Violenza domestica, la storia di Patrizia e Roberto (quarta parte)

CASA, DOLCE CASA

“Sentendomi come se non avessi altre alternative, decisi di chiamare mia madre. Decisi di andare a casa per una visita. Quando entrai in bagno a darmi una ripulita, ero terrorizzata. Il mio viso era gonfio e ferito, il mio collo, braccia e schiena erano ruvide e rosse con gran parte della mia pelle lacerata.

Poi chiamai la stazione dei carabinieri in cui mio marito era stato portato. Mi informarono che intorno a mezzogiorno del giorno successivo avrebbe visto un giudice. Quando ho ripreso la forza e il fiato, misi nella macchina alcuni giochi dei ragazzi e dei vestiti. Partimmo presto la mattina successiva per la casa dei miei.

Quando finalmente arrivammo, i miei genitori vennero ad aiutarmi insieme al parroco di famiglia. L’espressione sui volti dei miei genitori era di orrore. Mio padre voleva trovare Roberto e dargli una lezione per aver danneggiato la sua bambina. Ci calmammo, e mi sedetti con i miei genitori e il mio parroco e parlammo delle cose.

Il prete mi suggerì di scrivere quello che dovevo fare. E prima di andarsene tutti noi ci mettemmo in ginocchio e pregammo assieme. Tirai fuori le pagine gialle e demmo uno  sguardo agli uffici di assistenza legale, gruppi di donne e avvocati. Ho passato le quattro ore successive al telefono. Ovunque chiamassi volevano informazioni personali o sapere la storia prima ancora che potessero parlare con me. Poi mi è stato detto che nessuno sarebbe stato in grado di contattarmi  per qualche settimana perché era tutto prenotato. Poi cominciai a chiamare tutti gli avvocati privati ed era abbastanza una questione pratica.

Dopo cena quella sera Roberto chiamò e chiese di parlare con me.

“Non è qui” disse mio padre.

Roberto continuava a chiamarmi e quando mio padre ne ebbe abbastanza, esplose.

“Ascolta, se chiami qui di nuovo io chiamo la polizia. Stai lontano da me e dalla mia famiglia”.

Dopo che i bambini si addormentarono, i miei genitori e io riprendemmo il discorso e discutemmo di quello che volevo fare e di quello che era meglio per tutti gli interessati. Fu una benedizione che i miei genitori erano disposti a fare tutto ciò che potevano per aiutarmi, e per la prima volta non mi sentii sola.

Il giorno dopo, qualcuno da un ufficio della Chiesa mi richiamò. Mi furono fatte così tante domande, mi sono sentito confusa. Sembrava che ci fosse così tanto da fare di cui non ero a conoscenza, perché non ero mai stata in quella situazione prima. Quel pomeriggio, avevo preso appuntamento con un avvocato consigliato da una chiesa locale”.

 

La storia di Patrizia e Roberto (prima parte);

La storia di Patrizia e Roberto (seconda parte);

La storia di Patrizia e Roberto (terza parte);

La storia di Patrizia e Roberto (quinta parte);

La storia di Patrizia e Roberto (sesta parte);

 

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