Cambiare l’altro è un’illusione

Un bisogno profondo o un’aspirazione può diventare un obiettivo da realizzarsi a tutti i costi?

Quanto questo modo di pensare può condizionare la nostra vita? Quanto le nostre scelte sono il frutto dei nostri desideri più intimi che, pur di realizzarsi, non tengono conto della realtà? Pensiamo a tutte le volte in cui abbiamo detto “ho sbagliato di nuovo”, riferendoci alla fine di una storia d’amore oppure alle volte in cui, di fronte all’ennesimo fallimento professionale, abbiamo dato la colpa al destino o agli altri.

Le esperienze che facciamo nel corso della nostra vita non svaniscono una volta vissute ma vanno a depositarsi dentro di noi e diventano una vera e propria “bussola” per orientarci nel mondo che ci circonda. Fin da piccoli iniziamo a farci un’idea di noi stessi, del mondo, a sviluppare le nostre potenzialità e capacità attraverso le azioni, forgiando così la nostra personalità.

Le prime relazioni che sperimentiamo sono quelle con le figure genitoriali e lasciano una profonda impronta su di noi; in qualche modo cerchiamo per tutta la vita dei punti di riferimento ed è proprio il timore di non trovarli che può condurci a scelte sbagliate dettate dall’illusione e dall’urgenza di voler ottenere a tutti i costi ciò che si desidera.

La ricerca, nell’età adulta, di un rapporto esclusivo come può essere quello con le figure di riferimento, realmente vissuto o semplicemente immaginato, può portare a molte illusioni costruite pensando ad un’idea di felicità che ci siamo costruiti durante il processo di crescita e non guardando davvero il presente e cosa stiamo vivendo in questo momento.

L’illusione prima o poi lascia il posto ad una realtà non sempre piacevole. Per esempio, potrà succedere di non sentirsi capiti: l’altro non risponde alle nostre richieste nel modo in cui ci aspettiamo. Oppure, di sentirsi trascurati: l’altro diventa con il tempo una persona “qualunque” perdendo la particolarità e il fascino che aveva all’inizio.

Le conseguenze di questa presa di posizione possono essere dannose: chiusura in noi stessi e verso l’altro, perdita di interesse e fine del rapporto.

Come risolvere questa situazione?

Innanzitutto, iniziando a considerare l’altro come una persona unica con pensieri, idee, giudizi propri e non come ciò che vorremmo che sia. I punti di riferimento che ci siamo costruiti nel tempo sono e continuano ad essere importanti e dobbiamo utilizzare il piacere di questo pensiero per costruire rapporti più attuali e maturi. Se iniziamo ad accettare l’altro per quello che è veramente, un essere umano con pregi e difetti, e smettiamo di volerlo cambiare a tutti i costi, anche noi ci rilassiamo di più diventando meno giudicanti e arrabbiati e la relazione è salva.

La psicoterapia in questo senso può esser molto utile perché consente di riesaminare i presupposti su cui basiamo la nostra vita fornendo delle prospettive più aderenti alla realtà e al nostro quotidiano, permettendo, quindi, una risposta più adeguata all’ambiente che ci circonda.

Cambiare l’altro ci illude di poter controllare tutto. Rivedere questa posizione ci rende non solo più forti e determinati ma anche più felici.

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