Quanto costano (davvero) le arance

Il rapporto 2016 di #FilieraSporca ha provato a fare i conti sul prezzo del prodotto e su quello del prodotto trasformato, avvalendosi dei dati messi a disposizione dalla GDO, dai commercianti e dai titolari dell’industria di trasformazione e con il contributo dell’Università di Catania.

frutta

Scomporre il prezzo di un’arancia è un’impresa pressoché impossibile, data l’estrema variabilità delle voci di costo che cambiano marcatamente anche da un’impresa a all’altra (a tutti i livelli della filiera, dai produttori alla GDO passando per i commercianti).

Sicuramente è la testimonianza delle opacità e delle criticità di una filiera dove, tra le tanti voci di costo fisse e gli attori in gioco, l’unico costo comprimibile è quello del lavoro.

La catena del valore che #FilieraSporca ha provato a riassumere naturalmente non ha nessuna pretesa di esaustività essendo il frutto di medie pluriennali sottoposte a moltissime variabili a seconda delle tecnologie appli­cate e delle diverse industrie. Per quanto riguarda il prodotto fresco è bene anche specificare anche che generalmente si assume che, anche laddove avvenga su terreni terzi, la raccolta dei frutti è in carico al commerciante.

Scomposizione prezzo arance

Produrre 1 kg di arance presenta dei costi variabili compresi che possono arrivare a una forbice di 63/71 centesimi, così suddivisi:

1

Circa 13/15 centesimi sono i costi variabili che vanno al produttore per coprire il costo della lavorazione dei terreni (concimatura, lavorazione, irrigazione e potatura),

2

Questi si sommano ad altri costi di produzione fissi di circa 10 centesimi, generati da ammortamenti, oneri vari, beneficio fondiario, etc.

A tali costi si devono aggiungere tutti i servizi di condi­zionamento che si generano per rendere disponibile e idoneo il prodotto al consuma­tore: nello specifico si tratta di:

3

10/11 centesimi in carico alla logistica dalla campagna e alla raccolta (il costo del lavoro in genere incide per 8/9 centesimi, il resto è per i trasporti),

4

25/30 centesimi come costi di lavorazione e confezionamento.

5

A questi costi si aggiungono generalmente altri 5 centesimi, in considerazione del fatto che una media del 30 per cento del prodotto lavorato finisce all’industria di trasformazio­ne come prodotto minore qualità e pertanto pagato ad un prezzo minore incidendo sul valore del prodotto idoneo per il fresco.

La GDO generalmente per 1 kg di arance paga 70/80 centesimi in relazione alla qualità, al calibro ed al periodo: il margine del commerciante, remunerando il pro­duttore in base ai costi di produzione è compreso in una forbice tra i 5 e i 10 cente­simi.

Un kg di arance al supermercato costa in media 1,40 euro: il ricarico effettuato dalla GDO è dunque pari a circa il 50 per cento al lordo dei costi industriali sostenuti.

Scomposizione prezzo arance - succo italiano

Che cosa indicano questi dati?

Il produttore, nella catena del valore, diventa il polmone di tutta la filiera, il commerciante non può remunerare i suoi costi di pro­duzione abbassando i prezzi a 5/10 centesimi, come nella presente annata a discapito della marginalità, del rispetto delle regole e della qualità.

Il costo del lavoro, sul prez­zo finale medio di circa 1,40 è una parte limitata, considerando sia la parte agricola che il confezionamento (pari a 8/9 per la raccolta e 5/6 per il confezionamento) se consideriamo un operaio in regola, ma può anche comprimersi fino a 5 centesimi nei casi di evasione o elusione fiscale e contributiva.

E le azien­de della GDO?

Secondo Pam il prezzo equo di 1 kg di arance è stimabile intorno ai 25/30 centesimi al kg di prodotto grezzo, ma dipende dalla qualità, dalla selezione svolta dal produttore, dal calibro e dal periodo.

Auchan non ha fornito cifre tornando a sottolineare che “il prezzo di acquisto varia a seconda delle caratteristiche del prodot­to”.

Coop ha indicato il prezzo di produzione delle arance Navel di Calabria: il costo di produzione è stato di 18 centesimi al kg e nella campagna 2015/2016 sono stati pagati mediamente ai produttori agricoli 25 centesimi al kg. Ai suoi fornitori – i commercianti – Coop ha pagato 76 centesimi al kg per prodotto confezionato e consegnato alle sue piattaforme. Il prezzo di vendita nei supermercati, al netto delle promozioni, è stato pari a 1,17 euro al kg, con una marginalità, al netto dei costi sostenuti, del 3 per cento.

Di “prezzo equo” le tre associazioni che si muovono dietro al Rapporto 2016 di #FilieraSporca (Terra! Onlus, daSud e terrelibere.org) ne  parlato con i commercianti siciliani che dichiarano di avere una marginalità finale compresa tra il 2 e il 5 per cento.

“Il costo di produzione di 1 kg di arance per noi dipende molto dalla qualità del prodotto, in un’annata come questa ci siamo ritrovati inondati di merce invendibile e pagata dall’industria di trasformazione pochissimo”, spiega Salvatore Pannitteri.

Anche secondo Sebastiano Alba, titolare di Oranfrizer, “il prezzo si fa sul­la qualità del prodotto ed è per questo che il prezzo delle arance da succo quest’anno è sceso fino a 5 centesimi al kg”: “Il problema è strutturale, ci sono almeno 45 mila ettari di superfici agrumetate da riconvertire. Il processo è in atto ma richiederà anco­ra molto tempo”. Una lancia a favore dei produttori che lamentano prezzi bassissimi viene spezzata da Salvatore Milluzzo, presidente del Consorzio di tutela Arancia rossa di Sicilia: “È tutto vero ma è altrettanto vero che il produttore, indipendentemente dal calibro e dalla qualità delle sue arance, comunque ha dei costi. Il problema da porsi è perciò quello di una filiera che preveda una protezione anche per loro”.

succo di arancia

Quanto costa veramente produrre 1 kg di arance da succo

Produrre 1 kg di arance da succo costa circa 22,5 centesimi, così suddivisi: 10 cen­tesimi per la materia prima, 2,5 centesimi per il trasporto della merce, 10 centesimi per la trasformazione e la lavorazione.

Per produrre un kg di concentrato servono 12 kg di arance: il costo di produzione di 1 kg di concentrato è perciò pari a circa 2,70 euro, ma le multinazionali del succo e la GDO impongono un prezzo pari a 1,80/2 euro al kg.

La differenza, pari a circa 70 centesimi, sono i costi che la filiera non ri­conosce.

Su chi si scarica questo costo?

Innanzitutto sul costo del lavoro, compreso nei 10 centesimi e pari a circa 6/8 centesimi, ma comprimibile fino a 2 centesimi nel caso dei braccianti di Rosarno.

In secondo luogo sui consumatori che – complice anche una normativa che non prevede l’obbligo di indicare l’origine in etichetta – spesso non sanno davvero che cosa stanno comprando: per rientrare dei costi le aziende in­fatti utilizzano percentuali di succo bassissime, e spesso miscelate con quello a basso costo proveniente dal Brasile.

Un dato su tutti esemplifica il problema ed è quello fornito dal titolare di Agrumigel: “L’industria di trasformazione fattura 400 milioni l’anno ma si comprano agrumi per soli 50 milioni”.

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