Aids nei bambini

Baby Aids

L’Aids è una delle malattie croniche più gravi tra bambini e adulti, oltre ad essere causa di una mortalità elevata (soprattutto nei paesi in via di sviluppo).

Secondo la stima effettuata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono più di un milione i bambini contagiati  dal virus HIV e la maggiorparte di questi è stato infettato dalla propria madre sieropositiva durante la gravidanza, durante il parto o con l’allattamento.

AIDS

I primi sintomi compaiono nel bambino tra il quinto e sesto mese di vita: è l’esame PCR che può diagnosticare l’infezione e la presenza del virus già dalla nascita (anche se l’attendibilità è maggiore dopo i 2 mesi di vita). Il quadro clinico nel bambino è differente rispetto a quello dell’adulto e può variare dall’essere totalmente asintomatico a una grave immunodepressione. Quest’ultima si presenta principalmente con delle ricorrenti infezioni, aumento dei linfonodi, progressiva diminuzione dei globuli bianchi (in particolare dei linfociti CD4).

Negli ultimi anni è notevolmente migliorata la sopravvivenza e la qualità della vita di questi bambini, grazie all’introduzione di nuovi farmaci antivirali e a una maggiore prevenzione delle infezioni, anche se vi è ancora una mortalità molto elevata.

Certamente la medicina convenzionale non può essere sostituita da quella non convenzionale (medicina dolce), ma questa può contribuire in modo significativo per migliorare la qualità della vita del paziente. L’Aids è una malattia troppo complessa e necessita comunque un consulto con un omeopata che sia in grado di prescrivere un rimedio utile a migliorare la risposta dell’organismo alla medicina classica.

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Per quanto riguarda i rimedi fitogemmoterapici si consiglia: Uncaria tomentosa tm, assunta per un lungo periodo migliora la funzionalità del sistema immunitario; Echinacea purpurea tm stimola il sistema immunitario.

Prevenire la trasmissione del virus

Farmaci antivirali possono ridurre durante la gravidanza la carica virale materna, in più far nascere il neonato con parto cesareo ed evitare l’allattamento al seno può ridurre l’esposizione al virus.

Tutti i bambini nati da mamme sieropositive presentano gli anticorpi specifici trasmessi durante la gravidanza;  anche se non vi è infezione, la sieropositività del bambino permane di regola fino ai 18 mesi di vita. Se permane anche oltre questo tempo, allora si può parlare di contagio a tutti gli effetti.

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