Etichetta narrante: chi la usa e chi no

La campagna #FilieraSporca ha chiesto alle Istituzioni, Governo e Parlamento, di adottare misure legislative che prevedano un’etichettatura traspa­rente che fornisca indicazioni non solo sull’origine del prodotto ma anche sui singoli fornitori (quali fornitori, sub-fornitori, quanti passaggi lungo la filiera, scomposizione del prezzo).

Un’etichetta narrante che accompagni il consumatore verso una scelta consapevo­le e che riduca al minimo le possibilità che il singolo prodotto sia raccolto da mano­dopera sfruttata.

Le associazioni Terra! Onlus, daSud e terrelibere.org hanno chiesto una legge sulla trasparenza che preveda:

1

L’introduzione di una etichetta narrante sui prodotti agroalimentari o su quelli (agrumicoli in primis) dove insiste il fenomeno del caporalato.

2

L’introduzione dell’elenco pubblico dei fornitori che permetta la tracciabilità dei fornitori lungo la filiera. Un elenco, consultabile sui siti web delle aziende, dove sono indicati tutti i fornitori delle singole aziende.

Su questa linea da un lato si muove il percorso parlamentare del DDL 2308 presentato al Senato il 1 aprile 2016 da Angelo Senaldi (PD) che prevede “disposizioni per l’introduzione di un sistema di tracciabilità dei prodotti finalizzato alla tutela del consumatore” che, sebbene su basi volontarie, può rappresentare un importante punto di partenza, e dall’altro sarebbe indispensabile che si accelerasse l’approvazione in Senato della modifica al Regolamento europeo 1169/2011 acconsentendo in via definitiva la reintroduzione dell’indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta. L’obbligo di indi­cazione dello stabilimento di produzione in etichetta era stato azzerato nel dicembre 2013 con l’entrata in vigore del regolamento Ue 1169/2011, pensato per armonizzare le leggi nazionali europee sull’etichettatura dei prodotti alimentari. Le tre associazioni stanno lavorando intensamente per fare accelerare, sempre in senato, della riforma del codice anti­mafia, che contiene la confisca e la responsabilità in solido per le aziende che sfrut­tano i lavoratori nei campi tramite il caporalato, così come chiesto dalla campagna Filiera Sporca al ministro dell’Agricoltura Martina e al Governo.

Etichetta narrante: una sfida alla GDO

#FilieraSporca ha coinvolto la GDO chiedendo loro la disponi­bilità a sviluppare un’etichetta narrante. Molte non hanno ritenuto di dover rispondere, altre lo hanno fatto. Tra queste la COOP che si è detta disponi­bile a lavorare in questa direzione.

Gli esempi virtuosi di etichette trasparenti in Italia

Nonostante i limiti burocratici e legali alla formulazione di un’etichetta che sia in grado di mo­strare per intero a chi compra, la fotografia del percorso attraversato dai campi alla tavola, e nono­stante le resistenze dei grandi operatori del settore a rinunciare agli alibi della complessità industriale, per mettere in pratica una reale politica di trasparenza, esistono già in Italia esempi virtuosi di pro­dotti con etichette narranti.

etichetta-narrante


La maggior parte di loro si muovono in ambiti di portata commerciale decisamente inferiore alla grane distribuzione, ma esistono anche realtà di livello internazionale, come Alce Nero o Altromercato, che riescono a proporre un’etichetta ben più avanzata di quanto prevede la legge.

Pensata da Mario Pianesi, fondatore dell’associazione “Un Punto Macrobiotico”, fin dagli anni 70, L’etichetta Ma.Pi. è probabilmente la più completa, dal punto di vista delle informa­zioni tra quelle presenti in Italia. Indica i nomi dei produttori e dei trasformatori, il tipo di terreno e la modalità di coltivazione, l’estensione dei terreni lavorati, il numero di occupati, la data di raccolta e di confezionamento delle materie prime, il numero di passaggi di filiera dal campo allo scaffale e laddove è possibile anche l’impronta energetica. Sulla confezione anche il nome e il contatto telefoni­co dell’organismo di controllo, “Un’Aquila”. I prodotti con questa l’etichetta, adottata da 32 aziende per 2.167 articoli, si trovano nei negozi Upm.

I prodotti equo e solidali, o in inglese Fair trade, sono nati con l’obiettivo di pagare adeguata­mente i piccoli produttori e finanziare con parte del ricavato dei progetti sociali. Nelle etichette dei prodotti Ctm Altromercato vengono indicati la modalità di coltivazione, e le caratteristiche della varietà per gli ingredienti principali, il nome dei singoli produttori nel caso di prodotti che non con­tengano molti ingredienti (come ad esempio i biscotti). La storia delle cooperative di agricoltori che producono e dei progetti sociali finanziati a volte è presente sulle confezioni ma più spesso in apposite aree del sito, dove per alcuni prodotti è possibile risalire alla composizione del prezzo, dall’origine allo scaffale. Esiste anche una linea dedicata ai prodotti del nostro paese, chiamata “Solidale italiano”.

alce nero

Alce Nero, uno dei distributori bio più grandi d’Italia ha avviato una collaborazione con Slow Food, adottando l’“etichetta narrante” inventata da Slow Food per descrivere i presidi di cibo genui­no legato al territorio. Si tratta di alcune varietà di riso, di miele e di lavorati da pomodoro, che con­tengono sulla confezione informazioni come la varietà e le sue caratteristiche, l’origine e le modalità di coltivazione e la storia dei produttori.

Ma l’esperimento di etichetta trasparente più innovativo da parte di Alce Nero riguarda l’olio con la “carta d’identità”. Scrivendo una mail a info@alcenero.ito digitando il numero di lotto indicato sulla retro dell’etichetta nell’apposita sezione del sito è possibile conoscere la precisa provenienza e scoprire le principali caratteristiche sensoriali di ogni bottiglia.

alce nero mission

Infine, sebbene sia ancora un marchio di nicchia, Funky Tomato è interessante per la modalità che prevede: passata e polpa di pomodoro prodotte attraverso una filiera partecipata, legale e traspa­rente in Puglia e Basilicata, su impulso della “Ponte di Archimede Produzioni Srls” e l’associazione “Omb/Fuori dal ghetto”. Oltre a fondarsi sul rispetto dei diritti dei lavoratori come valore primario, Funky Tomato esibisce una etichetta molto trasparente: non solo riporta l’indicazione puntuale dei nomi dei produttori, ma sul sito è possibile accedere alle loro storie, alle varietà coltivate, al business plan e alle spese sostenute. I prodotti di Funky Tomato possono anche essere pre-acquistati prima del raccolto, permettendo ai produttori di lavorare meglio e al consumatore di risparmiare il 23% sul prezzo finale. Attualmente gli acquisti si possono fare tramite il sito funkytomato.it.

Per nessuna di queste esperienze è stato scontato mettere sull’etichetta informazioni tanto detta­gliate sul percorso di filiera dei loro prodotti, ma sono la dimostrazione di come, al di là, delle norme e della burocrazia, si possono fare i necessari avanzamenti in maniera autonoma.

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