Come competere con le start up della Sharing Economy

L’economia della condivisione o Sharing Economy è una forza da non sottovalutare. In tutto il mondo, i consumatori stanno usando i loro telefoni o i loro tablet per prenotare ciò di cui cosa hanno bisogno in meno di un attimo – che si tratti di un giro in città o un posto dove stare per il weekend, la metodologia è sempre la stessa. Ma, dal momento che questo nuovo tipo di economia, l’economia peer-to-peer, continua ad espandersi, le aziende che non riescono ad adattarsi potrebbroe correre dei rischi o essere in pericolo.

“A meno che non si possa offrire dei servizi simili, la vostra azienda è diventata vulnerabile”, si legge in un nuovo rapporto, scritto dall’esperto di economia della condivisione Jeremiah Owyang e stratega tecnico di  Alexandra Samuel. “Il concetto di Mobile-Enabled – il servizio accessibile via internet -, quello di servizio on-demand, come i prodotti e servizi personalizzati stanno rapidamente diventando la nuova normalità, e le aziende che non riescono a offrire ai clienti quello che vogliono, quando lo vogliono e come vogliono, sono sempre più in grande pericolo.”

E’ il rovescio della medaglia della Sharing Economy, un fenomeno inarrestabile quanto la sua massa critica. Il rapporto, intitolato Le nuove regole della Collaborative Economy, qui chiamata economia della collaborazione secondo un’altra definizione è il risultato di un sondaggio condotto su oltre 50.000 consumatori in Nord America. E’ stato commissionato, precisa TheEntrepreneur, dalla società di software d’analisi per la  customer intelligence Vision Critical.

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Ci sono più di 110 milioni di consumatori nordamericani che oggi partecipano alla Sharing Economy, l’economia della condivisione, sempre secondo il rapporto. Questa fetta di mercato è in crescita del 25 per cento da un anno, e il tasso di partecipazione è destinato solo a salire, come è sempre successo per tutti gli utenti della New economy. Più della metà dei consumatori americani avranno provato almeno una volta l’economia della collaborazione entro il prossimo anno. Entro il 2017, si dovrebbe passare all’ 80 per cento.

Quindi questo vuol dire che se si è proprietari di un’azienda che vende prodotti ai consumatori o offre loro dei servizi secondo un modello tradizionale di business, l’azienda stessa è destinata a chiudere? Non così in fretta, dicono Owyang e Samuel. Ecco alcuni utili consigli su come diventare competitivi con le start up dell’economia della condivisione.

Come essere competitivi nella Sharing Economy

Ci sono tre ambiti in cui un business tradizionale può vincere, e fare gli affari del consumatore, condividendo i dettami dell’economia della collaborazione: il prezzo, la convenienza e la marca – cioè il brand.

1. Fate risparmiare i consumatori

Quando un consumatore decide di sperimentare e provare un servizio di condivisione dalla Sharing Economy cerca in qualche modo di risparmiare sul prodotto, in quanto i dati statistici confermano che l’82 per cento di tale decisione è motivata dal desiderio di risparmiare denaro, secondo il rapporto. Di quelli che già utilizzano l’economia della condivisione, il 70 per cento sarebbe disposto a tornare a un modello di business più tradizionale se questo significasse risparmiare denaro. “Il prezzo è il driver più importante nel passaggio degli acquirenti alla prassi della collaborazione economica, o viceversa”, scrivono Owyang e Samuel.

2. Siate i più convenienti sul mercato

In secondo luogo, i consumatori si rivolgono all’economia condivisione perché è conveniente. Ed è lì che sarà molto più difficile per i modelli di business più tradizionali competere. “La convenienza rappresenta una grande sfida per le società già stabilite in miniera tradizionale, perché è esattamente dove l’economia della condivisione e le start-up hanno un vantaggio strutturale. L’intera value proposition dei servizi della condivisione sta nella loro capacità di fornire on-demand, web-enabled, attraverso internet prodotti e servizi ad accesso istantaneo “, dice il rapporto. Detto questo, le aziende più tradizionali possono pensare di virare a gestioni peer-to-peer sui loro modelli di business esistenti per essere competitivi. Per esempio, è ciò che hanno fatto i partner Whole Foods con Instacart per la consegna di generi alimentari.

3. Ispirate fiducia nei consumatori

Infine, i consumatori stanno sperimentando principalmente con la economia della condivisione marchi di economia di cui si fidano. Un singolo giocatore di grandi dimensioni – o due – tende a dominare ogni categoria nella economia della condivisione: si può pensare a Uber, Airbnb, Kickstarter, o Craigslist. In ogni caso, l’attività di collaborazione con un riconoscimento più significativo del marchio ha un vantaggio nella creazione di una certa fiducia con il consumatore. Come tale, i marchi più tradizionali devono davvero sfruttare la fiducia che i consumatori hanno nel loro marchio in questo periodo di perturbazione del mercato.

4. Impegnarsi nella condivisione

I marchi affermati dovrebbero prendere la disparità e la volatilità nella condivisione delle marche come promemoria per mettere cura e attenzione nei loro sforzi di condivisione. Quando le società stabilite si avventurano in questo spazio, hanno bisogno di prendersi cura di fornire il calibro di customer experience che assicura la continua forza del proprio marchio “, scrivono Owyang e Samuel.

La condivisione on-demand o economia della condivisione è fiato sul collo delle imprese più tradizionali. E mentre per gli imprenditori sarebbe sciocco pensare di poter ignorare il modo in cui la tecnologia sta permettendo la collaborazione, la condivisione di beni e servizi, non significa essere sconfitti in partenza. E’ il momento di rimboccarsi le maniche, diventare più innovativi e competere.

Per concludere quindi si può dire che l’economia della Sharing Economy è probabilmente per il mondo globale connesso in rete una realtà inarrestabile ma è possibile comunque per tutte le aziende giocare ad armi pari con questo mercato utilizzando e mettendo in pratica le stesse strategie da cui l’economia della collaborazione è nata.

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