il viaggio fino a NYC è stato lungo e spaventoso”.

Anche se oggi tutti lo conoscono come il primo ad essere riuscito a portare il tema della persecuzione delle persone LGBT sotto l’ISIS al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in realtà si tratta di una persona dal passato molto complesso. È cresciuto a Idlib, una città a nord di Damasco dove ha rischiato di essere ucciso dall’ISIS per via della sua omosessualità. Era preso in giro per l’atteggiamento effeminato ed è stato vittima di bullismo. Ha dichiarato che i media occidentali sono troppo concentrati sulle atrocità dell’ISIS per rendersi conto che ad essere perseguitate sono numerosi gruppi di persone.

Nel 2012 Nahas è diventato un vero e proprio bersaglio dell’ISIS e del governo anti-gay. I soldati lo fermavano anche sull’autobus diretto all’università. Insieme ad altri ragazzi gay è stato portato dall’ISIS in una casa isolata dove è stato aggredito. Prima l’hanno preso in giro per le sue movenze effeminate, poi hanno iniziato a bestemmiare. Ha temuto moltissimo che potessero violentarlo e ucciderlo così come accade a molti gay. Invece è stato rilasciato miracolosamente.

A quel punto ha iniziato a prendere coscienza del fatto che l’Occidente trascura le esecuzioni dei gay da parte dell’Isis. Si applaude durante le esecuzioni anche se le vittime sono dei bambini. Le famiglie sono ossessionate dall’avere un gay in casa. Per esempio Nahas ha una cicatrice sul mento segno dell’ira di suo padre. Quando si è trasferito in Turchia sembrava che lo volessero uccidere. Oggi vive felice a San Francisco dove lavora per un’organizzazione, Spectra che si occupa dei rifugiati e di come offrire asilo politico ai gay.

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