I desideri propri non possono essere imposti agli altri

Questo tipo di processo è molto diffuso specie in ambito genitoriale: l’imposizione del desiderio è sovente uno strumento tanto prediletto quanto fallace, a tal punto da doverci interrogare seriamente sui motivi che ne sorreggono l’esistenza.

L’imposizione dei desideri è in fin dei conti la prescrizione delle emozioni: abbiamo un classico esempio quando il genitore intima al figlio preadolescente di andare a chiudersi in camera sua fino a quando non sarà più gentile e meno arrabbiato. Ma è anche piuttosto noto nelle situazioni di verifica come ad esempio nei colloquio di lavoro (situazione piuttosto artificiale e niente affatto spontanea) dove l’esaminatore chiede all’esaminato di parlare liberamente di se stesso.

Si tratta ovviamente di una situazione in cui l’essere spontaneo è un’operazione paradossale piuttosto difficile da realizzare.

Alla base dei due esempi c’è la fantasia che la volontà possa determinare i propri stati emotivi: se uno vuole può essere allegro, nulla affatto arrabbiato, o timoroso del giudizio altrui.

Eppure sappiamo bene per esperienza personale, si spera, che prescrivere le emozioni, chiedere alle persone di provarne alcune invece che altre sia una operazione destinata miseramente a fallire.

Basti pensare alla richiesta dell’amante che non accetta la fine dell’amore dell’altro: ogni scongiuro, ogni richiesta di provare amore sarà un tentativo di prescrivere un desiderio, l’amore in questo caso, che non potrà essere accolto in nessun modo.

Non si ama a comando, così come non si può desiderare, o smettere di desiderare solo perché viene chiesto. Sembrano considerazioni piuttosto banali, eppure provate a pensare a tutte quelle situazioni in cui un genitore o un amico, o un partner pretende di essere trattato in un certo modo (e quindi che la persona provi certe emozioni) solo in base al proprio status di madre, di padre, di genitore, o di amico. Ma anche di quella madre che obbliga il figlio a fare i compiti e pretende che li faccia volentieri.. O dell’uomo che spinge la donna a continui rapporti sessuali ma si lamenta del fatto che la donna non ne provi piacere: sono esempi, ma molto diffusi, di controllo sull’altro.

Ed allora il paradosso è legato al fatto che niente può diventare piacevole quando questa cosa è obbligata. Il piacere è sempre sul versante opposto alla imposizione.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.