Airbnb: come è nata una delle più famose start up della Sharing Economy

Il suo logo è una combinazione di quattro semplici simboli: una testa per rappresentare le persone, l’icona che indica la posizione per rappresentare i luoghi, un cuore per indicare l’amore e poi una A che sta per Airbnb. Una figura sobria, essenziale, fatta di poche curve, che sa riassumere perfettamente la mission che l’azienda, che oggi vale più di 10 miliardi di dollari, si è da sempre proposta. 

Sin da quando il nome oggi conosciuto in tutto il mondo era solo quello di una delle tante start up nate a San Francisco. Da allora infatti la sua mission è quella di permettere alle persone che cercano un alloggio di poter sempre appartenere ai luoghi in cui si trovano. L’idea che un viaggiatore possa sentirsi a casa ovunque. 

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“Una casa è solo uno spazio, ma una casa è il luogo a cui si appartiene. E ciò che rende questa comunità globale così speciale è che, per la prima volta, è possibile appartenere ad ogni luogo”, dice Brian Chesky uno dei tre fondatori. “Le ricompense che si possono ottenere da Airbnb non sono solo finanziarie, ma personali, e riguardano sia i padroni di casa che gli ospiti”.

Appartenenza, condivisione. All’interno della sharing economy tutto è diverso, a cominciare dal linguaggio. E’ come se imprenditori, business e profitti fossero del tutto scomparsi, improvvisamente sostituiti da parole nuove, come soci, ricompense e comunità. Concetti che a ben guardare, però, troppo innovativi non sono.

Alle origini della Sharing Economy

L’idea alla base dell’economia della condivisione non era del tutto sconosciuta. Anche business più datati, da cui si è poi sviluppata parte della New Economy, come Napster ed eBay, sono stati tutti costruiti sui questi principi. Ma aziende come Airbnb hanno portato il consumo collaborativo ad un livello del tutto nuovo.

Durante il periodo della grande crisi del 2007 – o Grande Recessione, come in America viene oggi chiamata – aziende pionieristiche come Airbnb e Uber hanno creato soluzioni convenienti per i consumatori a corto di liquidi, e hanno offerto facili flussi di reddito per persone che avevano bisogno di soldi extra o orari di lavoro flessibili. Prima ancora che la flessibilità venisse assunta e fatta regola dal business vecchia maniera.

In tempi di ristrettezze economiche hanno offerto la soluzione: Airbnb è nata da un’idea del suo amministratore delegato per aiutare le persone a pagare l’affitto, mentre Uber ha permesso alle stesse persone di trasformare i loro veicoli in fonti di reddito piuttosto che in oneri finanziari.

Questi vantaggi immediati hanno reso le persone più intraprendenti e più disposte a correre rischi e hanno creato una generazione di condivisori. Una comunità di imprenditori di se stessi che hanno messo a profitto i beni che già possedevano. Trasformando l’esplorazione di una via obbligata in un successo senza pari.

Da quando l’economia della condivisione ha cominciato a farsi strada nel mondo sviluppato del capitalismo, a metà degli anni 2000, le persone sono state sempre in grado di trovare nuovi modi per vincere sul sistema. Airbnb è stata lanciato solo 4 anni fa, nel 2011, ma si è fatta grande anche grazie all’iniziativa di persone che su di essa hanno creato i loro propri imperi.

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Proprietari di case, da contribuenti a imprenditori

Ryan Scott, ad esempio, ricorda TheEnterpreneur, un consulente a tempo pieno che lavorava per IBM, ha iniziato ad affittare il suo posto letto nel centro di San Diego con Airbnb quando era in viaggio per lavoro. Ancora oggi possiede un notebook in cui aveva tracciato il suo piano di definizione degli obiettivi nei primi mesi del 2014, dove ha scarabocchiato come aveva intenzione di sostituire il suo stipendio IBM con il suo reddito Airbnb, affittando a breve termine. Ha comprato così un triplex a Mission Beach e ha cominciato a registrare un enorme ritorno sugli investimenti.

Alexander Van Dijl aveva invece bisogno di una fonte alternativa di denaro mentre stava scrivendo il suo nuovo libro. Nel frattempo, ha imparato che poteva fare soldi semplicemente affittando la sua casa e vivendo altrove. Adam Falla, infineha iniziato ad usare Airbnb come una forma di reddito supplementare. Quando la sua lista ha cominciato a salire in alto nella classifica ha cominciato ad acquisire più proprietà. Mentre accompagnava sulla vetta la sua attività, ha realizzato che i proprietari di casa Airbnb avevano un grande bisogno: le imprese di pulizia tradizionali erano troppo costose, e non capivano le esigenze degli ospiti Airbnb. Per questo ha fondato ‘Aircleannsheen‘, un servizio di pulizie che va nelle case a pulire e a cambiare le lenzuola e gli asciugamani prima dell’arrivo dei clienti.

Airbnb nel business dei viaggi d’affari

Dopo questa prima fase di imprenditoria “individuale”, Airbnb è entrata nel business dei viaggi d’affari. La società di affitta camere peer-to-peer ha lanciato una nuova serie di strumenti volti a rendere più facili per i dipendenti e le imprese di tutto il mondo, la gestione dei viaggi di affari, che possono essere prenotati e organizzati sempre attraverso il suo sito.

Coloro che viaggiano per lavoro possono cioè aprire un conto che include un sistema di fatturazione centralizzato, registrare le loro spese direttamente e tutti i costi Airbnb. Nel frattempo, le aziende possono creare una dashboard che cataloga i viaggi dei dipendenti attuali e futuri, esporta i dati finanziari e i report, e gestisce i dipendenti che sono stati ammessi a prenotare un viaggio d’affari con Airbnb.

La prima azienda che ha registrato il suo programma di viaggio d’affari con Airbnb risale a circa un anno fa, nel 2014. Da allora, si dice che il numero di aziende che utilizzano Airbnb per questo scopo sia cresciuto fino a 250, mentre il programma stesso è cresciuto del 700 per cento. Siamo quindi arrivati al presente. Airbnb è ancora piccola su questo fronte, ma in rapida crescita nel settore dei servizi per le aziende. Secondo Certify, una ditta che elabora i dati delle spese aziendali, Airbnb è attualmente il quinto sito on-line nel mondo per la prenotazione di viaggi d’affari.

Altri analisti dicono che il volume della sharing economy dovrebbe raggiungere i 335.000.000.000 di dollari entro il 2025. Una parte della torta sarà anche di chi affitta le case per far sentire ovunque a casa i cittadini del mondo. A questo punto, il successo di Airbnb è un nuovo modo di fare business.

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