Amore vuol dire sempre sofferenza?

Uno dei miti più presenti e certamente più deleteri che riguardano un rapporto affettivo è quello dell’equivalenza tra amore e sofferenza.

Possiamo trovare una testimonianza del rapporto tra amore e sofferenza in moltissime opere letterarie,  nelle poesie,  ma anche nella musica sia popolare che nell’opera lirica: siamo circondati da esempi che ci ricordano che l’amore significa soffrire per l’altro.

Ma è veramente così?

Amore e dolore emotivo devono a tutti i costi essere sulla stessa lunghezza d’onda?

In moltissimi modelli culturali vi è la rappresentazione secondo cui il vero amore si misura attraverso il dolore che provoca nell’amato:

chi ama tanto,  soffre tanto.

In tal modo accettiamo, implicitamente, che il vero amore sia in relazione alla vera sofferenza e se non si soffre abbastanza vuol dire, significa che non si ama veramente.

Innanzitutto bisogna liberarci, sgombrare il campo da queste false credenze:

amore non vuol dire sofferenza,  paura o dolore.

Ben poche persone sono in grado di poter vedere nella relazione d’amore una relazione paritaria di scambio e di reciprocità:

siamo stati abituati a pensare che certe cose spettino alle donne mentre altre agli uomini. Siamo persuasi che una donna sia sistematicamente diversa da un uomo, per modo di ragionare o sentire le emozioni, e di conseguenza questa differenza diviene lo scudo dietro il quale proteggerci per sostenere la tesi dei due mondi che non possono mai incontrarsi veramente.

La realtà è ben differente:

uomini e donne possono con-vivere ovvero vivere insieme solo a condizione di non attribuire ogni differenza a fattori biologici o genetici. I modelli culturali sono l’unico elemento a cui possiamo dar conto per capire veramente l’altro.

Quando si capisce questo si smette di attribuire questa o quell’altra tendenza ad un fattore immodificabile dell’altro. Molte ricerche cercano di dimostrare che il “cervello” della donna è diverso da quello dell’uomo. Ma la realtà è che quello che differenzia l’uomo dalla donna sono i riferimenti culturali che ci vengono trasmessi attraverso l’educazione che riceviamo ed attraverso i modelli che seguiamo.

Ed allora imparare a comprendere i propri riferimenti culturali e quelli del proprio partner è l’unico antidoto alla sofferenza in amore. Se capiamo questo, avremo accettato che tutti i conflitti che proviamo in amore non sono altro che scontri tra modi di pensare, tra riferimenti culturali diversi.

Riuscire a trovare sicurezza, reciprocità e scambio nella relazione d’amore non è certo un compito semplice:

per fare questo si necessita di una buona dose di coraggio e forza d’animo. Ma quello che ne ricaviamo è la possibilità di poter vivere una nuova equazione in amore:

ovvero quella particolare condizione per cui l’amore non significa più perdita, abbandono o sofferenza, ma gioia, arricchimento e sviluppo reciproco.

Non si vuole sostenere che il rapporto d’amore sia privo di elementi conflittuali o di difficoltà reciproche, assolutamente.

Stare in un rapporto d’amore molte volte vuol dire letteralmente “pestarsi i piedi”,  saper trovare i propri spazi rispettando quelli dell’altro; vuol dire anche saper accettare l’altro con i limiti e le risorse che lo contraddistinguono.

Questo nella speranza che anche l’altro sia disposto ad accettare i vostri, attraverso una reciproca indulgenza e competenza nel saper venire incontro alle esigenze di entrambi.

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